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giovedì 9 luglio 2015

PS15 // Report del sabato al Parc del Forum





Piú di un mese, mille storie cui a voi interessa poco, ed un Sonar di mezzo e siamo qui a concludere ora la nostra raccolta di report giornalieri scoprendo come le cose davvero belle, ahimé, rimangano impresse indelebilmente a distanza di tempo con gli stessi colori vividi ed, a tratti, gli stessi odori. Odori di Primavera, di quella stagione che dura una settimana e si conclude, ormai da anni, almeno per noi, di domenica mattina con il sole in faccia, ed il Mare Nostrum lí a due passi ad amplificare i raggi che fungono da sveglia per riportarci alla vita reale. Anche se di reale al di fuori delle mura amiche del recinto del Forum, sembra restare davvero ben poco... 
Ma bando ai sentimentalismi e torniamo a fare un po' di cronaca alla nostra maniera partendo dallo splendido regalo offertoci dalla rivisitazione dell'ultim'ora del programma che ricolloca gli attesissimi DIIV nell'orario ideale per iniziare la nostra giornata conclusiva. Ore 18.30 siamo belli piazzati, birra in mano e sole in faccia, ad una decina di metri da un Zachary Cole Smith che non fa dello stile il suo cavallo di battaglia e che ha certamente da farsi perdonare il forfait del 2013 oltre al fatto di avere come compagna una certa Sky Ferreira... Sebbene il Pitchfork si confermi non il palcoscenico ideale a livello di resa acustica ed una metá delle canzoni vengano proposte per la prima volta il concerto si rivela un viaggio sensoriale quasi inatteso chiuso dalla meravigliosa Doused lasciadoci con l'acquolina in bocca in vista dell'ormai prossimo sophomore. 
Ad un Mac DeMarco mai entrato nelle nostre grazie e di scena nella lontana Mordor preferiamo la classe cristallina e senza tempo di una bellezza altrettanto cristallina ed altrettanto senza tempo (quasi 52 anni? ma dove??) di un'icona della musica come Tori Amos. Scelta di cui nessuno avrá a pentirsi. L'artista statunitense si destreggia tra due pianoforti, visibilmente emozionata con una classe che supera le aspettative e giustifica l'eco che accompagna il suo nome. Non é da meno la scaletta prescelta che va da Bliss, traccia di apertura del concerto come fu di quel To Venus and Back del 1999, alle celeberrime e piú datate Crucify ed, ovviamente, Cornflake Girl a chiudere un'esibizione da occhi lucidi. 
Sebbene  il cuore ci avrebbe portato a godere della splendida Torres, la logistica ed il desiderio di porgere un ultimo saluto ai Foxygen ci guida fino allo stage Primavera dove giungiamo a festa ampiamente iniziata e dove ci accoglie un Sam France visibilmente su di giri. Chi ha visto il concerto dall'inizio ci racconta di un ottimo live mentre la sensazione che abbiamo provato noi è esattamente quella che si prova quando si è gli unici sobri in un tavolo di amici ubriachi... Già sapevamo non avremmo goduto dell'amata San Francisco ma a consolarci ci pensa una No Destruction con cui ci congediamo dal connubio californiano. Abbiamo fatto i fighetti tutto il weekend tenendoci a dovuta distanza dai main stages ma il sabato abbiamo dovuto tirar giù le braghe al nostro lato più mainstream abbandonandoci ad un'attesa dobbietta con Interpol (cui nel 2011 avevamo preferito Caribou) e The Strokes. Nessun dubbio sulla qualità delle opere (sebbene in calando a parte un discreto ultimo El Pintor) di Paul Banks e compagnia bella. Il dubbio che accompagnav l'attesa era più legato alla resa dal vivo. A posteriori, confrontando l'esperienza si evince come la soddisfazione non sia stata unanime anche se personalmente non potevo attendere di meglio. Atmosfera e visual che perfettamente si adattano al mood che da sempre accompagna le sonorità della band newyorkese ed una scaletta che autocelebra la propria carriera omettendo solo il fallimentare album omonimo (anche se resto convinto che Light sia uno tra i brani meglio riusciti...). Con la toccante Untitled ci ritiriamo in cerca di una posizione degna cui assistere alla performance di Julian Casablancas, Albert Hammond Jr. e soci. Sarà la bassissima aspettativa che nutrivamo e la convinzione che ci sarebbe costato uno sforzo immane comprendere un decimo delle parole che uscivano dalla bocca del leader dell'altra band newyorkese della serata, fatto stà che il live si rivela godibilissimo e coinvolgente, certo non per merito dell'entusiasmo che trasuda dal quintetto, nullo, ma questo era noto ed non c'era motivo di attendersi un carico di serotonina scrosciante dal palco... Al primo concerto europeo dal Reading 2011 bisogna fare un grandissimo sforzo per trovare un fallo nella scaletta che regala, al meglio delle loro potenzialità, una ventina tra i brani che hanno reso celebra la band. Anche qui quasi impossible attendersi di più.
Al termine della performance non posso più rimandare il confronto con l'atroce dilemma che nel frattempo si era insinuato in me... Continuare con il "fiestòn" offerto dagli Underworld con tutto il resto della (mia) banda approfittando della logistica oppure rispettare il piano che prevedeva la via crucis che mi avrebbe portato nel giro di mezz'ora dinnanzi agli attesissimi Health comodamente ubicati nell'estremo opposto del recinto. Ad averla vinta è alla fine in rock elettronico del quartetto californiano, già sfuggito nel lontano 2010... Il "sacrificio" ci regala però una gradita sosta al Ray-Ban giusto il tempo di rendere omaggio al già apprezzato Dan Deacon (ovvero Moon-Man, e chi c'era nel 2013 sa di cosa sto parlando) proprio mentre offre al suo non così esiguo pubblico quella perla che è Feel The Lightning...
Il pensiero di aver fatto la scelta sbagliata si dissolve il meno di 3 minuti e si trasforma nel giro di un'ora scarsa nella fiera consapevolezza di aver assistito ad uno tra i live migliori di tutto il nostro festival. Energia strabordante, resa e scaletta dei brani impeccabile ed una presenza scenica molto particolare per chi conosce Jake Duzsik, l'ipnotico capellone John Famiglietti, le espressioni facciali di Jupiter Keyes e l'atipico incedete del batterista Ben Miller. Die Slow dal vivo è un'esperianza che tutti dovrebbero provare e la chiusura con USA Boys non potrebbe essere più degna.
Ad attenderci ora, logisticamente perfetto, l'amato Caribou con band al Ray-Ban, per quello che rappresenta l'evento conclusivo della kermesse catalana. E come tale lo spazio risulta inadeguato, come già successo per i Ratatat, tanto che per la prossima edizione bisognerà inventarsi qualcosa caro Gabi... Tornando a Dan Snaith, che dire, impeccabile, anche se per noi senza sorprese tal momento che risulta essere l'esatta copia della performance del Club To Club 2014 della nostra (sempre amata, credo di aver già ripetuto questo concetto) Torino... Prima parte di assestamento e di profilo un po' più basso come l'ultimo disco del fuoriclasse canadese ed una seconda metà che esplode con Odessa e ci trascinerà fino al delirio dell'extended version di quel capolavoro che è, e sempre sarà, Sun...
Fuggiamo dalla calca per assaporare le sonorità di Mike Simonetti, invero senza mai esaltarci, per poi tornare alla casa-base Ray-Bay per rivivere un film che si prolunga da ormai 6 stagioni. Dj Coco, il suo live discutibile, qualche pezzo strappalacrime, il sole che emerge dal mare ed i nostri volti che illuminati raccontano di una tre (ma anche quattro) giorni di passione, amore, sacrifici, stanchezza e un pizzico di tristezza che inizia ad insinuarsi dal momento che realizziamo che il conto alla rovescia per la prossima edizione tocca nuovamente il suo punto più ampio...
Ciao Primavera, lo sai che ti amiamo vero?










martedì 3 marzo 2015

Road To Primavera // Tori Amos


Sabato 30 maggio 2015

Genere: Baroque Pop, Alternative Rock
Ultimo album: Unrepentant Geraldines (Marcury Records), 2014
Nazione: U.S.A.


Il primo "colpo" nel mercato di riparazione del Primavera Sound, edizione 2015, avvenuto in sostituzione degli Eels, è stato lungamente pronosticato in queste pagine l'anno scorso, ma la gradita materializzazione nella line-up del festival catalano di Tori Amos si è concretizzata solo recentemente. Nel 2014 la cantautrice e pianista statunitense dall'impetuosa emotività, classe, eleganza, dotata di un viso angelico che nasconde una personalità complessa, perennemente in conflitto tra libertà e religione, è stata comunque in Italia i primi giorni di giugno a Roma, Milano e Padova in occasione del Unrepentant Geraldines Tour, per promuovere il relativo quattordicesimo album anticipato dal singolo Trouble's Lament.
La prolifica artista dalla fluente chioma rossa, formatasi nel prestigioso Peabody Institute di Baltimora lasciatolo per inseguire il mito dei Led Zeppelin, Jimi Hendrix e The Doors, il prossimo 14 aprile rilascerà con una nuova veste due dei pezzi più pregiati della sua collezione che consegnerà al mercato in un'edizione deluxe: vale a dire primi due progetti discografici "Like earthquakes" (1992) e "Under the pink" (1994), dischi che l'hanno resa celebre in tutto il mondo ed in cui fermentano le sue passioni e dolori sostenute da un un vocalismo acrobatico alla Kate Bush e che includeranno anche alcune tracce bonus, brani esclusi dalle tracklist, rarità e cover che sono sempre state una sua specialità (vedasi il concept album Strange Little Girls del 2001, composto da 12 canzoni scritte e cantate da artisti maschi e reinterpretate da lei stessa con una prospettiva femminile), su tutte Smells like teen spirit dei Nirvana, il celeberrimo gruppo grunge che insieme alla Cornflake Girl negli anni 90 han segnato un'epoca.

Le nostre più che attendibili fonti ci comunicano Tori Amos in scena sabato 30 maggio sul palcoscenico del Ray Ban intorno alle ore 21.00 in un live prevalentemente unplugged accompagnato solo di tanto in tanto da altri musicisti.

 Sigu         





sabato 31 gennaio 2015

PS15 // Tori Amos si aggiunge al cartellone del Primavera Sound in attesa di nuovi annunci...


Neanche il tempo di stilare una classifica delle preferenze e di una ipotetica giornata tipo che le nostre labili certezze incominciano a vacillare con le prime modifiche non proprio di poco conto sulla line-up annunciata solo pochi giorni fa'... Il primo colpo post-gala è l'avvento nel cartellone della cantautrice statunitense Tori Amos che si esibirà nel recinto del Forum catalano sabato 30 maggio andando a sostituire gli EELS che hanno ritirato la loro partecipazione. Iniziata con i barlumi degli anni '90, la carriera di Tori Amos, grazie ad un paio di capolavori ed un indubbio magnetismo dal vivo, svolta rapidamente trasformandola in una delle stelle dell'ultima decade del millennio passato. Il disco di debutto Little Earthquakes o il rimarcabile Under The Pink, che contiene la celeberrima Cornflake Girl, per quanto universalmente acclamati non hanno sopito il desiderio della pianista nativa di Newton di lanciarsi in nuovi ambiti, dall'elettronico al concettuale. 

Attraverso il proprio account twitter, a scaldare ulteriormente il post Line-App, l'organizzatore principe del Primavera Sound Gabi Ruiz annuncia l'avvento di nuove incorporazioni che verranno comunicate una volta ottenuto l'ok definitivo dagli sponsor... Quindi orecchie ben tese...





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