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giovedì 23 gennaio 2014

La storia del Primavera Sound. Blur padroni dell'edizione 2013


A spasso nella storia del Primavera Sound siamo infine giunti a parlare di cronaca con la tredicesima edizione conclusa solo 6 mesi fa' e confermatasi, difficile a credersi, successo mondiale di pubblico, organizzazione e chiaramente performance musicali, fulcro intorno al quale ruota un evento che più genericamente potremo definire sociologico. Il 2013 segna l'addio allo sponsor nazionale con l'avvento della Heineken a liberare l'organizzazione dal fastidioso marchio ad accompagnare la nomenclatura ufficiale del festival. La birra bionda con sede Amsterdam si accontenterà del main stage situato a sud del forum (insomma, i vecchi Llevant e Mini) ingrandito ulteriormente per aumentarne la capienza e rendere la crescita un fattore costante dell'evento. Il risultato, connubio di gestione esemplare, line-up impeccabile degna di quello che un po' autoreferenzialmente l'organizzazione definirà da #bestfestivalever (con tanto di hashtag), e status "cool" consolidato di cui possono fregiarsi i possessori di abono, sarà il tutto esaurito da 170.000 presenze con l'ultimo abbonamento staccato a 215 € molte settimane prima della giornata inaugurale. Tra le poche pecche la rinuncia allo splendido scenario della semi-arena dell'ATP (per motivi di sicurezza) ed il collocamento di questo troppo a lato dell'Heineken con sovrapposizione talvolta fastidiosa delle esibizioni.




Come nell'edizione 2012 anche quest'anno si inizia un giorno prima, il mercoledì, e a rendere ancora più viva l'atmosfera da Primavera Sound ci sarà ad ospitare l'opening dell'evento proprio il Forum fino a ieri centro pulsante solo durante il cuore del festival. Attraverso l'unico palco aperto, ovvero l'arena del Ray-ban, si parte con l'indie rock band inglese The Vaccines a ricoprire il ruolo da prima donna preceduti e seguiti dalle atmosfere soft dei Guards e quelle più danzereccie dei baschi Delorean. Il ritorno nel recinto del forum il giovedì sarà così meno emotivamente coinvolgente ma certamente non meno faticoso con spazi camminabili, seppur di poco, ancora più estesi. A ricoprire il ruolo degli head-liner i Phoenix attesissimi dopo il meraviglioso Wofgang Amadeus Phoenix, molto meno dopo il mediocre Bankrupt!. Live in ogni caso impeccabile con il meglio della produzione recente della rock band parigina, un po' come sarà con The Postal Service di ritorno a dieci anni dall'unico album Give Up che verrà riproposto per intero. Gli outsider in quello che sarà il giorno con l'offerta più vasta e qualitativamente appagante non mancano: le sonorità quasi orchestrali dei Grizzly Bear, quelle psichedeliche dei Tame Impala che giungono forti del fenomenale album Lonerism, il rock lo-fi dei Deerhunter dell'onnipresente Bradford Cox, i suoni eccentrici ma mai coinvolgenti in versione live degli Animal Collective o l'usato strasicuro dei Dinosaur Jr. Il primo giorno, con le pile ancora cariche, si può pensare di dare tutto anche sul dance-floor soprattutto in considerazione di un'offerta da fare invidia al Sonar con Fuck Buttons, Four Tet, Simian Mobile Disco ed il padrone di caso John Talabot a chiudere le danze. Il venerdì, invece ha un unico protagonista, i Blur. Prima band annunciata ed indubbiamente assoluta regina del festival per tutti coloro che, seppur giovani, hanno attraversato l'ondata brit-pop rimanendone indelebilmente segnati. Damon Albarn che ad invecchiare non ci pensa proprio ripropone una versione accorciata del Parklive proposto per il concerto Olimpico senza scontentare anima. Altro evento atteso, a seguire, il ritorno live del duo The Knife che proporrà uno spettacolo tra i più coinvolgenti dell'intera tre giorni accompagnato quasi esclusivamente dalle note del recente Shaking The Habitual più qualche chicca come One Hit e Silent Shout. Ad aprire la giornata, l'ardua scelta tra il classico, The Jesus and Mary Chain, il cool, James Blake, oppure, come nel nostro caso, l'out-sider, Daughter. Tra le perle il ritorno delle Breeders in versione Last Splash. Il sabato sarà sfortunatamente caratterizzato dai forfait di Sixto Rodriguez e Band of Horses a dimezzare gli headliner di giornata. Regolarmente in scena l'attesissimo ritorno dei My Bloody Valentine freschi del nuovo album m b v a ventanni dall'ultima pubblicazione che però dovranno dividere la scena con il duo elettronico Crystal Castles che calamiterà quasi tutta la nuova generazione stipando come mai visto prima un Ray-ban inaspettatamente inadeguato. Poca competizione (ma di qualità) invece per lo spettacolo di Nick Cave & The Bed Seeds in grado di sfornare ancora dischi di grande fattura come dimostrato dal recente Push the Sky Away. Un altro festival giunge così al termine accompagnato dall'ottima performance degli Hot Chip e chiuso dall'usuale dj set di Dj Coco.
La sala Apolo rimane la location per eventi indoor di apertura e chiusura formendo una line up ogni anno più coinvolgente. A spiccare quest'anno il ritorno dei Veronica Falls, Parquet Courts, Poolside, The Haxan Cloak, Deerhunter, Merchandise, più il secret-show, sorpresa di questa edizione, offerto da The Breeders. Ovviamente per i più tenaci confermata la riproposizione delle offerte cittadine con esibizioni tra i verdi giardini e le più caratteristiche stazioni della Metro.

Qui trovate il report della nostra partecipazione relativa ai giorni giovedi, venerdì o sabato.





(Edizione 2012)              

venerdì 17 gennaio 2014

La storia del Primavera Sound. The Cure a catalizzare l'edizione 2012


Cosa deve fare una festival venerato come il Primavera Sound per consolidare la sua posizione nella top eventi dell'anno e continuare la fase di crescita se ancora possibile? Nulla, perchè ormai il passaparola è infermabile ed il cartellone è  sufficiente per convincere anche i più reticenti. Nel 2012 qualcuno potrebbe lamentare una line-up meno esplosiva menomata ulteriormente dal tardivo forfait di una figura chiave quale Bjork, ciononostante le presenze nel solo Forum tra il 31 maggio ed il 2 giugno saranno ben 147.000 (ancora +20% rispetto al 2011) con 255 artisti a calcare gli 8 palchi del recinto fronte mare che porterà alla solita infinita offerta e a diversi chilometri da mettere in conto quanto a spostamenti attraverso un'area totale di 73000 metri quadrati. Massiccia la presenza di testate giornalistiche accreditate che toccherà quota 1450 (900 nazionali e 550 straniere). A dispetto di questi dati, inaccontentabili e mai paghi della loro macchina oleata Gabi Ruiz, Alberto Guijarro e compagnia bella esportano il prodotto anche nella vicina Porto inaugurando quella che sarà una copia del festival catalano in dimensione leggermente ridotta ad una settimana di distanza, prima mossa di un processo di esportazione del Primavera Sound che negli anni vorrebbe estendersi in diverse città d'Europa.




Consolidati gli eventi di apertura (mercoledì) e chiusura (domenica) del Primavera Sound come giorni di festival a pieno titolo ecco il più esteso spazio dell'Arc de Triomf, rispetto al più intimo Poble Espanyol, ospitare eventi imperdibili e per di più gratuiti in periodo di ristrettezze, tali da anticipare di un giorno l'avvento di buona parte dei festivaleros provenienti da tutta Europa, con relativi introiti extra ad ingrassare le casse di una Barcelona menomata dalla crisi (in totale si parla di 7 milioni di euro spesi per un ritorno totale di 65... Meno male che nel nostro paese sono saggi ed evitano questi folli investimenti...). Mercoledì dunque pronti-via ed ecco un tris di tutto rispetto con The Wedding Present, il ritorno dei The Walkmen (a sostituire St. Etienne richiamati al Forum causa il forfait di Bjork) ed un'altra band storica come Black Lips a chiudere la serata. Il giovedì quindi con i muscoli già caldi ed una volta espletata la classica routine di acquisizione pulsera ci si può gettare in pasto ai famelici palchi del Forum che dalla stagione passata hanno subito poche variazioni. A far la parte degli head-liner ci sarebbero i sempre ottimi Franz Ferdinand al cui live non si può davvero eccepire nulla. Ciononostante l'eterogeneità degli spettacoli unita all'usuale alto profilo degli invitati imporrà molte scelte sofferte ed una ripartizione incredibilmente regolare degli spazi. E così il giovedì per taluni sarà il giorno dei Wilco ( anche se in molti, di casa, li hanno già visti a ripetizione), o dei The XX tornati dopo due anni (alla vigilia di Coexist) già nelle vesti di Big. Stesso discorso in linea di massima per Beirut presenti con ben altro seguito dopo il successo di The Rip Tide in un tardo pomeriggio contraddistinto da corse da un lato all'altro del recinto per incastrare The Afghan Wighs, gli storici a modo loro Mazzy Star e Mudhoney, od il rock struggente dei Death Cab For Cutie non ancora (e probabilmente mai) amati come in patria. Chiusura di serata a scelta tra la minimal di The Field, l'elettronica-house di John Talabot fresco del meraviglioso esordio con fIN, od il rock virulento dei Japandroids (pronti a lanciare a giorni Celebration Rock). E per chi ha ancora energia il festoso live di Erol Alkan. Il venerdì invece avrà un unico protagonista che sarà Robert Smith de The Cure ancor più che i The Cure di Robert Smith. Il suo timbro vibrante ed immutato a distanza di 25 anni scalderà i cuori di quasi 50000 persone per più di tre ore (invero troppo anche per il più accanito dei fan, almeno durante un festival). Per il ruolo da comprimario ovviamente diverse scelte: voci storiche come The Chameleons, Rufus Wainwright o i Melvis, voci fresche come il surf rock dei Girls, lo sperimentale dei I Break Horses o lo shoegaze delle Lower Dens oppure per gli amanti del genere voci fragorose, picchianti ed oscure con Liturgy, Napalm Death o Trash Talk. Chiusura di serata senza picchi ma con ottime alternative tra M83 che arrivano con l'acclamato Hurry Up, We're Dreaming, The Drums e SBTRKT, giusto per decongestionare la maratona The Cure. Il sabato dell'edizione 2012 rappresenta personalmente l'emblema del Festival catalano con una giornata campale contraddistinta dall'assenza di un vero headline ma con una schiera di "seconde scelte" da stropicciarsi occhi ed orecchie. Ad averla vinta nel nostro caso le suggestive ambientazioni di Sandro Perri, il rock sbarazzino dei Veronica Falls, una degustazione di Kings of Convenience ed Atlas Sound giusto per gradire, il sempre meraviglioso dream-pop dei Beach House, la fantastica performance dei Chromatics (miglior evento e con Kill for Love miglior album della stagione), il ritorno versione prime-donne dei Wild Beasts, ovviamente l'evento bomba della serata con il live dei Justice, chiudendo con il synth-pop danzereccio dei Neon Indian, il live del dj madrileno Pional ed infine altro live con Scuba a chiudere la saracinesca dell'evento. Tutto ciò consapevoli di aver rinunciato a Real Estate, Forest Swords, St. Etienne, The Weeknd e chissà quanti altri. Poco importa, sarà per la prossima volta...
Tutto ciò che era bello la stagione passata lo sarà pure in questa edizione quindi concerti al parco confermati, concerti alla metro confermati, ed Apolo a pieno regime per feste di aperture e chiusura con Chairlift, Beach Fossils e ancora Black Lips. Se proprio vogliamo trovare una nota negativa ecco nell'evento conclusivo il diluvio universale ad aprire il concerto di Yann Tiersen ed il fuggi fuggi generale come ultima istantanea del festival ad imprimersi nella nostra mente...





(Edizione 2011)               (Edizione 2013)          

venerdì 10 gennaio 2014

La storia del Primavera Sound. Nel 2011 pioggia di stelle con Pulp, Interpol, PJ Harvey, Sufjan Stevens e The National


Ormai festival super consolidato il Primavera Sound prosegue nella sua parabola ascendente facendo fronte al sold-out dell'edizione passata con l'acquisizione di altro terreno nella zona a sud del recinto del Forum (direzione Bcn centro) dove nascerà un nuovo palco a condividere il ruolo di Main stage con il confermato San Miguel. Pur con qualche mugugno per l'inevitabile aumento degli spazi da percorrere e soprattutto per il fiasco del sistema tessere per le consumazioni che collasserà fin dal primo giorno, il San Miguel Primavera Sound 2011 (25-29 maggio) si rivelerà ancora un successo con 140.000 presenze totali (di cui 123.300 all'interno del Forum). Dei 1400 accrediti stampa ben 500 risulteranno legati a testate internazionali. Con l'aumento dei palchi si registra conseguentemente anche l'aumento degli artisti presenti che toccherà le 226 presenze contando anche le confermatissime performance tra parchi urbani, stazioni metro e locali improvvisati a vetrina del festival. I pochi biglietti rimasti disponibili erano acquistabili nelle biglietterie del Forum a 190€ per l'abono e 80€ per la singola giornata.




In un'edizione basata sulla conferma del trend positivo acquisiscono maggiore importanza anche gli eventi collaterali cosicché il mercoledì e la domenica si trasformano da intima festa di apertura e chiusura e quasi effettivi giorni di festival con un solo palco ma anche una line-up di livello internazionale. La cornice della strapiena Plaza Mayor del suggestivo Poble Espanyol ospita così prima lo storico post-punk di Echo and Bunnymen seguito dal fenomenale ritorno di Caribou (fresco di Swim) in versione dancefloor, poi, il giorno dei saluti il rock psichedelico dei Mercury Rev. Nonostante un inizio scoppiettante quando si parla di Primavera Sound ormai si parla di Parc del Forum, caldo (con la manica corta a farla da padrona) ed accogliente. Vecchie icone mai sbiadite e nuove realtà in via di conferma o semplicemente autori di esordi bomba si alternano e innescano crescenti dubbi in programmi destinati ad essere ridimensionati o rivoluzionati. Il giovedì, se vogliamo sintetizzare sarà il giorno sì del delirio bar ma anche degli scenografici spettacoli di luci e colori offerti da Of Montreal prima e Flaming Lips in tardissima serata nel main stage San Miguel ma anche dall'atroce scelta tra i redivivi Interpol e Caribou (a vantaggi dei secondi nel nostro caso). Nick Cave in versione Grinderman sprigionerà tutte le sue energie per dimostrare quella vitalità da palco che qualcuno potrebbe mettere in dubbio. Lo stage Pitchfork come al solito vedrà esibirsi artisti degni del suo nome: solo per citarne alcuni ecco Glasser, The Walkmen, Gold Panda, Baths ed il catalano J.Talabot prima della consacrazione; il venerdì sarà il turno degli esordi bomba di James Blake e Twin Shadow con a chiudere il Burial set di Kode9. Il sabato per non essere da meno tUnE-yArDs, Gang Gand Dance ed Odd Future. Insomma il classico che incontra tutti i colori della sperimentazione. In tema di reunion come omettere il ritorno di P.I.L. e Suicide in grado di offrire, con tutti i limiti del caso, esattamente ciò che era lecito attendersi. Va a chiudersi nella più degna delle maniere il primo giorno con il coinvolgentissimo mash-up del fenomeno Girl Talk. Il venerdì per taluni sarà giorno di lutto con l'estrazione che premierà solo una parte dei candidati all'evento Sufjan Stevens nell'Auditori, in quella che si rivelerà una festa folk-elettro tutta americana a presentazione dell'album The Age of Adz. Sufjan rincuorerà molti degli sfortunati materializzandosi al concerto senza sbavature dei The National in cui Matt Berninger si confermerà ottimo bevitore. Ma il venerdì sarà soprattutto il giorno di Belle & Sebastian e, evento dell'interno festival, Pulp. Impossibile trovare anima viva in giro per il Forum mentre la band di Sheffild snocciolava tutto il repertorio. Ormai di casa Deerhunter, Shellac e Low ad offrire alternative negli orari buca con Battles (privi di Tyondai Braxton) e Simian Mobile Disco a spartirsi la chiusura del secondo giorno. Vero protagonista del giorno conclusivo, un po' a sorpresa, è stata la finale tra Barça e Manchester Udt (vinta dai catalani con immaginabile festa anche se numerosa era la presenza di tifosi avversari, ovviamente all'insegna del totale ed usuale fair-play) che ha portato ad anticipare la splendida e divertente performance dei Fleet Foxes, che presentavano l'incredibile omonimo esordio, e ritardare un'infastidita PJ Harvey (comunque impeccabile) splendida ma insolitamente diva. I Mogwai dimostreranno a seguire un'incredibile talento da palcoscenico esaltando anche i più dubbioso. Al contrario i mai troppo convincenti Animal Collective inizieranno i festeggiamenti di fine anno con il loro sound tribale new-generation lasciando l'ultimo giro di ballo a due icone da consolle come Dj Shadow e Kode9. Impossibile sfuggire agli abituali rimpianti che fanno parte del mestiere di festivalero e che vengono assorbiti ed accettati come parte del gioco e con un "ci sarà un'altra occasione, magari tra un paio d'anni..."




(Edizione 2010)         

venerdì 3 gennaio 2014

La storia del Primavera Sound. In 100.000 nel 2010 per Pixies, Pavement e Pet Shop Boys


Giunto alla sua decima edizione il Primavera Sound festeggia come meglio non potrebbe sfondando quota 100.000 presenze contando il solo recinto del Parc del Forum al quale andrebbero aggiunte almeno 6000 unità ad assistere ad i numerosi eventi collaterali dislocati nel capoluogo catalano, registrando così un incremento del 25% rispetto all'edizione precedente. Mantenendo il suo carattere immutato il Forum vedrà, tra il 27 ed il 29 maggio, calpestati i suoi 6 palchi (più l'Auditori) da ben 193 gruppi. Abbattuta quota 1000 quanto a presenze di testate giornalistiche con 728 nazionali e 365 straniere. Nell'anno dei record il giovedì conterà 31.200 ingressi mentre per le giornate di venerdì e sabato si registrerà il sold-out con 35.000 festivaleros festanti ad esaurire i biglietti delle due giornate finali. Ingressi disponibili fino a pochi giorni dall'evento a 180€ per l'abono (3 giorni) e 75€ per le singole giornate.




Il format autoprodotto è ormai un caposaldo dell'intero evento con il grande nome giornaliero ad invitare l'agglomerato umano proveniente dai diversi palchi dislocati nel recinto del forum dinnanzi allo stage principale che quest'anno cambia padrone con la cerveza San Miguel ad aggiudicarsi l'ambita vetrina, e a far felici la mie papille gustative. Intorno al Concerto dell'una (di notte, sia chiaro), ecco la nutritissima scelta di gruppi più o meno emergenti che a dispetto dei proclami faranno come sempre tutta la differenza del mondo. La mappa del recinto rimane pressochè immutata con qualche lieve cambiamento negli sponsor. Ray-Ban si conquisterà l'ambitissima arena e Rockdelux ripiegherà, si fa per dire, sullo splendido Auditori. Pronti, via e giovedì è già giornata di dolorose scelte con l'attesissimo algido esordio omonimo de The XX nella degna cornice dell'arena ad incastrarsi tra le sonorità eighties e nineties distillate sapientemente prima da The Fall e poi dai Superchunk. L'escenario Pitchfork  si conferma meta di grandi gioie middle-profile con selezione brillante e raffinata per tutti i palati: si inaugura con il surf rock degli, appunto, Surfer Blood, il rock aggressivo dei Titus Andronicus, le sfumature vocali tra il rock ed il dream dei fenomenali Wild Beasts per finire con il rumoroso esordio degli Sleigh Bells. Tra venerdì e sabato a calcare il palco della celebra rivista americana tutte le cromie dell'arcobaleno musicale: Best Coast, Cold Cave, Major Lazer, Japandroids, The Antlers e The Field (tra gli altri). Ma eccoci agli attesi Pavement nella più classica e riuscita compilation di successi, ovviamente capitanati dalla celebre Cut Your Hair. Dal passato al futuro il giovedì si chiude con i Fuck Buttons e la premiata ditta Mode(selektor+appa)rat. Si sale leggermente di tono e di pubblico il venerdì con il ritorno dei Pixies a catalizzare la serata. Tutti sotto il palco per rivedere il gruppo bostoniano così come lo si vede da 6 anni, ovvero impeccabile. Solito repertorio e chiusura scontata (ma poteva essere diversamente?) con Where Is My Mind? Allo stage San Miguel si fa sempre un salto indietro nella storia ma in questo caso neanche tanto con The New Pornographers, Spoon ed i sempre amati Wilco visti però solo in parte dal momento che staccarsi della performance dei Beach House autori del meraviglioso album Teen Dream risultava davvero impossibile. A fare esplodere l'anfiteatro Ray-Ban, più che le sorelline CocoRosie ci pensa per una volta il "Made in Italy" con Bloody Beetroots in versione Death Crew 77 con tanto di batteria al seguito a dare lezioni di dance-punk. E sabato si chiude, come sempre, ma degnamente. L'evento si chiama Pet Shop Boys, con tanto di spettacolo visual e una caterva di singoli snocciolati uno via l'altro. La teatrale performance di Florence & The Machine aveva già predisposto più che bene il pubblico che poteva comodamente ingannare l'attesa tra i fenomeni del momento The Drums, i Grizzly Bear, Dum Dum Girls, Polvo... A chiudere forse in maniera un po' scialba i redivivi (ma non troppo) The Orbital. Fuori dal recinto la Primavera restava immutata. Apertura e chiusura all'Apolo con Los Campesinos! e Black Lips e nel pomeriggio si bivacca al Parc Mirò per godere dell'aria di Barcelona e qualche concerto per scaldare le orecchie con Dum Dum Girls, Real Estate o Thee Oh Sees, ovviamente con una San Miguel in mano, mentre per il popolo "underground" ecco i soliti prodotti locali tener vivo il caratteristico evento Primavera Sound Baixa al Metro...




(Edizione 2009)            (Edizione 2011)      

giovedì 19 dicembre 2013

La storia del Primavera Sound. Il 2009 è l'anno di Neil Young, My Bloody Valentine e Michael Nyman


Dopo il leggero calo quanto a presenze il Primavera Sound raccoglie nel 2009 i frutti di una semina intelligente ed accorta, perseverante nel tentativo di unire nomi legati alla storia della musica, senza mai cadere nella facile tentazione mainstream, alla cascata di nomi nuovi eterogenei per provenienza e genere, regalando anche il giusto spazio alle realtà spagnole e catalane (da quelle parti la distinzione è d'obbligo). Ad assistere ai 171 concerti alla fine si conteranno 76080 presenze all'interno del Forum al quale bisognerà aggiungerne almeno 4500 considerando i sempre più numerosi eventi collaterali che terranno in scacco Barcelona fin dal 23 maggio ma la cui parte centrale si svolgerà tra giovedì 28 e sabato 30 maggio. Se sostanziale è l'incremento del pubblico le percentuali segnano la netta vittoria della stampa estera che registra un aumento dell'80% (con 307 testate accreditate contro le 170 del 2008) a dispetto di quella nazionale pressochè stabile.




Giunti a questo punto diventa difficile fare una cronostoria degli eventi che ormai non sono più i protagonisti per eccellenza. A farla da padrona ora sono le sensazioni, le persone, i costumi, i trend, i fotogrammi che rimarranno impressi a seconda dei mood soggettivi. La colonna sonora ciononostante continuerà a mantenere alto il livello dando vita ad i soliti 5 palchi outdoor più il magnifico spazio dell'Auditori. Estrella Damm vanterà l'onore (per l'ultima volta) di servire birra sulla cui qualità non ci siamo mai sbilanciati, nonchè le performance più attese dal palcoscenico omonimo. Tra questi a spiccare, il giorno di apertura, sarà certamente il ritorno live dei My Bloody Valentine di Kevin Shields freschi di un nuovo EP con Edun ma sulla lunga distanza ancora fermi a Loveless del 1991. A seguire, ritorno sempre gradito quello dei Yo La Tengo che sotto mentite spoglie avevano pubblicato Fuckbook. Un giovedì, o meglio, un festival, all'insegna del rumore sì, ma fatto come si deve. Con qualche anno in meno sulle spalle ma con ugual seguito al Rockdelux (sì, sempre lo splendido anfiteatro oggi noto come Rayban) si esibiranno a ruota i Phoenix autori del meraviglioso e freschissimo Wolfgang Amadeus Phoenix, in vendita da appena inizio settimana, ed un altro irlandese (dopo i MBV) ovvero Richard David James, lo sregolato producer noto come Aphex Twin. Il venerdì sarà il giorno di Jarvis Cocker, leader dei Pulp che presenterà la sua seconda opera come solista, Further Complications, seguito da una delle band più in del momento come i Bloc Party meritevoli del main stage (che certo non rivedranno mai più). Non da meno il cartellone dell'arena che offre in fila Spiritualized, gli storici rockettari Throwing Muses e per finire, vista l'ora, il pop danzereccio dei St. Etienne. Il sabato come costume registra il record di affluenza con 30000 persone che difficilmente avrebbero perso il canto del cigno dei Sonic Youth con il loro ultimo (in tutti i sensi) album, The Eternal. I SY dovranno però dividere la scena con un altro mostro sacro come il canadese Neil Young di ritorno a Barcelona dopo ben 22 anni nonostante l'instancabile attività che proprio l'aprile dello stesso anno l'aveva visto pubblicare Fork in the Road. Un particolare encomio allo spazio dell'Audidori, risaltato da più parti e scenario delle performance di Michael Nyman, My Bloody Valentine, Damien Jurado e The New Year, tra gli altri. Tutte confermate ed ampliate le attività collaterali, dalla collaborazione con ATP, ad i concerti nei parchi e nelle stazioni della metro, fino alle immancabili feste di apertura e chiusura dell'evento. Dal momento che, unico anno, il cartellone ufficiale non presenta la totalità dei nomi, ecco cosa (probabilmente) vi siete persi: A-Trak, A Certain Ratio, Agent Ribbons, Alela Diane, Alondra Bentley, Andrew Bird, Andy Votel DJ, Angelo Spencer, Aphex Twin, Ariel Pink, Art Brut, The Bad Plus, Bat For Lashes, The Bats, Bélmez, La Bien Querida, Black Lips, Bloc Party, Bowerbirds, Brian Hunt, The Bug, Carsick Cars, Centella, Crystal Antlers, Crystal Stilts, Cuzo, Chad VanGaalen, Chris “The Judge” Arthur DJ, Dälek, Damien Jurado, Dan Deacon Ensemble, Daniel Devine, Dead Meadow, Deerhunter, The Disciplines, DJ /rupture, DJ Mehdi, The Drones, Duchess Says, Ebony Bones, El-P, Elvira, Extra Life, Extraperlo, Fucked Up, Gang Gang Dance, Ghostface Killah, Girls, Gudar, Half Foot Outside, Herman Dune, Hola a Todo el Mundo, The Horrors, The Intelligence, Jarvis Cocker, Jason Lytle from Grandaddy, Jay Reatard, The Jayhawks, Jeremy Jay, Jesu, The Jesus Lizard, Joe Henry, John Maus, Karl Blau, Kimya Dawson, King Automatic, Kitty Daisy & Lewis, Klaus & Kinski, La Bien Querida, Lemonade, Liars, Lightning Bolt, The Mae Shi, Magik Markers, Magnolia Electric Co., Mahjongg, Maika Makovski, Marnie Stern, Meneo, Merienda Cena, Michael Mayer, Michael Nyman, Mujeres, Muletrain, My Bloody Valentine, Neil Young, The New Year, Oneida, Oniric, The Pains Of Being Pure At Heart, P.A.L, Phoenix, Plants & Animals, QA’A, Reigning Sound, The Rights Ons, , Saint Etienne, The Secret Society, Sedaiós, Shearwater, Shellac, Simian Mobile Disco, Skatebård, Sleepy Sun, The Soft Pack, Sonic Youth, Spectrum, Spiritualized, Squarepusher, Sunn O))) performing "The Grimmerobe Demos", Tachenko, The Tallest Man On Earth, Throwing Muses, Tim Burgess DJ, Tokio Sex Destruction featuring Gregg Foreman (The Delta 72/ Cat Power), Uffie, The Vaselines, Vivian Girls, Wavves, Women, Wooden Shjips, Yo La Tengo, Zombie Zombie e Zu.




(Edizione2008)                 (Edizione 2010)       

mercoledì 4 dicembre 2013

La storia del Primavera Sound. Nel 2007 Wilco, Patty Smith ed il ritorno degli Smashing Pumpkins


Con l'edizione del 2007 il Primavera Sound sfonda le 60000 presenza (per l'esattezza 61782) tra la giornata del 31 maggio ed il 2 giugno registrando un incremento del 20% rispetto all'edizione precedente con un terzo del pubblico straniero, chiaro specchio di un fenomeno ormai giunto alla consacrazione anche internazionale. I numeri che seguono sono in linea con il trend con 152 artisti a calcare gli ampi spazi del Forum ed i media nazionali che toccano quota 600 (+100) e stranieri le 120 unità (anche qui +20%). Novità più rilevante l'ingresso di All Tomorrow's Parties come partner con la direzione chiamata a curare e selezionare personalmente la line-up del proprio palco.





E parlando di novità ecco con la settima edizione l'invito per alcune band eccellenti a presentare uno dei loro dischi cardine. Sarà così che i Melvins faranno rivivere le emozioni di Houdini (datate 1993), gli ormai habitué Sonic Youth il calore di Daydream Nation (1988), gli Slint il furore di Spiderland (1991), i più freschi Comets on Fire l'ardore di Blue Cathedral (2004) e i Dirty Three le atmosfere sommesse di Ocean Songs (1998). L'offerta è così ampia che per la prima volta i sei palchi del festival funzionano a pieno regime fin dal giovedì (se non consideriamo i problemi tecnici che mai come in questa edizione hanno condizionato diverse esibizioni tra cui Architecture in Helsinki, Battles, Built To Spill ed in parte minore anche Smashing Pumpkins  e The Bad & The Queen). Ciò che rimane immutato è il main sponsor con la cerveza Estrella Damm a scorrere a fiumi (immagine quanto mai azzeccata...) e a catalizzare le insegne. L'offerta è quindi già dal primo giorno impegnativa anche se come sempre saranno i palcoscenici Estrella Damm e l'anfiteatro Rockdelux a catalizzare i concerti più evocativi. Senza sminuire l'importanza dei già citati Melvins, Comets on Fire, Dirty Three e Slint, oltre ad i sempre graditi White Stripes l'evento più atteso risulta certamente il ritorno dopo lunghe stagioni di silenzio ed immobilismo degli Smashing Pumpkins della cui formazione iniziale restano solo Billy Corgan e Jimmy Chamberlain. Quanto basta per esaltare la folla inneggiante tra qualche brano del recente Zeitgeist e gli immancabili cavalli di battaglia. Per gli amanti delle piste da ballo ecco il primo gettone per Justice, che a giorni lanceranno † (Cross) ed il folle Girl Talk a scaldare lo stage Cd Drome by Vueling più propenso a ritmi battenti di natura elettronica. Anche venerdì imbarazzo della scelta con da una parte gli immancabili capi saldi come gli impeccabili Low (che presenteranno Drums and Guns), i Maximo Park (presenti anche in versione unplugged), i Blonde Redhead, gli andalusi Los Planetas ed gli attesissimi Modest Mouse di Johnny Marr, che si esibiranno nel (troppo) limitato scenario ATP, e volti nuovi pronti a lasciare il segno o desiderosi di confermare ottime premesse. Questo è il caso dei Band of Horses a "cavallo" tra Everything All The Time e Cease To Begin, degli Hot Chip con i loro ritmi contagiosi, concludendo con il folk balcanico dei Beirut freschi autori dell'album di debutto Gulag Orkestar capace anche in versione live di riscuotere unanime consenso. A dispetto della proposta già offerta il sabato è la giornata più intensa con il main stage ad ospitare l'icona Patti Smith per l'occasione in vena di cover, i già citati Sonic Youth e l'atteso e seguitissimo folk dei Wilco. Anche in questo caso le scelte alternative rimangono di primissima qualità con l'ATP a prestare la scena all'elettronica intimista dei Mùm, all'innovativo folk dei Grizzly Bear ed al movimentato rock dei veterani Apples in the Stereo mentre il Rockdelux ospita due eventi di grande richiamo con gli Architecture in Helsinki che il mese successivo lanceranno Places Like This e le sonorità sperimentali dei Battles usciti in settimana con quel Mirrored contenente la fenomenale Atlas. Gli amanti dell'elettronica più danzereccia riverseranno la loro attenzione sullo stage Vice che vedrà esibirsi tra gli altri la vecchia conoscenza Erol Alkan e Nathan Fake. L'Auditori aperto solo gli ultimi due giorni continuerà ad offrire riparo dall'incessante fresca brezza marina ed esibizioni di qualità nel suo cofanetto dall'acustica impeccabile (Matt Elliott, Spiritualized...). Nel 2007 nascono alcune delle iniziative che troveranno conferma negli anni a seguire come lo spazio Minimusica con concerti dedicati al pubblico infantile od il Salon My S-pace (futuro Ray-Ban unplugged) con sessioni acustiche di gruppi presenti nel cartellone (Maximo Park, Grizzly Bear...). Confermata l'esperienza di brevi live in alcune fermate della metropolitana ed ovviamente gli eventi di apertura e chiusura presso la storica Sala Apolo che vedrà esibirsi Of Montreal, Erol Alkan, The Orchids ed artisti locali presenti più che mai (giustamente) in questa edizione del festival catalano. Immancabili anche le rinunce tra cui spicca senz'altro quella dei Klaxons sostituiti dai Battles. Per la cronaca l'abbonamento tre giorni risultava ancora in vendita a 130€ mentre il biglietto giornaliero si assestava a 70€.





(edizione 2006)                

mercoledì 27 novembre 2013

La storia del Primavera Sound 2006. Lou Reed, Flaming Lips e l'era Shellac.


Il 2006 è l'anno del definitivo assestamento del Primavera Sound nel recinto del Forum con alcuni cambiamenti nella disposizione dei palcoscenici e degli spazi più in generale. Più marcato è il miglioramento delle infrastrutture (accessi, area catering), dell'impianto audio e nell'organizzazione degli spettacoli nell'Auditori. Prosegue la crescita nazionale ed internazionale dell'evento. L'organizzazione conterà 48.563 presenze più 565 testate giornalistiche di cui circa 90 straniere. Ma come sempre l'attenzione verrà rivolta primariamente alla line-up che si esibirà i giorni 1-2-3 giugno e che raggiungerà i 130 artisti coinvolti. Forniamo per la prima volta anche il dato sul numero di persone facenti parte dello staff che sarà di 475 unità (+50% dal 2003) certamente indicativo per comprendere la portata dell'evento.






Ancora formula invariata con il giovedì che funge da inaugurazione con i soli palchi Rockdelux Vueling e il più limitato Danzka Cd Drome attivi e la cerveza Estrella Damm ad offrire la sua birra e a fungere da main sponsor. E come la passata edizione ancora inizio col botto con il fresco trio pop Drones, il redivivo Pete Doherty in formato Babyshambles (ma con tracce The Libertines al seguito) e soprattutto un paio di icone agli antipodi come Motorhead, per stupire il pubblici indie più radicale, e gli amati Yo La Tengo autori di un'esibizione impeccabile e coinvolgente e pronti a sfornare I Am Not Afraid of You and I Will Beat Your Ass. Per gli amanti della dance ci sarà sicuramente ancora spazio per i 2 Many Djs a concludere la serata. Il venerdì si torna a pieno regime con lo stage Estrella Damm (dei 6 presenti) che, forte di una capienza di 12000 posti, torna a fare la voce grossa ed accoglie i Yeah Yeah Yeahs dell'affascinante Karen O che presenteranno con esuberanza il secondo album Show Your Bones. Non meno graffiante la ex Belle and Sebastian Isobel Campbell ma ovviamente tutte le orecchie sono puntate su i mostri sacri Dinosaur Jr che si presentano in ottima forma sotto la guida dei due leader carismatici J. Mascis e Lou Barlow e ancor di più sulla spettacolare performance visiva e musicale dei Flaming Lips. Una festa in piena regola. A chiudere il venerdì Panda Bear ed i suoi Animal Collective che forniranno come nelle edizioni a venire un live non all'altezza dei loro album. Il 2006 sarà anche l'esordio omonimo degli Akron/Family che debutteranno dinnanzi allo stage Danzka Cd Drome (dedicato agli outsider rock pop elettronici) suscitando un'ottima impressione. Gli Shellac di Steve Albini invece, con il loro apprezzato concerto nell'auditorium, inaugurano la lunga sequenza di presenze al Primavera Sound che ad oggi non si può dire ancora esaurita. Il meglio come al solito deve ancora arrivare con il ritorno dei Big Star di Alex Chilton che offrono una degna compilation un po' impolverata ma sempre potente e di grande effetto del loro repertorio musicale oltre al recente In Space. L'evento clou della giornata conclusiva è però l'esibizione di Lou Reed che regala ai nostalgici anche qualche pezzo dei Velvet Underground ed una performance sempre all'altezza del suo nome. A corollario l'inappuntabile post-rock dei Mogwai (freschi di Mr. Beast), i Violent Femmes in quello che appare un degno canto del cigno come in maniera analoga ma nello splendido scenario del Rockdelux (oggi noto come Ray-Ban) faranno i londinesi Stereolab sotto forma di classe e repertorio. A chiudere l'evento danzante con la sorpresa Apparat ad accompagnare Ellen Allien live dopo la pubblicazione a 4 mani di Orchestra of Bubbles dello stesso anno.
Come tutti i grandi eventi immancabile la festa di chiusura domenicale all'Apolo dove nelle due sale si esibiranno Centro-Matic, French Toast, John Roderick, M.A.N.D.Y. e Xiu Xiu oltre a qualche resident djs come il noto dj Coco.
Tra le sorprese più rilevanti certamente l'accordo tra TMB e Primavera Sound che porterà il martedì 26 maggio alcune band perlopiù locali esibirsi all'interno delle fermate della Metro. 
Tra le pecche il classico forfait dell'ultim'ora con i Television Personalities assenti ingiustificati all'evento catalano.

(Edizione 2005)                




giovedì 21 novembre 2013

La storia del Primavera Sound. Col 2005 inizia l'era del Forum


Se c'è ancora un Primavera Sound nel 2005 è perchè Gabi Ruiz, Alberto Guijarro e compagnia bella hanno gettato il cuore oltre l'ostacolo posto dall'ayuntamiento di Barcellona che obbligava la franchigia ad emigrare verso lo spazio del Forum costruito in occasione del Fórum Universal de las Culturas del 2004 e privo in gran parte di ogni servizio, abbandonando così il collaudato spazio del Poble Espanyol per motivi di natura tecnica. La storia ci insegna ora che il trasloco fu una vera fortuna per il festival ma ai tempi la kermesse rimase a lungo in dubbio finchè sciolte le incertezze e fatti i dovuti calcoli l'organizzazione fissò l'evento per i giorni 26, 27 e 28 maggio. I numeri parlano di un'ulteriore crescita con un'ottantina di gruppi a far felici le circa 44000 presenze sui tre giorni con il picco di 20000 toccato per la giornata del venerdì.




Come per l'anno precedente anche il 2005 si apre con un giovedì a mezzo servizio con due soli palchi attivi. Nonostante questo più qualche problema tecnico ed acustico il primo giorno risulta un successo in considerazione dei nomi che calcheranno il Rockdelux Por Lois, lo stage principale. Dopo l'artista di casa Xavier Barò ad aprire i battenti ecco che la serata prende una piega decisamente art-rock con Art Brut, Maxïmo Park e infine gli Arcade Fire che presentano degnamente l'osannato capolavoro Funeral. A seguire Los Planetas, gruppo locale dal grande seguito ed il francese Vitalic a far danzare la platea. Il venerdì si torna a pieno regime con tutti i sette scenari a disposizione. Il palcoscenico Nitsa/Apolo torna a ricoprire il ruolo principale e non stupisce che molti vi mettano le tende. Apre Broken Social Scene, seguito dal ritorno dell'icona ancora ruggente Iggy Pop accompagnato da The Stooges. I New Order freschi di Waiting for the Sirens' Call, tra alti e bassi regalano un greatist hits degno ed in più addolcito da due perle del periodo Joy Division, Transmission Love Will Tear Us Apart. A chiudere The Human League si fanno perdonare del forfait dell'edizione precedente con un concerto a tutto tondo che li conferma al centro della scena synth-pop mondiale. Il giorno successivo è ancor più all'insegna del revival col ritorno dei Sonic Youth già apprezzati qualche stagione fa e soprattutto della reunion della funk-punk band The Gang of Four. Un altro pezzo di storia invece lo si può godere direttamente dal confortevole ed avveniristico Auditorium (che il giorno prima aveva premiato l'esibizione di Antony & The Johnsons) con nell'ordine i Tortoise di John McEntire che offrono una convincente retrospettiva ed i sempre vivi Echo & The Bunnymen. Gli altri stage continuano a portare avanti gli obiettivi di sempre con il Rockdelux by Lois, il Nasti ed il Danzka CD Drome a promuovere artisti più o meno emergenti della scena rock-pop ed elettronica (ed i nomi incominciano ad essere troppi per citarne alcuni). Tra le sorprese del sabato figura lo scenario Primavera France dedicato alla musica d'oltralpe e caratterizzato dalle performance di Bertrand Betsch, Coralie Clément, Daniel Darc, Dominique A, Françoiz Breut, M83,  Oslø Telescopic e The Married Monk. Persiste e si ingrandisce invece lo spazio dedicato alle etichette discografiche con un piccolo palco che vedrà perlopiù l'esibizione di band locali e nazionali.

(Edizione 2004)      (Edizione 2006)    





giovedì 14 novembre 2013

La storia del Primavera Sound 2004. I Pixies 13 anni dopo.


E' ancora la "cerveza" Estrella Damm il main sponsor della quarta edizione del Primavera Sound che in virtù del successo delle passate edizioni e della conseguente considerazione internazionale porta a tre le giornate del festival (27, 28 e 29 maggio) allo scopo di aumentare la possibilità di fruizione dei concerti ed il numero di artisti invitati, mantenendo inalterate le location con i quattro palchi presenti al Poble Espanyol ed il Mercat de les Flors che per l'occasione raddoppia i suoi stage. Alla fine si conteranno quasi 39000 presenze ed una line-up senza precedenti.





La prima giornata che sarà caratterizzata da lunghe code per il cambio dei biglietti si rivela essere una sorta di festa inaugurale allargata con l'apertura di due soli scenari in cui il centrale diviene il Rockdelux che vedrà esibirsi la giovane stella dell'UK Garage Dizzee Rascal, la pop band from Seattle Pretty Girls Make Graves, La Buena Vida, Refree, Blackstrobe, i catalani Love Of Lesbian e poi Miss Kittin e 2 Many Dj's per quanto concerne la scena elettronica. Ma il Primavera Sound 2004 entra nel vivo nella giornata del venerdì dove a catalizzare l'attenzione sarà sempre lo stage Nitsa-Apolo, intelligentemente ricollocato al fondo del recinto per aumentarne la capienza e migliorare la fruizione degli spazi. Ad aprire la sequenza dei big ecco l'alternative rock band danese The Raveonettes fresca del fortunato debutto Chain Gang of Love (2003), seguiti da un'altra band debuttante ma già sulla bocca di tutti, gli scozzesi Franz Ferdinand. A chiudere un tridente già nella storia della musica con Mudhoney, Wilco, per la prima volta in concerto in Spagna e soprattutto il quartetto di Boston Pixies di ritorno in Europa dopo 13 anni di assenza e vera perla dell'evento che porterà davanti al palco circa 15000 persone. Non certo in tono minore la serata conclusiva del sabato con i Liars giunti al  secondo album (They Were Wrong, So We Drowned), l'alternative rock band inglese Elbow, l'attesissima e coccolata dal pubblico PJ Harvey (che presentava Uh Huh Her) ed infine i Primal Scream di Bobby Gillespie che offriranno un concerto revisionista dalle sonorità contemporanee. La logica degli altri palcoscenici si conferma anche in questa edizione con il Rockdelux in cui si concentra l'altra fetta di artisti affermati e successivamente le performance elettroniche (Lloyd Cole, The Fall, David Holmes, Bill Callahan, The Hidden Cameras), il Nasti dedicato alle proposte rock-pop indipendenti (Scissor Sister, Devendra Banhart, !!!, James Murphy) ed infine il CD Drome che accoglierà i live di dj e produttori più sperimentali. Tra le rinuce dell'ultim'ora a spiccare sono The Human League, che preferirà proseguire il tour con i Massive Attack (ma che annuncerà la presenza per l'anno successivo) e The Autumn Defense. Tra le attività collaterali vanno a confermarsi le Fiera Discografica che vanterà più di 30 stand nazionali ed il consolidato Primavera Soundtrack Film Festival.

(Edizioni precedenti)     



martedì 5 novembre 2013

La storia del Primavera Sound. Il 2003 è l'anno della consacrazione.


Il Primavera Sound 2003 lascia quasi intatta la formula ormai più che vincente della stagione precedente arrivando a toccare le 24000 presenze (6000 ingressi in più) con un totale di 450 giornalisti accreditati. Tra il 23 ed il 24 maggio passeranno così attraverso i cinque palchi allestiti nel Poble Espanyol (più il nuovo scenario al Mercat de les Flors) oltre 90 gruppi della scena indipendente nazionale ed internazionale.




Con quella che diventerà usuale festa di inaugurazione si apre il 22 maggio presso la mitica Sala Apolo il Primavera Sound 2003. Tra gli artisti a spiccare sono i Godspeed You! Black Emperor freschi dell'album Yanqui U.X.O. prodotto da Steve Albini. Al Poble Espanyol invece a farla da padrona è sempre lo stage Nitsa-Apolo che accoglie come costume i principali nomi della scena rock-pop spagnola e straniera tra cui rimarchevoli sono le performance di Belle & Sebastian, i più seguiti del festival, Yo La Tengo, Arab Strap il giorno venerdì e l'attesissima ed ormai ventennale band Sonic Youth seguita da Mogwai, The White Stripes, Television il giorno conclusivo. Sfortunatamente il sabato ha anche registrato un forte acquazzone che ha in parte compromesso l'esibizione della post-rock band scozzese. Sempre più centrale diventa il ruolo dello stage Rockdelux che a seguito del successo della stagione passata si presenta con capacità ampliata dando ancora maggior spazio a band emergenti così come ad artisti consacrati della scena pop, rock ed elettronica. A completare gli scenari il CD Drome nella sua caratteristica conformazione a mezza sfera che offriva un'ottima acustica e nella quale sarebbe stato possibile apprezzare una band in rampa di lancio capitanata da un certo James Murphy, ovviamente stiamo parlando degli LCD Soundsystem; la scena dance ed elettronica infine era affidata come l'anno precedente al Nasti che vedeva a rotazione le esibizioni live o dj set di artisti quali 2manydjs, Erol Alkan, Ellen Alien.
Tra le novità della terza edizione un quinto palco per le esibizioni diurne presso il Mercat de les Flors al Montjuic ad allargare ulteriormente l'offerta.
Si conferma invece l'evento Primavera Soundtrack ® Film Festival, seconda edizione del minifestival cinematografico che mostrerà pellicole inedite intorno al tema della cultura pop mentre ancora maggiore risalto veniva dedicato alla fiera discografica indipendente attraverso l'inclusione di uno scenario in cui passeranno gli artisti più rappresentativi di ciascuna etichetta.

(Edizione 2002)      



mercoledì 30 ottobre 2013

La storia del Primavera Sound. Nel 2002 il festival raddoppia.


Nella seconda edizione dell'era moderna il Primavera Sound, forte del successo della stagione precedente, raddoppia confermando la location vincente dell'anno precedente (Poble Espanyol). Due i giorni con venerdì e sabato 17 e 18 maggio e con più di sessanta artista nazionali ed internazionali a calcare 5 palchi. La crescita è esponenziale anche a livello di presenze dove si passa dagli 8000 ai 18000 ingressi.



Lo scenario Nitsa-Apolo, che rimane il centrale con capienza di 6000 persone ospiterà i principali nomi, nazionali ed internazionali, della scena pop ed elettronica presente nel cartellone con Pulp, Spiritualized, Bis, Astrud, The Moldy Peaches, Nosotrash, Camera Obscura, Lo Fidelity Allstars il giorno di apertura e Echo and The Bunnymen, The Delgados, Le Tigre, Fine!, Cinerama, Dar Ful Ful, Tindersticks, The Married Monk, Sidonie ed Aphex Twin il giorno successivo. Tra gli altri palchi esordisce il Rockdelux, con capienza di 3000 persone, che darà spazio, senza porre barriere di natura stilistica, ad artisti e band prevalentemente rock e pop lasciando spazio alla musica elettronica nelle ultime ore.
Tra le altre prestigiose presenze il Dinosaur Jr J Mascis in versione solista, il nostro Marco Carola, allora come adesso punto fermo della scena dance europea ed una Cat Power giovane ma, con 5 album alle spalle, già riconosciuta stella della scena indie. Tra le poche note stonate la cancellazione del tour europeo dello storico gruppo folk-punk Violent Femmes. 
Infine, con il 2002 incominciano le attività extramusicali a complemento del festival con il Primavera Soundtrack Film Festival, selezione di pellicole alternative internazionali e la mostra Un Ruido Secreto tenutasi nel monastero del Poble Nou con 25 artisti impegnati ad affrontare il tema del rumore per immagini...

(Edizione 2001)           




martedì 22 ottobre 2013

La storia del Primavera Sound a puntate. Ecco il cartellone della prima edizione.


Da oggi riniziamo la marcia di avvicinamento verso la nuova edizione del Primavera Sound. Quindici tappe, una a settimana, attraverso i quindici cartelloni che dal 2001 hanno tappezzato la capitale della Catalunya ed i principali mezzi di informazione musicale e di costume in un crescendo esponenziale che ha trasformato nel giro di un decennio un evento dalla portata limitata in uno tra i più importanti ed apprezzati festival di musica indipendente del mondo.





Nato per mano della Murmurtown Producciones all'inizio degli anni '90 il Primavera Sound acquisisce il formato attuale con l'edizione del 2001 trasferendosi da locali di punta della Barcellona musicale quali KGB, Nitsa, Apolo verso uno spazio in grado di ospitare un numero maggiore di band e più palcoscenici all'interno di un unico recinto. La scelta cade sul Poble Espanyol dove vengono predisposti quattro stage nei quali il 28 aprile si succederanno una rappresentazione del meglio della musica pop e dance. La piazza principale del recinto ospitava il palcoscenico principale, con capienza di 5000 persone, denominato Apolo, dove avrebbero avuto luogo i concerti dei gruppi pop ed i live di musica elettronica. I restanti spazi denominati Nitsa Club, Discotheque e Picnic venivano dedicati rispettivamente a musica elettronica nazionale, musica house e chill-out. A completare il cartellone anche la presenza di UNKLE e Faze Action.






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