martedì 9 aprile 2013

REVIEW // The Knife - Shaking The Habitual


Genere: Experimental, Synth-Pop
Etichetta: Rabid Records
Pubblicazione: 5 aprile 2013
Voto: 7


Non rimarcare l'assenza tangibile del duo svedese fatto in casa Dreijer, Karin (Andersson) sorella e Olof fratello, lontani dalle luci della scena musicale dal 2006 sarebbe certamente riprovevole e renderebbe complesso spiegare la portata mediatica dell'evento. Parlare di "atteso seguito" sarebbe altresì fuorviante non tanto per il termine inerente l'attenzione e l'avidità che ha accompagnato la lunga gestazione e la successiva promozione dell'evento ossia "atteso", quanto per il fatto che "séguito" indica in un certo qual senso una continuità che Shaking The Habitual nella realtà dei fatti ha disatteso, spezzato, non tanto nella qualità quanto indubbiamente nella forma. E chi in questo momento ne sta asetticamente magnificando gli attributi  ripercorre le orme di coloro che a suo tempo (ed ancora tuttoggi) tessevano le lodi per i Concetti Spaziali di Lucio Fontana scorgendone una qualche improbabile dote estetica anzichè l'enorme importanza storica per cui avrebbe dovuto essere (condizionale d'obbligo) apprezzata. Il vero intenditore, possessore di uno spirito critico universale, tanto nell'arte quanto nella musica non esiste. Esiste un  personale approccio ad ogni tipologia di opera, fuorviata in maniera più o meno sana dalle proprie conoscenze, simpatie e, cosa più detestabile, condizionamenti esterni su ciò che dovrebbe essere "cool". Correggo il tiro per non essere frainteso: Shaking The Habitual è un'apprezzabile opera musicale ma la grandezza dell'opera trascende per scelta stessa dei fratelli Dreijer tale sfera e affonda le proprie radici nell'ambito artistico classificandosi come una vera opera di arte contemporanea, intrigante e suggestiva, ipoteticamente colonna sonora ideale per il padiglione scandinavo progettato da Mies Van Der Rohe ai Giardini lagunari sede della Biennale. Il tema chiaramente è il manifesto della coppia di Stoccolma contro le imposizioni della società, politiche e sociali, per cui il frutto non poteva non essere altrettanto anticonformista allo scopo di dare, citando il titolo, una "scossa alle consuetudini". E così ecco l'album che attendi ma che non ti aspetti: un fiume di suoni sintetici lungo 90 minuti tra melodie (poche), ritmi tribali ed esercizi di stile talvolta provocatori. I due singoli A Tooth For An Eye e la splendida Full Of Fire rappresentano il ponte tra i bagliori elettropop di Silent Shout e la nuova strada aperta già nel 2010 dall'album Tomorrow, In A Year colonna sonora dell'omonima opera teatrale. La lunghezza del primo singolo, oltre i nove minuti, ci fa capire che le convenzioni saranno da cercare altrove ed infatti già con a Cherry On Top inizia il lungo check sound sperimentale che troverà il suo cigolante ed arruginito contraltare con Fracking Fluid Injection alla penultima traccia ma soprattutto gli interminabili (oltre i 19 minuti) cupi riflessi di Old Dreams Waiting To Be Realized a separare in due tronconi l'album. A rendere ancora più simmetrica l'opera i lampi stridenti di Crake e Oryx. Quanto resta è la vera impronta musicale con la voce di Karin che riemerge prepotente accompagnata dal ritmo tribale e psichedelico che già alla quarta traccia è conclamato liet motif, nei singoli già citati così come in Without You My Life Would Be Boring, Raging Lung o Stay Out Here. I più nostalgici dovranno superare la metà dell'album per scoprire che il retaggio musicale della prima decade non è del tutto svanito e riapprezzare le doti del fratellino Olof sia nell'incalzante ritmo di Networing sia quando l'utilizzo dei beat è più compassato come nel caso di Ready To Lose.








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