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lunedì 17 agosto 2015

IN DIE HISTORY // PULP


Nati nel 1978 fra le mura domestiche del tenace adolescente Jarvis Cocker della grigia provincia inglese di Sheffield, dalla porta girevole dei Pulp dalla line-up piuttosto instabile sono entrati e fuoriusciti una ventina di elementi cambiando di fatto volto e stile musicale a questa longeva band ancora ufficialmente in vita. Dopo anni di tribolato anonimato, il successo è stato conquistato a metà degli anni 90, periodo in cui esplodeva quel brit-pop mai particolarmente amato da loro, dunque dopo circa 15 anni di iniezioni di fiducia alternate a botte d'arresto.
Nel 1980 comparvero nella compilation "Bouquet Of Steele" che raccoglie gruppi del South Yokshire, e si esibirono al Rotherham Arts Centre; i primi lavori giunsero alle orecchie di John Peel che li invitò alla registrazione di quattro brani con Dale Griffin (batterista dei Mott the Hoople), ma nonostante l'interessamento del DJ mostro sacro l'album folk It del 1983 composto da 8 brani "leggeri" lasciò solo il segno per quel che concerne le statistiche.
L'articolato e dark Freaks, registrato nel giugno 1986 in una sola settimana e pubblicato nel 1987, mise sicuramente in risalto l'ancora inconsapevole teatralità di Cocker che bollò questo lavoro, a distanza di anni, come "un disco che probabilmente si meritò la totale indifferenza ed impopolarità di cui godette". Questo nuovo flop spinse Cocker a rivedere i suoi progetti di vita nei quali vi inserì lo studio del cinema e regia alla St.Martin's School of Art di Londra.
Nel 1990 la Fire Records diede alle stampe solo il singolo My Legendary Girlfriend (single of the week per l'Nme) che fece finalmente destare l'attenzione della critica e delle radio britanniche nei confronti dei Pulp. L'uscita di Separatations avvenne con quasi due anni di ritardo, ed al termine degli studi di Jarvis, e risultò un album con un finale synth-pop, vedasi Countdown, Death II molto Pet Shop Boys, This House Is Condemned che si spinge fino ai Technotronic. Ma il brit-pop che sta soffiando all'orizzonte e che ha tra i pionieri i londinesi Suede sta per mutare gli equilibri del panorama musicale.
Nel 1994 la loro nuova etichetta Warp Record rilasciò His N Hers in cui spicca l'electro kraut She's A Lady, Do You Remember The First Time?, il manifesto neo-romantico Pink Glove.
Nel 1995 la fortuna iniziò sì a girare per la band che ci mise però del suo cogliendo l'occasione della vita esibendosi magistralmente al festival di Glastonbury, in sostituzione degli degli Stone Roses, e nell'ottobre vide la luce Different Class, l'album capolavoro anticipato dal singolo Common People che contiene anche Disco 2000, l'inno di riscossa dei nerd Mis-shapes, la dolceamara melodia di Bar Italia che prende il titolo dal caffè di Frith street in Soho London, i riferimenti all'uso di droghe di Sorted For E's & Wizz. L'album sarà tra i Best of the Year.
Nell'atteso This is hardcore (1998) si registra sia l'uscita dal gruppo del chitarrista storico Russell Senior al quale subentra Richard Hawley, grande amico di Jarvis, sia una voglia da parte della band di schiodarsi quell'etichetta brit-pop mai digerita con un disco più maturo, cupo ed introspettivo.
We Love Life esce nell’autunno 2001, e ha come filo conduttore la riappacificazione con la vita e la natura. I titoli Weeds, Trees, The Birds In Your Garden, Sunrise non sono frutto del caso e cercano di riavvicinare l'uomo all'ambiente, a cui seguiranno loro concerti nei boschi inglesi. 
Dal 2002 ai giorni d'oggi il gruppo è entrato in una fase di inattività interrotta da lavori individuali: l'istrionico cantante ha pubblicato nel novembre 2006 il suo primo album omonimo (Jarvis), nel 2011  la band, nella line-up dell'epoca di Different Class (Cocker, Banks, Doyle, Mackey, Senior e Webber) si riunì, per la prima volta in quasi 15 anni, per un lungo tour fatto di 22 concerti, tra maggio e settembre, che li ha visti calcare anche il palco del Primavera Sound.

by Sigu








lunedì 3 febbraio 2014

IN DIE HISTORY // Slowdive


A distanza di quasi 20 anni, i riflettori che sembravano definitivamente spenti tornano invece a puntare quello che è stato uno dei gruppi più rappresentativi del movimento "shoegazer" britannico degli anni '90, gli Slowdive. I rumors che lasciavano intravedere spiragli di una clamorosa reunion si sono concretizzati: è ufficiale la loro presenza al Primavera Sound Festival 2014 di Barcellona con la line-up che vede Neil Halstead, Rachel Goswell, Christian Savill, Simon Scott e Nick Chaplin tra i grandi protagonisti. Inoltre stando ad un'intervista rilasciata dal cantante e chitarrista Neil Halstead a The Quietus, il gruppo è pronto a produrre un disco di inediti poichè c'è del materiale nuovo a disposizione. L'annuncio da parte della band è arrivato seguendo i canoni attuali, un bel tweet succinto di quelli che non si possono fraintendere: "Gli Slowdive sono tornati" e, aggiungiamo noi, hanno voglia di proporre qualcosa di nuovo. "La spinta iniziale è arrivata dall'idea di fare nuova musica. Ci è sembrata la cosa più semplice, visto che non implicava l'uscire allo scoperto. Ma poi abbiamo pensato che sarebbe stato un bene tirare su un po' di soldi da investire nel nuovo disco e che fare un paio di concerti ci avrebbe permesso di guadagnare qualcosa".
La band è nata a Reading nel 1989 su iniziativa di Neil Halstead (chitarra e voce) che aggregò Rachel Goswell (chitarra e voce), Christian Savill (chitarra), Adrian Sell (batteria) e Nick Chaplin (basso). Nel 1990 firmarono per l'etichetta Creation di Alan McGee e rilasciarono il loro battesimo discografico, l'EP Slowdive, il 5 Novembre, contenente il brano omonimo e Avalyn 1 & 2. Morningrise (febbraio 1991), ripropose la formula passata con l'ingresso alla batteria di Neil Carter, sostituito a sua volta dopo pochi mesi da Simon Scott. Entrambi i lavori confluirono in Blue Day (Creation, 1992) con Ian McCutcheon insediatosi alla batteria.
Ma è ancora il 1991 a regalarci il monumentale album Just For A Day, su cui è doveroso spendere due righe per ridescrivere questa pietra miliare. Un esordio sulla lunga distanza con un sound astratto, le atmosfere dilatate, lunghe sinfonie distorte a cui si sovrappongono gli intrecci vocali ed il cui cantato delicato ed etereo li conduce direttamente allo zenith dell'emisfero musicale dove da questa collocazione privilegiata si pongono oltre il livello di trascendenza rappresentato dai precedenti EP, impartendo lezioni celestiali a cominciare dalla lunga cavalcata di Spanish Air che inizia a massaggiarci le sinapsi, e poi con la surreale ed eterea dolcezza di Catch The Breeze incalzata dalla melodia marziale delle chitarre sul finale, il ritornello corale con le equilibrate e delicate voci di Ballad of Sister Sue, l'ambient vortico-strumentale di Erik's Song, la magistrale imponente e falso-solare Waves, Brighter ed il canto ancestrale di Rachel avvolto da flussi melodici, le atmosfere soffuse di The Sadman, l'onirico teso prigioniero in Primal. Il filo conduttore dell'album è più o meno rappresentato dal desiderio di farsi catturare dall'oblio, di abbandonare quei ricordi dolorosi che rievocano gli spettri di una felicità perduta; i testi e le musiche celano un disagio, una depressione, un malessere profondo e completo.
Entrati di diritto a far parte del gotha del genere shoegaze, fare meglio diventa inopinatamente impossibile e difatti loro non ci riusciranno. Il secondo disco, Souvlaki (1993), abbandona un po' le tinte fosche e fa un passo indietro in quanto a sperimentazione sebbene conti della partecipazione di Brian Eno: il tastierista volle fortemente collaborare con questo gruppo dal talento cristallino. Esso ha come opener la ballata Alison, Machine Gun, Sing il cui coautore è proprio Brian Eno, Here She Comes, l'estatica soffusa Souvlaki Space Station, When the Sun Hits che racconta di Icaro e della sua smaccata presunzione, Melon Yellow, la dolce e malinconica Dagger, la ballata intimista di Altogether.
Dopo la quiete, ecco arrivare la tempesta. Neil Halstead imboccò la strada dello sperimentalismo puro, una virata non gradita da Chaplin e Savill che abbandonarono il gruppo durante le registrazioni del terzo disco. Con premesse del genere il crack era clamorosamente dietro l'angolo: in quello che venne definito "clima paradossale" nacque Pygmalion (1995), il canto del cigno. Psicologico e poco armonioso, l'ambient oscuro e rarefatto disorientò un po' tutti: bistrattato dalla critica, per molti, in primis Halstead, questo cambio di rotta lo rende addirittura come il disco della band più riuscito, tesi a distanza di anni che viene sempre più confermata. La nebbia torna a farsi fitta in Miranda e Trellisaze; It's Heaven ci ripone in uno stato di trance mentre Crazy For You e soprattuto Blue Skied An' Clear sono le tracce che lasceranno le impronte più profonde ma che non saranno in grado di salvare la barca che affonda: il capitano e boss della Creation Records Alan McGee interruppe il rapporto con il gruppo divenuto così sperimentale e lontano da quel brit pop in quel momento così in voga. Il rompete le righe portò Neil Halstead e Rachel Goswell a firmare per la 4AD dando vita ai Mojave 3, ma le cronache attuali ci consegnano il nastro di questa storia completamente riavvolto.

by Sigu             

martedì 17 dicembre 2013

IN DIE HISTORY // Pixies




Mai Indie History fu così piena d'attualità: in questi giorni il nome dei Pixies è tornato ancor più alla ribalta dopo il siluramento della bassista Kim Shattuck, le nuove inclinazioni artistiche di Black Francis e soprattutto per il loro ritorno al Primavera Sound 2014.
I precursori di uno stile musicale sono nati a Boston nel 1986 da un'iniziativa degli allora chitarristi e studenti universitari Joey Santiago e Charles Thompson, successivamente salito agli onori della cronaca come Black Francis o Frank Black. Dopo due settimane si unì a loro Kim Deal reclutata tramite un'inserzione, la quale ospiterà le prime prove nel suo appartamento suggerendo di includere come batterista l'amico David Lovering, dopo anche aver testato la sorella gemella Kelley Deal.
I Things on Fire, poi Pixies in Panoply, divenuti infine Pixies, in occasione di un'esibizione come gruppo spalla dei Throwing Muses vennero notati da Gary Smith il quale produsse il loro primo demo-tape soprannominato Purple Tape e finanziato dal padre di Francis con 1000 dollari, probabilmente il miglior investimento della sua vita tanto che il prodotto finì nella mani di Ivo Watts-Russell, proprietario della casa discografica 4AD che li ingaggiò pur manifestando non pochi dubbi. L'EP Come on Pilgrim palesò i tratti che li renderanno celebri: autoironia, testi estremi, scomodi, impegnati, surreali, demenziali in un genere fra hardcore, cow-punk, folk rock e acid-rock orecchiabile e dissonante.
Il primo disco Surfer Rosa, prodotto da Steve Albini, è l'eccelso garage-rock in cui il lavoro di squadra esalta il suono irregolare della chitarra di Santiago, le dolci armonie vocali della Deal, il range vocale di Francis, ed ebbe la capacità di conquistare pubblico, critica, artisti e band del calibro di David Bowie, Radiohead, U2, ed ispirare Kurt Cobain. Venne pubblicato il 21 marzo del 1988 nel Regno Unito dalla 4AD e distribuito negli USA dalla Rough Trade. Scritto da Black Francis, salvo Gigantic con Kim Deal, figurano la breve e demenziale Oh My Golly, la celeberrima Where Is My Mind poi Cactus, Bone Machine, nonchè una nuova versione di Vamos.
Doolittle (17 aprile 1989) risultò più lineare e meno eccentrico dei precedenti lavori col suono reso meno grezzo grazie a costi di produzione lievitati del quadruplo rispetto a Surfer Rosa. Il rock acido degli albori è traslato in un più classico power-pop in contrasto con le liriche fosche; l'album entra nella top 10 inglese e si affacciò anche nelle classifiche americane grazie a Monkey Gone to Heaven e Here Comes Your Man. Anche qui canzoni veloci ed aggressive come Debaser, Tame, Crackity Jones, Gouge Away sono alternate a pezzi più tranquilli, melodici che suscitarono le reazioni molto positive del pubblico e della critica. L'apice toccato come "miglior gruppo dell'anno" tributato ai bostoniani dalla rivista Rolling Stone collimò con la crescita di potere di Black Francis all'interno degli equilibri dell'ensembe confinando il ruolo della Deal: "Kim era testarda e voleva inserire le sue canzoni, per esplorare il suo mondo" rammentò Joey Santiago in un'intervista a Mojo che ricorda anche come venne quasi licenziata quando si rifiutò di suonare in un concerto a Francoforte. 
Dopo la data finale del "Fuck or Fight Tour" a New York, i Pixies interruppero momentaneamente l'attività; Francis si trasferì a Los Angeles emulato successivamente dagli altri membri, non da Kim Deal che diede vita a The Breeders (Pod 1990). 
Tornando ai Pixies, Bossanova prodotto da Gil Norton ed interamente scritto da Black esaltò maggiormente il lato melodico e venne pubblicato nel mese di agosto del 1990 dalla 4AD nel Regno Unito e dalla Elektra negli USA vendendo più del predecessore. Aperto dalla strumentale di Cecilia Ann rieccheggiano i ritornelli efficaci di Allison, Blown Away insieme ai singoli Velouria e Dig for fire.
I popolarissimi Pixies sembrano aver perso però lo smalto dei tempi migliori e quella sfrontatezza che gli era propria. Nonostante l'appannamento e le fratture sempre più nitide trovarono il modo di far pubblicare il 23 settembre 1991 Trompe le Monde nuovamente scritto per intero da Francis e prodotto da Gil Norton. Si trattò di un ritorno all'antico con l'abbraccio alle sonorità aggressive dei primi tempi, pur senza la verve e l'originalità del passato, combinando le varie personalità del gruppo, mescolando gli ingredienti fatti di armonie caotiche e dissonanti inserite in un garage-rock, pop melodico. Pur non essendo stato accolto con euforia gli viene accreditata la posizione numero 7 nella UK Albums Chart e la numero 92 nella Billboard 200. In esso c'è anche la cover di Head On dei Jesus and Mary Chain.
Nemmeno il tour internazionale nel 1992 e l'esperienza peraltro non esaltante dello Zoo TV tour, in supporto agli U2, diedero nuova linfa al gruppo. Nel gennaio del 1993 alla BBC Radio 5, Black Francis con un colpo di mano annunciò lo scioglimento dei Pixies.  
Il resto è storia fatta di carriere soliste, in gruppi, esperienze fuori dal mondo della musica e persino nella magia e seppure voci di corridoio non cessassero  di ventilarne continuamente il ritorno esso avvenne dopo 11 anni. Così Frank: "Eravamo tutti un po' nervosi quando ci siamo incontrati, ma dopo cinque minuti tutti sembravano completamente a loro agio ed è stato come se gli ultimi 11 anni non fossero mai passati". I biglietti per le prime date in Nord America vennero esauriti in pochi minuti cui seguì un tour mondiale. Il 15 giugno del 2004, la band pubblicò l'inedito scritto e cantato da Kim Bam Thwok riservato al mercato digitale raggiungendo la posizione numero uno della UK Download Chart. Come un fulmine a ciel sereno giunge però nel 2013 la notizia dell'abbandono di Kim Deal dopo 27 anni di onorata carriera. Dopo pochi giorni la band pubblica Bagboy, la prima canzone inedita dopo molti anni con le parti vocali eseguite da Jeremy Dubs del gruppo The Bennies, a cui fa seguito il nuovo l'Ep EP-1. Il resto è cronaca...

 by Sigu        








lunedì 25 novembre 2013

IN DIE HISTORY // Joy Division


Dal celebre tavolo su cui fu ritrovato Ian Curtis messo in vendita e battuto su eBay per 8400 sterline ecco lo spunto per andare i ripercorrere una tra le storie più bagnate di drammaticità che il mondo della musica abbia conosciuto.
Il controverso e venerato gruppo post-punk inglese Joy Division nacque nella maniera più banale, ossia dall'incontro di tre compagni di scuola della Salford Grammar School; Bernard Sumner alla chitarra, Peter Hook al basso e Terry Mason alla batteria nei primi mesi del 1977 furono contattati dal cantante e poeta Ian Kevin Curtis, e questo incontro cambiò la storia. I Warsaw, in omaggio a Warszawa di David Bowie, videro l'ingresso di Tony Tabac alla batteria al posto di Mason che vestì i panni di manager del gruppo; il 27 maggio del 1977 la band si esibì, come spalla ai più noti Buzzcocks, all'Electric Circus, occasione che permise loro di conoscere Martin Hannett, uno dei principali animatori della scena musicale di Manchester, incontro che compensò una performance non proprio acclamata.
Rimpiazzato Tabac con il più esperto Steven Brotherdale, nel dicembre dello stesso anno i Warsaw debuttarono con l'EP An Ideal for Living contenente quattro dei loro pezzi più rappresentativi: Warsaw, No Love Lost, Leaders Of Men e Failures, dopodichè presero il nome di Joy Division per distinguersi da un caso di quasi omonimia con la punk band londinese dei Warsaw Pakt. Il batterista Steven Brotherdale lasciò il gruppo ed a lui subentrò Stephen Morris, come Ian originario di Macclesfield.
Superate le accuse di filonazismo da parte della stampa, nel 1978 ottennero una chance da parte della RCA ma il nascente progetto discografico fu abbandonato; in compenso il gruppo fu notato da Tony Wilson, conduttore televisivo nonchè fondatore della Factory Records, che li convinse a partecipare alla compilation legata al lancio dell'etichetta con i pezzi Digital e Glass. All'autoritario produttore Martin Hannett spettò il compito di creare il mito Joy Division compiendo un lavoro certosino sulla sezione ritmica, elaborando per il gruppo un sound che univa l'incedere del punk contemporaneo con atmosfere aride e dark, in linea con il tono di voce baritonale da automa, monotona ma espressiva di Ian Curtis. Testi introspettivi che celano presagi di morte e preannunciano i propositi suicidi dell'autore, fortemente subordinati dal suo stato psico-fisico condizionato da crisi epilettiche definite sul suo diario "grande male" e mascherate sul palco con movenze frenetiche atte a simulare un ballo.  
I problemi di Ian Curtis non arrestarono la parabola ascendente. Nel 1979 NME gli dedicò una sua copertina, la band entrò di nuovo in sala per registrare la loro prima sessione radiofonica per John Peel, alla BBC Radio 1 da cui venne tratto il singolo She's Lost Control, ed al Marquee Club, storico locale londinese, i Joy Division si esibirono insieme a The Cure. 
Unknown Pleasure, prodotto da Martin Hannett con la cover progettata da Peter Saville, decretata come una delle più famose della storia del rock, uscì nel giugno del 1979. Esso apre con la pazzesca Disorder, ma figurano anche Day Of The Lords e New Dawn Fades. Il disco, anche se lasciò perplessi gli stessi componenti, venne ottimamente venduto ed accolto più che positivamente dalla critica. Ma soprattutto conferì al gruppo lo status di vera e propria cult-band e nuovo punto di riferimento del post-punk. Per promuoverlo ulteriormente, nell'ottobre del 1979, affrontarono un corposo tour che mise a dura prova il precario stato di Ian. Il supporto agli amici e conterranei Buzzcocks iniziò nel Regno Unito per poi estendersi con 10 date, in undici giorni, in Belgio, Germania e Olanda. Ai problemi di salute si sommarono gli attriti con la moglie Deborah Woodruffe, sposata nel 1975 ancora adolescente, accresciuti dalla relazione extraconiugale con la belga Annik Honoré. Il rapporto che si logora e logora il cantante è celebrato da Love Will Tear Us Apart.
In coincidenza con la registrazione di Incubation, And Then Again e Komakino, avvenne il primo tentativo di suicidio originato da un potente mix di farmaci ed alcool, scongiurato in extremis dalla moglie. 
Ma è tempo di dare vita al secondo disco Closer registrato sulle ali dell'entusiasmo nonostante si trattasse di un viaggio nei mendri della sofferenza. La copertina del disco venne nuovamente affidata a Peter Saville, mentre Martin Hannett decise di cambiare rotta facendo massiccio uso di eco per le tracce di batteria e di tutte le chitarre e la musica apparve ancor più cavernosa. Curtis esterna i suoi pensieri con un atteggiamento ancora più distante e lucido rispetto al passato (A Means To An End). I brani sono per l'appunto una serena confessione che anticipano le manovre future da Colony, passando dalla struggente Heart and Soul al corteo funebre di The Eternal eletta praticamente a suo epitaffio.
Ma la situazione precipitò proprio alle porte dell'attesissimo tour americano previsto per il 20 maggio. Ad inizio aprile, al terzo di tre concerti nella capitale inglese il cantante ebbe una crisi epilettica sul palco. Il 7 aprile, il giorno prima di un'altra esibizione finì in overdose, ma la sera successiva calcò ugualmente il palco. La band si prese una pausa forzata per dare modo al suo cantante di ristabilirsi, ma il leader aveva gia in mente un epilogo differente: il 18 maggio Ian Curtis si suicidò impiccandosi nella sua casa di Barton Street 77 a Macclesfield a 24 anni non ancora compiuti.  
Dopo la pubblicazione postuma del secondo album Closer, costretti per un tacito patto a cambiare nome del gruppo, i restanti componenti decisero di continuare l'attività musicale dando vita ad un altrettanto storica band, i New Order.

by Sigu    








giovedì 7 novembre 2013

IN DIE HISTORY // Aphex Twin


Richard David James è un geniale compositore e musicista dalle plurime iniziative, irlandese ma di origine gallese, nato a Limerick e cresciuto in Cornovaglia. La sua imponente discografia si concentra tra i primi anni 90 fino alla metà degli anni 2000 coinvolgendo generi musicali in teoria antitetici. In questa rubrica tratteremo solo quanto è nato sotto il moniker di Aphex Twin, uno dei tanti adottati ma, il più noto tra AFX, Polygon Windows, Blue Calx, The Dice Man, Power-Pill. Il nome Aphex Twin proviene da Aphex Systems Limited, azienda di processori di segnale, e da twin, in inglese "gemello", in ricordo del fratello di James, Richard, deceduto alla nascita. La sua attività musicale inizia in età precoce e da subito dimostra una certa disinvoltura nei panni di dj. Nel 1991 fonda, insieme con Grant Wilson-Claridge, l'etichetta Rephlex e con essa pubblica Xylem Tube EP e Digeridoo
James si trasferisce a Londra per frequentare un corso di elettronica al Politecnico di Kingston, ma la sua vocazione è fortunatamente un'altra ed abbandonati gli studi  si dedica a quello che sa fare egregiamente attuandolo con sintetizzatori software.
Nel 1992 pubblica il suo full-length di debutto con la sigla Aphex Twin, Selected Ambient Works 85-92, in cui sono racchiuse tracce IDM, ambient-techno strumentali con rari campionamenti vocali e che viene subito esaltato dalla critica. È un'antologia di sue sperimentazioni ambient realizzate durante l'esperienza da dj, anche risalenti a quando aveva 15 anni ed in cui figura l'apprezzata Heliosphan. Seguirà nel 1994 il volume 2 rilasciato dalla Warp Records, più ambient rispetto al precedente, ispirato ad un suo sogno lucido con tracce semplicemente numerate dal ritmo lento e cariche d'atmosfera che troveranno spazio in colonne sonore di telefilm, spot o videogiochi.
Dopo gli Ep On, Ventolin, Donkey Rhuberb ecco ...I Care Because You Do (Warp Records1995) in cui si registra l'esordio in copertina della serie di suoi volti dai tratti demoniaci. Esso parte con la lenta Acrid Avid Jam Shred, ma contempla la martellante Come On You Slags, la virtual When Tip Hen Hax, le pulsazioni di Mookid, la più melodica Alberto Balsam, nel complesso brani composti ed eseguiti con sintetizzatori analogici e drum machine, ed occasionalmente contornati da qualche melodia di archi.
Nel 1995 segnaliamo l'incognita di Melodies from Mars attribuito ad Aphex Twin ma da lui stesso disconosciuto.
Avvicinatosi alla drum and bass Richard D. James del 1996 ne rimane influenzato. L'utilizzo di sintetizzatori digitali e software virtuali, integrati dall'utilizzo di archi (in Goon Gumpas fanno bella mostra) con una melodia che si alterna a bassi frenetici conquista la critica e viene inserito da Pitchfork in 40ma posizione nella classifica dei Migliori album degli anni '90. Proprio il realizzarlo con una serie di suoni alterati e distorti e campionati da minicomputer, lettori di cassette audio, con effetti sonori provenienti da giocattoli e videogiochi , gli fa conquistare l'etichetta di una delle figure più inventive ed influenti della musica contemporanea. Il cambio di direzione è percepibile già ascoltando 4, segnalo Fingerbib, ma il capolavoro è Girl/Boy song.
In seguito, prima dell’inizio del nuovo millennio, James si concentra su collaborazioni e realizza in questo periodo Come to Daddy (1997) legato ad un video tra i più inquietanti del mercato, l'arcinoto Windowlicker (1999), diretti dal regista Chris Cunningham con cui collaborerà con frequenza. Il secondo è il video-parodia, in cui sono presenti ragazze intriganti dal collo in giù, e riceverà il premio “Best Video” ai Brit Awards 2000.
Tredici delle trenta tracce del doppio Druks (Warp Records 2001)sono composizioni al pianoforte tra cui l'apprezzatissima Avril 14Th. I titoli delle canzoni sembrano originati da una pigiatura dei tasti a casaccio, in realtà alcuni di essi sono in cornico, un linguaggio celtico imparentato con il gaelico ed il bretone, parlato in Cornovaglia, luogo nativo di Richard D. James. Eccolo qui continuare a spaziare tra musica classica, IDM, breakcore, glitch, in questo album che esalta sia le melodiche atmosfere che la frenesia della sua musica ed in cui troviamo l'eccelsa Mt Saint Michel + Saint Michel Mount, il pianoforte di Kesson Daslef ed il noise di Gwarek 2. Da allora la produzione di Aphex Twin langue se escludiamo qualche traccia sotto lo pseudonimo AFX anche se a suo dire in un'intervista alla rivista EL PAIS del 2011 avrebbe già pronti più di 10 album e che uno di questi sarebbe stato pubblicato a breve. Noi stiamo ancora aspettando.

by Sigu               




mercoledì 23 ottobre 2013

IN DIE HISTORY // The White Stripes


Dietro a questa musica così potente c'erano solamente due abili polistrumentisti: i presunti fratelli Jack e Megan White scoperti sposi, specializzati in voce e chitarra lui e batteria lei.  Conosciutisi in un bar di Detroit, con il matrimonio il marito assume il cognome della moglie e dopo la firma con la Sympathy for the Record Industry nel 1999 pubblicano The White Stripes, 17 tracce che non superano i tre minuti, descritto da loro come "il più arrabbiato, crudo e potente. Il disco più legato al tipico suono di Detroit che abbiamo mai realizzato". All'insegna di un approccio lo-fi, caratterizzato da riff punk, non c'è ombra di dubbio che la descrizione corrisponda a verità: sicuramente la scelta ha virato su un esordio in salita, il disco in cui viene vomitata la rabbia per mezzo di una voce filtrata non è certo di facile ascolto e difatti non viene granchè venduto. Dai reiterati ritmi ossessivi, spicca una Astro molto bella, mentre l'apice della rabbia viene toccata nel finale di Screwdriver.
Emerge da subito il maniacale legame con i colori bianco, rosso e nero, descritti da loro così: "Sono la combinazione di colori più forte dell’universo". Le suddette tinte sono onnipresenti nelle copertine, nei video e nei loro abiti.
De Stijl uscito nel 2000 si presenta meno avvelenato ma di immutata energia ed ugualmente non cattura l'attenzione del grande pubblico, ma in esso c'è spazio per le linee più morbide dettate dalla chitarra acustica di I'm Bound to Pack it Up e dal pop di Apple Blossom.
Il 2001 è l'anno della svolta per merito del Dj inglese John Peel che fa trasmettere The White Stripes nelle radio di Londra. Si accentra così l'attenzione sul duo che viene catturata dalla stampa inglese: Daily Telegraph, Sun e Nme gli dedicano articoli e copertine. La loro attività continua ad essere frenetica: White Blood Cells è il primo registrato fuori dal perimetro di casa Jack e costituisce la prova della maturità. Il gruppo passa alla V2 Records, che sullo slancio del rinnovato successo provvede alla ristampa dei precedenti dischi. Il video del singolo punk and roll fatto di mattoncini lego Fell In Love With A Girl è premiato da Mtv; solo Aluminium ricorda il passato, Hotel Yorba rappresenta la piacevolissima sorpresa.
Il 1 aprile 2003 esce il celebrato Elephant per la XL Recordings. The White Stripes mischiano il loro stile con garage, blues, acid-punk e psichedelia. Poco dopo il debutto grazie a Seven Nation Army, vincitore di un Grammy come miglior canzone rock dell'anno 2003, il disco conquista il primo posto della classifica inglese ed il terzo in quella americana. Tra gli estratti figurano I Just Don't Know What to Do with Myself, con il video girato da Sofia Coppola che vede protagonista unica Kate Moss nelle vesti di lap dancer, e The Hardest Button to Button; In the Cold, Cold night si riscontra una delle rare incursioni vocali di Megan. L'album vince un Grammy Award come Best Alternative Music Album e si classifica al 390º posto assegnato da Rolling Stone ne "I 500 album più belli di tutti i tempi". La stessa rivista musicale nel 2003 stila la graduatoria dei migliori chitarristi scatenando un putiferio. In essa Jack White si piazza in 17esima posizione, riveduta in 70esima nel 2011, mentre per la BBC Radio 6 Music è il nono degli ultimi 30 anni.
Nel 2005 la band pubblica il suo quinto album, Get Behind Me Satan dalle atmosfere lontanamente goth, dal quale sono estratti tre singoli: Blue Orchid, nel cui video appaiono indemoniati, My Doorbell e The Denial Twist. L'album riscuote un buon successo negli Stati Uniti ed in Inghilterra, anche se inferiore in termini di vendita ad Elephant e permette loro di aggiungere in bacheca un altro trofeo, il Grammy come Best Alternative Music Album.
Icky Thump del 2007 (Warner Bros Usa, XL Recordings Eu) la cui title-track viene paragonata un po' da tutti ad un pezzo dei Led Zeppeling, si compone di generi un po' più mischiati, con Bone Broke e I’m Slowly Turning Into You a condurli agli antichi ritmi. Colpisce il clima da corrida di Conquest, il ritmo si abbassa in You Don’t Know What Love Is e A Martyr For My Love For You, in St Andrew torna a cantare Megan e fa capolino un'inedita cornamusa.
E siamo al 16 marzo 2010 in cui la storia, depurata dalle parentesi da solisti, carriere cinematografiche, secondi matrimoni, registra l'uscita di Under Great White Northern Lights, un documentario incentrato sul duo alle prese col tour canadese di Icky Thump, svoltosi nel 2007.
Il 2 febbraio 2011 viene annunciato lo scioglimento con lo scopo di preservare e mantenere nel mondo della musica il valore deThe White Stripes, regalando l'appartenenza del medesimo ai fans.

by Sigu






martedì 15 ottobre 2013

IN DIE HISTORY // Architecture in Helsinki


Architecture in Helsinki è il nome del gruppo musicale nato a fine anni 90 proveniente non dalla Finlandia ma da Albury, New South Wales, Australia, da un'idea del cantante Cameron Bird, Jamie Mildren e Sam Perry. Successivamente vi entrarono a farne parte James Cecil alla batteria e Kellie Sutherland al clarino, cosicchè creato il quintetto iniziarono a lavorare sull'album di debutto Fingers Crossed in uno studio allestito in una parrocchia. L'avventura s'interruppe molto presto in quanto Bird partì per gli USA e da questo viaggio tornò con nuove ispirazioni che diedero vita alla linea artistica della band, insieme alle nuove reclute e trio d'ottoni Isobel Knowles, Tara Shackell e Gus Franklin. Il gruppo firmato con l'etichetta discografica indipendente Trifekta pubblicò il singolo di debutto Like a Call, con tanto di video a cartoni animati.
La loro musica si avvale di una vasta gamma di strumenti: sintetizzatori analogici, campionatori, il glockenspiel e battiti di mani, strumenti come la tromba, tuba, trombone, sassofono, clarinetto, chitarra, basso e batteria. Al Tour australiano di supporto a Go-Betweens seguì Kindling EP in ottobre. Nel 2005, il gruppo ha pubblicato il loro secondo nonchè probabilmente miglior album In Case We Die in grado di conquistare tre nominations agli ARIA Music Awards nelle categorie 'Best Independent Release', 'Best Cover Art' (by Bird) e 'Best Adult Contemporary Release'. Il ritmo imposto non è mai monotono, i continui cambi sorprendono dall'inizio alla fine senza pause, solamente in Rendez-Vous c'è un piccolo rallentamento giusto per tirare un po' il fiato. Dalla tripletta in un crescendo d'allegria formata da It's 5, molto programmata nelle radio locali che consta di un video corale a 360°, Tiny Paintings, Wishbone, al finale perfetto di What in Store? è evidenziata la libertà original-creativa dell'ottetto ed il loro atteggiamento irriverente.
L'Ep Do The Windwirl (2005) ci ha consegnato altre 4 tracce, mentre a metà del 2006, gli Architecture in Helsinki annunciavano attraverso la loro pagina di MySpace che Knowles e Shackell non erano più membri della band, riportando come "conflitti creativi" con Bird la ragione della loro partenza.
Il 28 Luglio 2007 è il giorno d'esordio di Places Like This (Polyvinyl Record Co). Già da Red Turned White si percepisce l'avvenuto cambio di formazione, ma il disco continua ad attestarsi sugli ottimi livelli del precedente. Raggiante, che si fa serio solo con Underwater, si rivela carico di strutture in continua evoluzione. Il primo singolo estratto Heart It Races scala la classifica dei singoli australiani, nominato anche 'Single of the Year' agli ARIA Music Awards del 2007, e negli USA raggiunse la top 10 nella Top Electronic Albums e Heatseekers Albums della rivista Billboard. L'album contiene Debbie, Hold Music, Like It Or Not ed una Feather in a Baseball Cap in versione più estesa e modernizzata rispetto a quella dell'Ep del 2002.
Il 1° gennaio 2008, annunciata l'uscita di James Cecil la band ora di cinque membri a novembre pubblica un EP, That Beep.
Nel gennaio 2011 hanno firmato con la Modular Recordings ed emesso Moment Bends, il cui primo singolo è stato Contact High, mentre la traccia vivace e briosa Escapee è entrata a far parte del videogioco FIFA 12. Yr Go To produce sprazzi di dance raramente mostrata in passato, e nel complesso il disco manca di quei momenti di coralità estatica a cui eravamo abituati e risulta un prodotto atipico proprio perchè troppo tipico, secondo quanto ci avevano fatto sentire in passato.
Recentemente il collettivo formato da Cameron Bird, Gus Franklin, Jamie Mildren, Sam Perry, e Kellie Sutherland è tornato con il singolo In The Future, prima anticipazione di un probabile futuro album...

by Sigu







mercoledì 11 settembre 2013

IN DIE HISTORY // Audio Bullys


Gli Audio Bullys sono stati una grande promessa d'inizio 2000, che a questo punto possiamo definire non completamente mantenuta. Vengono riconosciute a loro tante idee, ma anche diversi limiti che fecero dividere critica e pubblico fin da subito: una voce che non sfonda, musica incisiva a tratti coinvolgente però un po' kitsch. Gli inglesi Simon Franks (voce) e Tom Dinsdale pubblicarono il loro album di debutto Ego War nel 2003 presentati dai media come addirittura i nuovi Prodigy. Snake si presta al paragone ingombrante ed eccessivo con il gruppo di Braintree ma, tirando le somme, l'accostamento più calzante è con i Basement Jaxx poichè anch'essi avvolgono ed incoroporano la musica house in svariati generi che vanno dal rock, all'hip-hop, dall'urban pop al dub. "Scriviamo canzoni sulla vita di tutti i giorni", la dichiarazione degli esordi. Infatti portano al centro della loro scena la sottocultura giovanile, le atmosfere fumose ed alterate in cui si incontrano hooligans e punks. Sfruttano campionamenti del passato come nel caso di Face in a Cloud (Joe Cocker - Marjorine) e Way Too Long (Elvis Costello - I Don't Want To Go To). Convincono con The Real Life, The Things, ma soprattutto con We Don't Care ed i suoi WHATHAFAA!, il cui video con protagonista un ragazzino attaccabrighe, in grado di conquistarsi anche un gruppo su Facebook, fece entrare la canzone al 15° posto della UK charts consentendo loro di imboccare il viale della popolarità.
In Generation del 2005 apparvero forse appagati dal risultato precedente, non risultarono particolarmente creativi ed incassarono una stroncatura quasi unanime. Nonostante ciò l'intuizione di Shot You Down è di quelle che vale un'intera carriera. Tutto è partito da una versione del 1966 di Nancy Sinatra di Bang Bang, con l'introduzione della chitarra di Billy Strange, che raggiunse la piena notorietà dal momento in cui fu inserita nella colonna sonora del film Kill Bill vol.1 (2003). Ripresa in seguito e rilanciata in orbita dagli Audio Bullys, questa splendida operazione commerciale valse loro la terza piazza nella UK Singles Chart. Però il disco ci lascia anche una title-track molto intrigante e ballabile con la sua linea di basso pulsante, il rap di Keep On Moving che utilizza una sample di Steely Dan (Midnight Cruiser) ed in Take You There quella di Dr. Hook (In Over My Head). A chiudere la traccia finale Struck by the Sound, pianoforte e sax.
Con Higher Than The Eiffel del 2010 tornano a brillare grazie ai riff di Only Man, un brano che spacca, ma spiccano dal mazzo una briosa Twist Me Up molto convincente ed orecchiabile, superiore alla più celebrata Shotgun, con le canzoni del disco che scorrono via via dando vita ad una colonna sonora urbana dai ritmi incalzanti. Largo spazio ai sintetizzatori ruvidi di Drums (On With The Story) e Feel Alright, l'arabeggiante London Dreamer, la beneaugurante The Future Belongs to Us, la spumeggiante Goodbye con armonica a bocca che tradisce il loro stile ma ci regala ugualmente un'autentica gemma.  
Da inizio 2012, gli Audio Bullys esistono solo più nella figura di Franks che continua ad esibirsi con il DJ Andy Amfo, dopo l'abbandono annunciato di Dinsdale attraverso la pagina Facebook ufficiale del gruppo.
Nel caso voleste aggregarvi invece a quella del ragazzino del video di We Don't Care questo è l'indirizzo: https://www.facebook.com/pages/Ragazzino-del-video-we-dont-care-degli-Audio-Bullys/116120911734636, ma vi invitiamo, per una questione di delicatezza nei nostri confronti, a ripetere questa operazione anche con la nostra, poichè difficilmente potremmo tollerare tale affronto. Grazie. 


by Sigu       





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mercoledì 21 agosto 2013

IN DIE HISTORY // Les Tambours du Bronx


Anche nel loro caso l'ambiente circostante ha contagiato i suoni e le esibizioni: infatti nascere a Varennes-Vauzelles, vicino a Nevers, situata nella regione della Borgogna in un distretto abitato dai lavoratori delle ferrovie SNCF ha fatto di loro ciò che essi stessi trasmettono con la loro musica. Quello de Les Tambours du Bronx è un collettivo che prende forma nel 1987 ed è tuttora in attività: un centinaio di soggetti di diverse età hanno fatto parte di questo gruppo che sul palco si presenta privo di gerarchie, e volendo trovare un termine di paragone sono una versione tutta al maschile più muscolare e meno teatrale degli Stomp. Bidoni di latta da 225 litri disposti sul palco a ferro di cavallo, un gruppo di 18 uomini con maglie nere che via via si sfilano con l'aumentare della temperatura interna intenti a riprodurre il ritmo della fabbrica e del treno in corsa battendo i tamburi con delle mazze, seguendo una scenografia ben precisa in una uniforme e vibrante coesione estetica. La loro musica ed i loro set erano stati concepiti inizialmente come totalmente acustici, poi con il passare del tempo li hanno arricchiti introducendo le voci, come nel caso di Fever o di Crash Rythm Thrash, ed i suoni sintetizzati e campionati.
Per più di 25 anni, Les Tambours du Bronx hanno diffuso la loro rabbia in quasi tutti i continenti; questa schiera di individui ha irrigato svariati paesi col suo sudore. L'orda francese ha esordito nella terra d'origine, durante il festival Never A Vif, per poi imperversare negli Stati Uniti, Brasile, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Tunisia, Grecia, Reunion, la Repubblica di Gibuti, Egitto, Norvegia, Slovenia, Portogallo ed in tutta l'Europa, esibendosi in aree mercatali della provincia così come sulla Tour Eiffel ed al Rock in Rio nel 2011 con i Sepultura di fronte a 75000 persone (che da loro calendario replicheranno anche nel settembre 2013). Ma ovunque essi si trovino la costante è sempre un'interazione con il pubblico che innesca un'autoalimentazione reciproca; l'energia fisica che viene sprigionata percuotendo i tamburi, che sopravvivono per due concerti, permette di regalare uno spettacolo ritmico e visivo che nell'arco delle migliaia di concerti in cui essi si sono esibiti non è mai scemato, ed è risultato talmente emozionante da essere in grado di catturare e far movimentare anche gli individui più insospettabili. Durante la loro fantastica carriera hanno pubblicato 7 album in studio, più quattro live di cui l'ultimo è Fukushima, mon amour, registrato a Toulouse nel 2011.

by Sigu






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