giovedì 11 dicembre 2014

COMING SOON // Feel the Lightning anticipa il ritorno di Dan Deacon. I dettagli di Gliss Riffer


Dan Deacon, compositore del Maryland di matrice fortemente elettronica, nonchè grande intrattenitore come comprovato durante il Primavera Sound del 2013, regalerà il prossimo anno un erede all'album America del 2012 con Gliss Riffer, in uscita il prossimo 23 febbraio attraverso Domino (il giorno seguente negli Stati Uniti). Ad anticipare l'opera il primo singolo Feel The Lightning che arriva accompagnato dallo stravagante videoclip diretto da Andrew Jeffrey Wright. Gliss Riffer a detta dello stesso Deacon segna a livello di produzione, più essenziale, un ritorno alle origini con uno stile più affine al sorprendente Spiderman of the Rings del 2007. Ecco qui di seguito tracklist, art-cover ed il primo assaggio dell'opera.



Gliss Riffer
Domino Records

01 Feel the Lightning
02 Sheathed Wings
03 When I Was Done Dying
04 Meme Generator
05 Mind On Fire
06 Learning to Relax
07 Take It to the Max
08 Steely Blues







venerdì 5 dicembre 2014

COMING SOON // Nel 2015 l'atteso ritorno dei Chromatics con Dear Tommy. Tutti i dettagli


Dopo lo spettacolare Kill for Love del 2012 i Chromatics tornano con il nuovo album Dear Tommy atteso attraverso la consueta Italians Do It Better per metà febbraio, e comunque, a detta di Johnny Jewel, certamente entro San Valentino. Già anticipata l'art-cover dell'album e la tracklist che vede tra i brani quella Cherry già presente nella raccolta After Dark 2, sebbene leggermente rivisitata e Camera che invece si presenterà in una veste tutta nuova. Non è l'unico progetto in cantiere per Johnny Jewel pronto a sfornare con tutta probabilità nel 2015 Body Work come Glass Candy e Still Life nei panni di Symmetry. Il nuovo anno porterà con se anche il soundtrack del film Lost River (con Ryan Gosling) sempre pubblicato da Italians Do It Better. Al momento non è previsto alcun concerto per la prossima stagione quindi non ci resta che consolarci con il brano Cherry ad un ottimo stralcio dello splendido live del Primavera Sound 2012...



Dear Tommy
Italians Do It Better

01 Fresh Blood
02 In Films
03 Time Rider
04 I Can Never Be Myself When You're Around
05 Cherry
06 She Says
07 Just Like You
08 4 A.M.
09 Teacher
10 Camera
11 Dear Tommy
12 Touch Blue
13 After Hours
14 Shadow
15 In Silence
16 Colorblind
17 Endless Sleep









mercoledì 19 novembre 2014

PS15 // Il cartellone del Primavera Sound 2015 si arricchisce con la reunion dei Ride





Con My Bloody Valentine nel 2013 e lo splendido live degli Slowdive il maggio passato, in molti avranno pensato che a chiudere il cerchio della scena shoegaze a cavallo tra '80 e '90 mancavano solo i britannici Ride, più difficili da assoldare in quanto da tempo lontani dal palcoscenico. Ma a realizzare questa sorta di miracolo, così come successo proprio con gli Slowdive, non poteva che pensarci il nostro amato festival che a sorpresa, e a solo una settimana dall'annuncio de The Strokes, conferma la reunion della storica band britannica pronta a ripresentarsi dinnanzi al proprio pubblico a distanza di oltre 13 anni. 
I leader Andy Bell (Oasis, non dimentichiamo) e Mark Gardener si ricompattano quindi con Laurence 'Loz' Colbert e Steve Queralt per ridar vita alle perle incluse nei quattro album pubblicati tra il 1990 ed il 1996 ovvero Nowhere, Going Black Again, Carnival of Light e Tarantula. Tra questi la meravigliosa In a Different Place (Nowhere) che per mille motivi andiamo a riproporre qui di seguito...




 

mercoledì 12 novembre 2014

PS15 // The Strokes primo headliner ufficiale del Primavera Sound 2015





Confermando il modus operandi della passata stagione eccoci di nuovo, giorno più o giorno meno rispetto alla stagione passata, ad annunciare la prima "cabeza" del cartellone del Primavera Sound che il prossimo anno festeggerà il proprio quindicesimo anniversario. A dare il buon giorno alla uggioso e a tratti piovoso giornata di ieri (11 novembre) ecco infatti comparire nella affascinante Passeig del Born di Barcelona un telone che già per le dimesioni non poteva passare inosservato e con impresso l'inconfondibile marchio della band newyorkese The Strokes che, non è un caso, proprio nel 2011 ci regalava con Is This It una tra le indiscusse perle di questo millennio. Ad aumentare la fama del quintetto capitanato da Julian Casablancas altri due fortunati album con Room on Fire (2003) e First Impression of Heart (2006) a cui, dopo una breve pausa, seguivano due opere indubbiamente meno apprezzate quali Angles (2011) e Comedown Machine (2013). Forse non tutti avranno fatto salti di gioia ma quantomeno la macchina del PS15 si è messa in moto e da ora fermarla risulterà davvero impossibile.

Per chi non avesse ancora fatto proprio l'abbonamento per la kermesse catalana, fino al 14 novembre sarà possibile acquistarlo al costo di 145€ che passerà a 160€ dal giorno successivo.





giovedì 6 novembre 2014

REPORT // La nostra 3 giorni al Primavera Club 2014




Non perderò tempo e non lo farò perdere a voi raccontando tutto ciò che ha caratterizzato un ultimo mese e mezzo personalmente rivoluzionario, con tutta la connotazione negativa che porta con se nelle fasi del suo sviluppo e tutti i benefici di cui si spera godere una volta completata; fatto sta che se esisteva un premio che ero certo di meritare questo si chiamava Primavera Club, anticamera ancor più indipendente del nostro Primavera Sound. Tornato a sorpresa dopo i dissapori col comune catalano della stagione 2012 il PC si presentava con un cartello (proporzionalmente) sorprendente e con almeno 8 nomi per cui stropicciarsi gli occhi anche se  a smorzare parzialmente gli entusiasmi e a creare qualche dissapore  ci pensava una fascia oraria molto ristretta e diverse scelte dolorose da adoperare...
Altro ostacolo da aggirare, questo estraneo all'organizzazione, la festa aziendale di Halloween cui era "consigliato" partecipare e che ha mutilato il programma del mio giorno inaugurale. Ma ad ogni problema esiste una soluzione e ad ogni festa un'uscita di sicurezza da cui scappare. Col una scelta dei tempi da veterano giungo al meraviglioso Teatre Principal giusto in tempo per infilarmi nella saletta laterale denominata Teatro Latino (e non mi soffermerò a descrivere le due meravigliose sale citate) per vedere salire sul palcoscenico il giovane britannico William Doyle noto come East India Youth. Abito grigio, cravatta scura e fermacravatta di metallo sono già un biglietto da visita di tutto rispetto ma i venti minuti che il mio programma concedeva superano le aspettative con un'elettronica che in versione live non perde in purezza e classe a partire dalla scontata intro Glitter Recession fino alla più attesa Dripping Down, perla di Total Strife Forever con la quale, ottenuto il minimo sindacale mi dirigo verso uno tra gli obiettivi principali della tre giorni ovvero i Fear of Men. Davanti ad un pubblico che avrei immaginavo più folto il quartetto di Brighton non delude ma neanche esalta eseguendo alla perfezione l'ottimo nonchè sottovalutato Loom con la dolcissima frontwoman Jessica Weiss che mi ipnotizzava con le sue movenze in loop e chi ha visto il "live on KEXP" sa a cosa mi riferisco. Giorno inaugurale racchiuso in poco più di un'ora ma in ogni caso decisamente appagante con l'unico rammarico di non aver assaporato anche solo uno stralcio dell'esibizione del funk, tra elettronico e psichedelico del finlandese Jaakko Eino Kalevi.
Nessun ostacolo invece per il sabato del festival che inizia nella sala Apolo con il duo madrileño elettronico sperimentale Der Panther conosciuti attraverso il recente concerto dei CHVRCHES di cui erano gruppo spalla. Nascosti dentro un cubo in controluce al fine di mantenere l'anonomito e, pare, non rubare spazio alla musica, l'accoppiata della capitale regala un live che come si legge un po' ovunque rievoca i ritmi onirici di Caribou e la folle psichedelia degli Animal Collective anche se più di tutti fa tornare alla mente il recente concerto dei Darkside soprattutto nei cambi di ritmo che caratterizzavano le seconde parti di ciascuna lunga traccia. Con tutte le dovute proporzioni del caso pollice in su. Percorsa Carrer Nou della Rambla in otto minuti contati ci ritroviamo al Teatre Latino a dar sfogo alla curiosità che accompagnava il concerto delle The Coathangers dal momento che sul forum del Primavera se ne decantavano le lodi. Se il debutto omonimo delle compaesane e compagne di merende dei Black Lips (Atlanta) ci sorprendeva piacevolmente per un'attitudine al punk mai banale ed un paio di "pezzoni" il live ergeva il trio al femminile a vera sorpresa del festival. Taglienti, aggressive, totali. La batteria contundente, maneggiata con destrezza da ogni componente scandiva inesorabile 40 minuti di esibizione letteralmente divorati. Non programmato ma perfetto se devi riempire 20 minuti di buco ci sorbiamo la teatralità un po' goffa dei Woman's Hour. Il quartetto londinese pop elettronico risulta certo non sgradevole ma troppo compassato e posato per calamitare la nostra attenzione che è già rivolta ad un altro quartetto ben più incisivo. Il piano è chiaro: godere 20 minuti dei White Lung contando sulla brevità delle tracce e poi catapultarsi da Strand of Oaks. Come ogni piano ovviamente il fallimento giunge inesorabile, o quasi. Problemi tecnici ritardano di 10 minuti l'evento ed io devo accontentarmi di tre tracce con la voce di Mish Way che risulta eccessivamente risucchiata dalla foga strumentale. Nel male quantomeno ho la fortuna di apprezzare due delle tre perle del recente album Deep Fantasy con Down It Goes e Drown With the Monster. Il piano di rientro alla base Apolo invece fila liscio ed il mio ingresso nell'affascinante sala centrale coincide con l'inizio del live di Timothy Showalter aka Strand of Oaks che grazie all'eccelso Heal si è guadagnato una visibilità fino ad ora sconosciuta nonostante altri 3 album all'attivo. Sarà l'inusuale componente elettronica od il fisico non proprio statuario ma a tratti in Timothy rivedo l'alter ego rock di John Grant. L'esibizione ruota quasi esclusivamente attorno alla recente opera e con una resa straordinaria ma ciò che la rende davvero memorabile è la carica indomabile del cantautore di Philadelphia, pubblicamente redento dagli eccessi del passato, mai banale nei suoi interventi e capace di travolgere un pubblico adorante in ogni frangente. Diretto anche quando giunge il momento di abbandonare il palco non utilizza molti giri di parole per confermare la sua presenza al nostro amato festival primaverile. Ed il nostro bis è già in agenda.
Se il nostro resoconto fino ad ora vi sembra trasudare entusiasmo sappiate che il meglio giungerà proprio con il programma domenicale. Spinto dalla curiosità, dall'assenza di alternative convincenti e, ahimè, anche dall'ottima recensione della rivista P4k decido di concedere una chance agli australiani Movement sebbene il poco materiale rilasciato non mi abbia mai convinto appieno. I 35 minuti di live ribaltano ogni giudizio ipnotizzando totalmente il qui scrivente e tutto il numeroso pubblico presente al Teatre Principal. Se la presenza scenica (nonchè l'abbigliamento) ricorda un po' The XX, tutto il resto risulta squisitamente unico: soul elettronico spoglio ma allo stesso tempo vibrante ed incisivo nella sua cadenza ritmica con la voce di Lewis Wade capace di penetrare in ogni fessura presente saturando l'ambiente di un'intimità inattesa ed insperata. Giusto il tempo di fiutare la meritata standing ovation finale e sono già in strada direzione Apolo. L'imminente Club To Club rende sopportabile il forfait per la performance dei Jungle che sarebbe avvenuto in ogni caso dal momento che nella mia personale scala di gradimento l'accoppiata Alvvays/Ought  risulta inarrivabile. I primi, come già successo per i Fear of Men, non hanno che da trasferire in versione live le incantatrici melodie (anche qui un po' sottovalutate dalla critica) del loro ottimo debut album. La voce di Molly Rankin impiega un paio di brani per incontrare il giusto registro dopo di chè snocciolate le diverse perle dell'album il quartetto canadese ci regala un assaggio del nuovo materiale che con un'unica eccezione sembra mancare dell'usuale mordente. Ci pensa in ogni caso il degno epilogo con Archie, Marry Me a rimettere le cose a posto. Mi godo l'ultima portata del Primavera Club como farei con un dessert al termine di una cena abbondante ed impeccabile, ovvero come una sorta di premio. Iniziato con un inusuale ritardo di 10 i canadesi Ought ci ripagano con gli interessi snocciolando in maniera quasi teatrale le diverse perle post-rock di quel signor debut album che è More Than Any Other Day. A sorprendere oltremodo il front-men Tim Beeler: personalità da star, chitarra impeccabile e voce davvero unica nel panorama. Ancora applausi a scena aperta, prolungati oltre modo, quasi a volervi includere tutti coloro che hanno reso possibile la festa che le nostre orecchie hanno ospitato in questi tre giorni davvero troppo rapidi...














venerdì 19 settembre 2014

BEST VIDEOS // I migliori 5 video della settimana (W38)





fIVE // Angel Olsen - High & Wild

Lo splendido album Burn Your Fire for No Witness, uno tra i migliori di questo 2014, continuerà ad allietarci con una versione deluxe attesa per il 18 novembre (Jagjaguwar). Per festeggiare l'evento che porterà con se anche 5 tracce bonus la bella Angel Olsen ci fa dono anche di un video diretto dalla stessa cantautrice statunitense per il brano High & Wild in cui tra scherzi e performance live ripercorre (anche a ritroso) le tappe del proprio tour...






fOUR // Karen O - Ooo

Forse neanche a conoscenza Karen O si ritrova un video per la traccia Ooo presente nella sua recente creazione Crush Songs (la raccolta di brani intimi scritti dalla leader del YYYs qualche anno fa'). Il dono proviene da nientemeno che il regista Spike Jonze con cui l'artista ha già avuto modo di lavorare più volte, l'ultima in occasione della pellicola Her. Il clip registrato in presa diretta vede l'attrice Elle Fanning muoversi ed esibirsi, quasi per gioco, all'interno del New York Metropolitan Opera House, rispecchiando, a detta di Jonze, lo spirito dell'album della cantautrice nativa della Corea del Sud...






tHREE // The Raveonettes - Killer in the Streets

Solo poco più di un paio di mesi or sono venivamo presi alla sprovvista dall'uscita del nuovo (settimo) album della rock band danese The Raveonettes con il davvero positivo Pe'ahi. Ora dopo Endless Sleeper tocca al brano Killer In The Streets offrirci il proprio corrispettivo ad immagini. A dirigere una storia dalle tinte pulp un'altra danese doc come Rie Rasmussen che sebbene in maniera un po' criptica sembrerebbe trattare il tradimento alla stregua di un omicidio. Star del video anche la coppia Sharin Foo & Sune Rose Wagner...






tWO // Basement Jaxx - We Are Not Alone

Che il duo londinese dei Basement Jaxx abbia intenzione di colmare il vuoto creativo del quinquennio precedente proponendo una versione ad immagini per ciascuna delle tracce del recente nuovo album Junto? Parrebbe di sì e con We Are Not Alone arriviamo a quota cinque, ma a dispetto della prolificità risaltiamo con piacere come il livello qualitativo non subisca flessioni. Il clip diretto da Cyrill Oberholzer ci offre in un b/n sgranato uno scorcio delle rinomate e carnevalesche performance live del duo insieme a suggestive riprese di una missione nello spazio...






oNE // Pixies - Ring the Bell

Del recente ritorno dei Pixies si è già detto praticamente tutto, compreso il fatto che Indie Cindy non passerà per la Hall of Fame ed anzi ha spinto qualcuno fino al negazionismo. La ma storia che si cela dietro al video Ring the Bell merita una copertina di tutto rispetto. A dirigere sono infatti le israeliane Lital Mizel e Adi Frimmerman che nel 2005 riproposero per gioco il brano Hey della band di Boston in formato video da regalare al ragazzo di Adi. Beh, il clip diventato virale toccò le 33 milioni di visualizzazioni cosicchè una volta giunti ad Israele, questa estate, Joey Santiago e Black Francis si sentirono in dovere di affidare alla giovane coppia la direzione del nuovo video...




(Week 37)       

giovedì 18 settembre 2014

STREAM // Ascolta in anteprima l'ottimo Ontario Gothic di Foxes in Fiction




Non c'è molto da discutere, dal dolore nascono i più grandi capolavori. E se Ontario Gothic non arriva a questi livelli quantomeno ha il dono di aprire le anime più ricettive e sensibili. L'opera di Warren Hildebrand aka Foxes in Fiction nasce dopo una lunga gestazione successiva alla morte del fratello, avvenuta nel 2008, e dopo un primo ascolto promette ritagliarsi il suo spazio in questo autunno. L'anteprima integrale è offerta dal canale Pitchfork Advance. Enjoy...





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