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lunedì 5 gennaio 2015

NEWS // 10 band che ci hanno lasciato in questo 2014 (e che ci mancheranno)




In un 2014 comunque prezioso musicalmente parlando un piccolo spazio va indubbiamente dedicato anche a chi ci ha lasciato ponendo fine (per i motivi più disparati su cui non vogliamo soffermarci) a lunghe e proficue e talvolta amate collaborazioni. L'anno appena trascorso ha in tal privato di meravigliose relazioni musicali che vogliamo ricordare qui di seguito sottolineando le 10 a cui più eravamo legati e che, a parte l'ultima presentata (annunciati e cancellati nel 2012), hanno solcato in diversi periodi il palco del nostro adorabile festival catalano... Chissà che un giorno non si possa anche per loro parlare de reunion...


Crystal Castles





The Knife





Darkside





The Rapture





Death Grips





Vivian Girls    (PS09)





Klaxons    (PS07)





Dirty Beaches





Orbital





Guided by Voices




domenica 4 gennaio 2015

CHART // Top 100 Songs 2014 (50-1)




50 # Emma Ruth Rundle - Arms I Know So Well (Some Heavy Ocean)

49 # The War On Drugs - In Reverse (Lost In The Dream)

48 # Jamie XX - Girls (Girl / Sleep Sound)

47 # Kewin Drew - Good Sex (Darlings)

46 # S. Carey - Crown The Pines (Range of Light)

45 # Hundred Waters - Xtalk (The Moon Rang Like a Bell)

44 # St. Vincent - Digital Witness (St. Vincent)

43 # Panda Bear - Mr Noah (Panda Bear Meets the Grim Reaper)

42 # TV On The Radio - Happy Idiot (Seeds)

41 # Cloud Nothings - I'm Not Part of Me (Here And Nowhere Else)





40 # Foxes In Fiction - Ontario Gothic (Ontario Gothic)

39 # EMA - 3Jane (The Future's Void)

38 # Black Keys - Fever (Turn Blue)

37 # Angel Olsen - White Fire (Burn Your Fire For No Witness)

36 # Chromeo - Jealous (I Ain't With It) (White Women)

35 # Viet Cong - Continental Shelf (Continental Shelf)

34 # Sharon Van Etten - Taking Chances (Are We There)

33 # Alt-J - Hunger of the Pine ('This Is All Yours)

32 # The Notwist - Kong (Close To The Glass)

31# FKA twigs - Two Weeks (LP1) 





30 # Strand Of Oaks - Goshen '97 (HEAL)

29 # La Sera - Running Wild (Hour of the Down)

28 # East India Youth - Dripping Down (Total Strife Forever)

27 # Aphex Twin - minipops 67 [120.2][source field mix] (Syro)

26 # Todd Terje - Johnny and Mary (featuring Bryan Ferry) (It's Album Time)

25 # Parquet Courts - Instant Disassembly (Sunbathing Animal)

24 # Sharon Van Etten - Every Time The Sun Comes Up (Are We There)

23 # Mitski - First Love / Late Spring (Bury Me At Makeout Creek)

22 # Jessie Ware - Want Your Feeling (Tough Love)

21 # The Raveonettes - Sisters (Pe'ahi)

20 # Phantogram - Bill Murray (Voices)

19 # Liars - Mess On A Mission (Mess)





18 # Clark - The Grit In The Pearl (Clark)

17 # Fear of Men - Green Sea (Loom)

16 # Jungle - Time (Jungle)

15 # Ought - Habit (More Than Any Other Day)

14 # Angel Olsen - Unfucktheworld (Burn Your Fire For No Witness)

13 # Movement - Ivory (Movement)

12 # Alvvays - Archie, Marry Me (Alvvays)

11 # Hundred Waters - Murmurs (The Moon Rang Like a Bell)

10 # Wild Beasts - Wanderlust (Present Tense)





09 # Perfume Genius - Queen (Too Bright)

08 # Jamie XX - Sleep Sound (Girl/Sleep Sound)

07 # Baths - Ocean Death (Ocean Death EP)

06 # The War On Drugs - Red Eyes (Lost In The Dream)

05 # Bombay Bicycle Club - Carry Me (So Long, See You Tomorrow) 

04 # Spoon - Do You (They Want My Soul)

3 # Caribou - Can't Do Without You (Our Love)





2 # Avey Tare's Slasher Flicks - Little Fung (Enter The Slasher House)





1 # White Lung - Face Down (Deep Fantasy)




(Posizioni 100-51)      


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Succedeva nel 2013   <<<


sabato 3 gennaio 2015

CHART // Top 100 Songs 2014 (100-51)




Giunti a fine anno e valicato il confine che ci ha introdotti nel 2015 possiamo tranquillamente confermare, senza neanche troppo rammarico, che il 2014 nella seconda parte dell'anno non ha cambiato marcia regalandoci diverse gioie ma nessun botto inatteso dopo un 2013 da fuochi artificiali. Non è stato comunque difficile trovare e raccogliere almeno 100 tracce da inserire nella usuale classifica di fine anno che trovate a disposizione anche attraverso i nostri canali YouTube e Spotify. Bando alle ciance ed ecco a voi la nostra classifica...


clicca sul brano per vedere il relativo video


100 # Beck - Morning (Morning Phase)

99 # Twin Shadow - To The Top (Single)

98 # Azealia Banks - Ice Princess (Broke With Expensive Taste) 

97 # Mogwai - No Medicine for Regret (Rave Tapes)

96 # Royksopp - Sordid Affair (The Inevitable End)

95 # The Coathangers - Follow Me (Suck My Shirt)

94 # Kode9 & The Spaceape - The Devil Is A Liar (The Killing Season EP)

93 # Savages - Fuckers (Fuckers/Dream Baby Dream 12")

92 # Eternal Summers - Never Enough (The Drop Beneath)

91 # Kele - Doubt (Trick)

90 # Damon Albarn - Lonely Press Play (Everyday Robots)





89 # Shabazz Palaces - Ishmael (Lese Majesty)

88 # Slow Magic - Girls (How To Run Away)

87 # Owen Pallett - Song For Five & Six (In Conflict)

86 # Klaxons - New Reality (Love Frequency)

85 # Lydia Ainsworth - Hologram (Right From Real)

84 # Fear of Men - Waterfall (Loom)

83 # Fyfe - For You (For You single)

82 # Run The Jewels - Close Your Eyes (And Count to Fuck) [ft. Zack De La Rocha] (2)

81 # Marianne Faithfull - Late Victorian Holocaust (Give My Love To London) 

80 # Arca - Thievery (Xen) 





79 # The Pains Of Being Pure At Heart - Eurydice (Days of Abandon)

78 # Ryan Hemsworth - Walk Me Home (Alone For The First Time) 

77 # Glass Animals - Gooey (ZABA)

76 # Jessie Ware - Say You Love Me (Tough Love)

75 # Beverly - Honey Do (Careers)

74 # Temples - The Golden Throne (Sun Structures)

73 # Sea Oleena - If I'm (Shallow)

72 # Lykke Li - Love Me Like I'm Not Made Of Stone (I Never Learn)





71 # Ben Frost - Venter (A U R O R A)

70 # Clark - Unfurla (Clark)

69 # Solstafir - Ótta (Ótta)

68 # I LOVE MAKONNEN - Tuesday (feat. Drake)

67 # Sophie - Lemonade (Lemonade/Hard single)

66 # Rustie - Attack (ft. Danny Brown) (Green Language)

65 # Kiasmos - Looped (Kiasmos)

64 # Perfect Pussy - Interference Fits (Say Yes To Love)

63# Charli XCX - Break the Rules (Sucker)

62 # Real Estate - Talking Backwards (Atlas)

61 # Eagulls - Never Endings (Eagulls)

60 # Angus & Julia Stone - A Heartbreak (Angus & Julia Stone) 




59 # Interpol - All The Rage Back Home (El Pintor)

58 # - Don't Wanna Dance (No Mythologies to Follow)

57 # Mr Twin Sister - In The House Of Yes (Mr Twin Sister)

56 # Sevendeaths - All Night Graves (Concreté Misery)

55 # Lust For Youth - Epoetin Alfa (International)

54 # Marissa Nadler - Drive (Fade Into) (July)

53 # How To Dress Well - Words I Don't Remember (What Is This Heart?)

52 # Röyksopp & Robyn - Do It Again (Do It Again)

51 # Perfume Genius - Grid (Too Bright) 





(Posizioni 50-01)         


giovedì 6 novembre 2014

REPORT // La nostra 3 giorni al Primavera Club 2014




Non perderò tempo e non lo farò perdere a voi raccontando tutto ciò che ha caratterizzato un ultimo mese e mezzo personalmente rivoluzionario, con tutta la connotazione negativa che porta con se nelle fasi del suo sviluppo e tutti i benefici di cui si spera godere una volta completata; fatto sta che se esisteva un premio che ero certo di meritare questo si chiamava Primavera Club, anticamera ancor più indipendente del nostro Primavera Sound. Tornato a sorpresa dopo i dissapori col comune catalano della stagione 2012 il PC si presentava con un cartello (proporzionalmente) sorprendente e con almeno 8 nomi per cui stropicciarsi gli occhi anche se  a smorzare parzialmente gli entusiasmi e a creare qualche dissapore  ci pensava una fascia oraria molto ristretta e diverse scelte dolorose da adoperare...
Altro ostacolo da aggirare, questo estraneo all'organizzazione, la festa aziendale di Halloween cui era "consigliato" partecipare e che ha mutilato il programma del mio giorno inaugurale. Ma ad ogni problema esiste una soluzione e ad ogni festa un'uscita di sicurezza da cui scappare. Col una scelta dei tempi da veterano giungo al meraviglioso Teatre Principal giusto in tempo per infilarmi nella saletta laterale denominata Teatro Latino (e non mi soffermerò a descrivere le due meravigliose sale citate) per vedere salire sul palcoscenico il giovane britannico William Doyle noto come East India Youth. Abito grigio, cravatta scura e fermacravatta di metallo sono già un biglietto da visita di tutto rispetto ma i venti minuti che il mio programma concedeva superano le aspettative con un'elettronica che in versione live non perde in purezza e classe a partire dalla scontata intro Glitter Recession fino alla più attesa Dripping Down, perla di Total Strife Forever con la quale, ottenuto il minimo sindacale mi dirigo verso uno tra gli obiettivi principali della tre giorni ovvero i Fear of Men. Davanti ad un pubblico che avrei immaginavo più folto il quartetto di Brighton non delude ma neanche esalta eseguendo alla perfezione l'ottimo nonchè sottovalutato Loom con la dolcissima frontwoman Jessica Weiss che mi ipnotizzava con le sue movenze in loop e chi ha visto il "live on KEXP" sa a cosa mi riferisco. Giorno inaugurale racchiuso in poco più di un'ora ma in ogni caso decisamente appagante con l'unico rammarico di non aver assaporato anche solo uno stralcio dell'esibizione del funk, tra elettronico e psichedelico del finlandese Jaakko Eino Kalevi.
Nessun ostacolo invece per il sabato del festival che inizia nella sala Apolo con il duo madrileño elettronico sperimentale Der Panther conosciuti attraverso il recente concerto dei CHVRCHES di cui erano gruppo spalla. Nascosti dentro un cubo in controluce al fine di mantenere l'anonomito e, pare, non rubare spazio alla musica, l'accoppiata della capitale regala un live che come si legge un po' ovunque rievoca i ritmi onirici di Caribou e la folle psichedelia degli Animal Collective anche se più di tutti fa tornare alla mente il recente concerto dei Darkside soprattutto nei cambi di ritmo che caratterizzavano le seconde parti di ciascuna lunga traccia. Con tutte le dovute proporzioni del caso pollice in su. Percorsa Carrer Nou della Rambla in otto minuti contati ci ritroviamo al Teatre Latino a dar sfogo alla curiosità che accompagnava il concerto delle The Coathangers dal momento che sul forum del Primavera se ne decantavano le lodi. Se il debutto omonimo delle compaesane e compagne di merende dei Black Lips (Atlanta) ci sorprendeva piacevolmente per un'attitudine al punk mai banale ed un paio di "pezzoni" il live ergeva il trio al femminile a vera sorpresa del festival. Taglienti, aggressive, totali. La batteria contundente, maneggiata con destrezza da ogni componente scandiva inesorabile 40 minuti di esibizione letteralmente divorati. Non programmato ma perfetto se devi riempire 20 minuti di buco ci sorbiamo la teatralità un po' goffa dei Woman's Hour. Il quartetto londinese pop elettronico risulta certo non sgradevole ma troppo compassato e posato per calamitare la nostra attenzione che è già rivolta ad un altro quartetto ben più incisivo. Il piano è chiaro: godere 20 minuti dei White Lung contando sulla brevità delle tracce e poi catapultarsi da Strand of Oaks. Come ogni piano ovviamente il fallimento giunge inesorabile, o quasi. Problemi tecnici ritardano di 10 minuti l'evento ed io devo accontentarmi di tre tracce con la voce di Mish Way che risulta eccessivamente risucchiata dalla foga strumentale. Nel male quantomeno ho la fortuna di apprezzare due delle tre perle del recente album Deep Fantasy con Down It Goes e Drown With the Monster. Il piano di rientro alla base Apolo invece fila liscio ed il mio ingresso nell'affascinante sala centrale coincide con l'inizio del live di Timothy Showalter aka Strand of Oaks che grazie all'eccelso Heal si è guadagnato una visibilità fino ad ora sconosciuta nonostante altri 3 album all'attivo. Sarà l'inusuale componente elettronica od il fisico non proprio statuario ma a tratti in Timothy rivedo l'alter ego rock di John Grant. L'esibizione ruota quasi esclusivamente attorno alla recente opera e con una resa straordinaria ma ciò che la rende davvero memorabile è la carica indomabile del cantautore di Philadelphia, pubblicamente redento dagli eccessi del passato, mai banale nei suoi interventi e capace di travolgere un pubblico adorante in ogni frangente. Diretto anche quando giunge il momento di abbandonare il palco non utilizza molti giri di parole per confermare la sua presenza al nostro amato festival primaverile. Ed il nostro bis è già in agenda.
Se il nostro resoconto fino ad ora vi sembra trasudare entusiasmo sappiate che il meglio giungerà proprio con il programma domenicale. Spinto dalla curiosità, dall'assenza di alternative convincenti e, ahimè, anche dall'ottima recensione della rivista P4k decido di concedere una chance agli australiani Movement sebbene il poco materiale rilasciato non mi abbia mai convinto appieno. I 35 minuti di live ribaltano ogni giudizio ipnotizzando totalmente il qui scrivente e tutto il numeroso pubblico presente al Teatre Principal. Se la presenza scenica (nonchè l'abbigliamento) ricorda un po' The XX, tutto il resto risulta squisitamente unico: soul elettronico spoglio ma allo stesso tempo vibrante ed incisivo nella sua cadenza ritmica con la voce di Lewis Wade capace di penetrare in ogni fessura presente saturando l'ambiente di un'intimità inattesa ed insperata. Giusto il tempo di fiutare la meritata standing ovation finale e sono già in strada direzione Apolo. L'imminente Club To Club rende sopportabile il forfait per la performance dei Jungle che sarebbe avvenuto in ogni caso dal momento che nella mia personale scala di gradimento l'accoppiata Alvvays/Ought  risulta inarrivabile. I primi, come già successo per i Fear of Men, non hanno che da trasferire in versione live le incantatrici melodie (anche qui un po' sottovalutate dalla critica) del loro ottimo debut album. La voce di Molly Rankin impiega un paio di brani per incontrare il giusto registro dopo di chè snocciolate le diverse perle dell'album il quartetto canadese ci regala un assaggio del nuovo materiale che con un'unica eccezione sembra mancare dell'usuale mordente. Ci pensa in ogni caso il degno epilogo con Archie, Marry Me a rimettere le cose a posto. Mi godo l'ultima portata del Primavera Club como farei con un dessert al termine di una cena abbondante ed impeccabile, ovvero come una sorta di premio. Iniziato con un inusuale ritardo di 10 i canadesi Ought ci ripagano con gli interessi snocciolando in maniera quasi teatrale le diverse perle post-rock di quel signor debut album che è More Than Any Other Day. A sorprendere oltremodo il front-men Tim Beeler: personalità da star, chitarra impeccabile e voce davvero unica nel panorama. Ancora applausi a scena aperta, prolungati oltre modo, quasi a volervi includere tutti coloro che hanno reso possibile la festa che le nostre orecchie hanno ospitato in questi tre giorni davvero troppo rapidi...














mercoledì 10 settembre 2014

NEWS // James Blake in cerca di erede: le nomination al Mercury Prize 2014


E come ogni anno settembre porta in dono le candidature per il Barclaycard Mercury Prize che ci diranno atttraverso la premiazione prevista per il prossimo 29 ottobre quale artista (o band) erediterà lo scettro attualmente nelle mani di James Blake per la palma di miglior album del Regno Unito (ed Irlanda) stagione 2014. Senza soffermarci su immancabili delusioni e certezze ecco i 12 nomi in lizza per crearsi un posticino a fianco di PJ Harvey, The XX, Pulp, Portishead, Arctic Monkeys, o Franz Ferdinand...


FKA twigs - LP1
Damon Albarn - Everyday Robots
Young Fathers - Dead
East India Youth - Total Strife Forever
Bombay Bicycle Club - So Long, See You Tomorrow
Anna Calvi - One Breath
Go Go Penguin - v2.0
Nick Mulvey - First Mind
Polar Bear - In Each and Every One
Kate Tempest - Everybody Down
Royal Blood - Royal Blood
Jungle - Jungle


Ecco per chi facciamo il tifo noi...







giovedì 4 settembre 2014

NEWS // Il Primavera Club torna a Barcelona! La line-up e tutte le informazioni





E dopo appena un anno di esilio forzato il Primavera Club torna dove è nato e cresciuto ed è giusto stia, e lo fa con la classe a cui ormai ci possiamo dire abituati. 44 gruppi riempiono il cartellone che dal 31 ottobre al 2 novembre appagherà un pubblico esigente ed attento alle tendenze del momento. Tra i tanti citiamo perchè personalmente e, quasi universalmente acclamati, Alvvays, Fear of Men, Ought, Jungle, Strand of Oaks, White Lung o Perfect Pussy che già da soli varrebbero l'esiguo prezzo dell'abbonamento. 25 € per l'abbonamento 3 giorni oppure 15, per gli ingressi giornalieri sono un costo che invoglia a gettarsi nella mischia e a marcare presenza nelle abituali location  tanto care all'organizzazione: Apolo, La [2] de Apolo, Teatre Principal, El Teatro Latino ed infine Sidecar.
Qui trovate già il sito dell'evento che non fa mancare nulla, compresa la programmazione per giorni, la vendita ingressi ed un playlist già pronta per accelerare il ripasso pre-evento...






mercoledì 6 agosto 2014

PS14 // I risultati ufficiali del Primavera Sound edizione 2014. Il festival in cifre





L'Associazione Promotori Musicali (APM) della penisola iberica ha presentato il bilancio relativo all'affluenza ai festival celebrati in terra spagnola in questa stagione da cui è possibile evincere anche i dati ufficiali del Primavera Sound edizione 2014, unica kermesse musicale insieme al BBK di Bilbao a registrare un aumento degli ingressi (per il BBK 120.000 unità, +30%) mentre perdono quota il celebre FIB (anche se 120.000 presenze per un festival in dubbio fino all'ultimo non sono certo da buttare) e persino il Sónar (110.000 a fronte dei 121000 del 2013, sebbene l'edizione pomeridiana abbia sfondato il proprio record con ben 52.000 persone).

Il Primavera Sound quindi conferma anche con i numeri ufficiali il suo trend positivo comunque visibile già ad occhio nudo nelle giornate di fine maggio durante le 348 esibizioni live ad opera di ben 292 artisti capaci di calamitare in totale 190.000 spettatori durante i 4 giorni al Forum a cui vanno ad aggiungersi tutte le attività parallele presenti in città. Ecco i dati ufficiali:

Mercoledì 28 maggio - Parc del Forum - 12.000 persone
Giovedì 29 maggio - Parc del Forum - 53.000   //
Venerdì 30 maggio - Parc del Forum - 50.000   //
Sabato 31 maggio - Parc del Forum - 52.000    //
Altre attività: Primavera als Clubs, Primavera al Parc, Primavera a la Ciutat - 23.000 //

La presenza di professionisti del settore (Primavera Pro), ha registrato un aumento di partecipanti del 31,6% rispetto all'edizione passata per un totale di 2635 accreditati del settore musicale in tutte le sue forme ed espressi in percentuale con il grafico sottostante le cui voci in castigliano risultano comunque tutte comprensibili.






A livello di distribuzione territoriale ben il 51% degli accreditati erano internazionali provenienti da 58 paesi comprese le presenze brasiliane, giapponesi, neozelandesi e sudafricane, il tutto espresso attraverso il grafico in basso in cui spicca l'Italia come seconda forza straniera (con il 7%) dopo il Regno Unito (9%).






Quindi musica da ascoltare ma non solo con ben 152 conferenze e 85 relatori ad offrire la possibilità di dibattere sopra temi in continua evoluzione come quello dei mercati emergenti e di quelli già consacrati, il futuro della musica dal vivo e dei festival, il ruolo delle etichette indipendenti ed infine l'innovazione tecnologica nell'industria musicale.

Dopo tanti numeri e tabelle ritorniamo ad annusare l'aria del Primavera Sound dal punto di vista a noi più congeniale riproponendo il live-set (quasi) integrale del concerto certamente più atteso...





giovedì 24 luglio 2014

REVIEW // Giugno 2014


Sebbene con un leggero ritardo dovuto prevalentemente al nostro trasferimento in quel di Barcelona ed alle relative scartoffie da sbrigare eccoci al nostro consueto resoconto mensile di un giugno forse non caldissimo fa certamente neanche avido di soddisfazioni. A trionfare, confermando una stagione in cui sembrano essere gli outsider a farla da padrona, il collettivo capeggiato da Ben Daniels con sede Philadelphia (anche se il resto dei componenti è dislocato ai quattro angoli del globo) dei A Sunny Day In Glasgow che sfornano con Sea When Absent la loro quarta nonché miglior opera, trattata lungamente nella nostra fresca recensione. Il primo ascolto del post Primavera Sound è dedicato al fresco nuovo prodotto della post-punk revival band newyorkese dei Parquet Courts (caldissimi candidati al PS15) con Sunbathing Animal (voto 7): prodotto dall'indubbia peculiarità al cui iniziale fascino fa spazio un senso di dejavù che si trascinerà a lungo facendo spazio a qualche vuoto ma anche a diverse perle dalle cadenze divergenti come Black and White e What Color Is Blue oltre ai due ottimi singoli Sunbathing Animal e Instant Disassembly. Dopo è toccato all'aurea della bella Lana Del Rey con il peso dell'eredità del prezioso (quantomeno commercialmente) Born To Die sulle spalle di Ultraviolence (7) che tiene botta pur senza le "hits" del precedente ma con una maturità ed una costanza che fanno da contrappeso ed una vena autodistruttrice che palesano un coinvolgimento più intimo in un'opera che vede tra le sue gemme più rappresentative oltre alla title-track, West Coast, Sad Girl e la nostra preferita, Money Power Glory. Altro nome che certo non necessita di presentazioni, Jack White prosegue il suo percorso solitario con Lazaretto (7) che appare un nuovo laboratorio di sperimentazione allargando e rifiendo il proprio filone implementando al proprio riconoscibile stile nuove trame funk (Three Women) e country (Temporary Ground) accompagnate da massiccia dose elettronica (Lazaretto). Un disco certo non definitivo quanto piuttosto di transizione ma che lascerà poche orecchie deluse. Di difficile interpretazione, per diversi motivi il nuovo lavoro dei Kasabian con 48:13 (6). Quello che sembra un album di rottura che vede davvero pochi punti di contatto con il passato (stevie e poco altro) appare per lo più approssimativo e talvolta addirittura sempliciotto. Il meglio va probabilmente ricercato nella suo approccio pop-hooligans (bulblebeee, domsday, eez-eh) forse non incisivo ma almeno coinvolgente. Rivedibile anche l'apporto elettronico (explodes a parte) che invade la seconda parte dell'album e che sembra sul punto di rapirti senza mai arrivare a farlo. Stesso discorso fatto per la band di Leicester calza a pennello anche per i londinesi Klaxons con Love Frequency (6-) a cui non basta il supporto di James Murphy e Tom Rowlands dei Chemical Brothers per rendere vincente il ritorno atteso da 4 anni. Se l'inizio con New Reality ed in parte anche There Is No Other Time raccolgono consensi per il loro approccio dance-floor diretto e pulito, la parte centrale dell'album presenta voragini creative preoccupanti ed imbarazzanti e solo un finale in crescendo riesce a strappare una risicata (e forse regalata) sufficienza. Da chi era lecito attendersi di più era certamente Sam Smith, cantautore brit giunto alla ribalta per aver prestato la voce alla Latch dei Disclosure e regalato la luminosa hit Money On My Mind. Il resto se non è noia è quantomeno ridondanza. Il repertorio a cavallo tra soul & R&B dopo un promettente inizio rinfocolato anche dalla graziosa Good Thing va inesorabilmente spegnendosi, ripetendo schemi già visti e di fattura ben più pregiata (Adele, Emily Sandè). Chi invece di ritmi compassati e climi mesti e melanconici è diventato maestro è Tom Krell meglio noto come How To Dress Well in grado ogni due anni, dal 2010, di farci fermare a riflettere ammaliati da sonorità e tematiche sempre attuali. Quest'anno tocca a What Is This Heart? (7,5) dall'immutato stampo R&B legato a cupe sonorità elettroniche ed ambientazioni fantasmagoriche talvolta desolate ma mai piatte. Sebbene l'opera appaia come la più ambiziosa del cantautore americano sembrano mancare le classiche due gemme (che in Total Loss furono Cold Nites e & It Was U) per regalargli la nomea del capolavoro pur considerando Face Again, Repeat Pleasure o Words I Don't Remember di solo un gradino inferiori. Parlando di malinconia il collegamento con The Antlers viene immediato. Con Hospice che rimane una delle colonne dell'ultimo lustro gli ultimi lavori della band newyorkese suscitano su di noi un retrogusto quasi insipido. Anche cercando di estrapolarlo dai nostri ricordi Familiars (6,5) rimane un'opera gradevole almeno quanto omogenea nella sua estrema intimità quasi Silberman e soci dopo il successo riscosso volessero tornare in quel rifugio chiamato anonimato. I due singoli Palace e Hotel in tal senso rappresentano appieno l'identità dell'album.
A confermarsi costante di quest'annata di transizione sono ancora gli outsider ad impreziosire il mese. Partendo dalle atmosfere più soft (ma non troppo) sorprende il ritorno di Timothy Showalter aka Strand of Oaks che giunto alla quarta prova ci regala con HEAL (7,5) quello che rappresenta probabilmente il suo miglior prodotto nonché quello che, a parte la lirica non sempre incisiva, rappresenta quasi un testamento della musica folk americana adattata ai tempi ed alle circostanze. Goshen '97 apre e travolge, Shut In e Woke Up To The Light commuovono, e giunti alla eclettica JM siamo già completamente conquistati. Spostandoci più a nord e valicando il territorio canadese veniamo investiti fisicamente dal prezioso nuovo (terzo) lavoro dei White Lung con Deep Fantasy (7,5) attualmente in miglior lavoro noise rock del 2014 e che, nonostante le sonorità fragorose, riesce ad essere immediatamente accessibile anche grazie alla lunghezza esigua delle tracce (e dell'album), alla lirica intrigante ed alle numerose gemme che stipano soprattutto la prima parte dell'opera tra cui spiccano Drown With The Monster, Down It Goes e la meravigliosa Face Down (da noi premiata come miglior traccia della prima metà di stagione). Sicuri di se stessi ed in "totale controllo" un'altra gradita sorpresa sono i Total Control che con Typical System (7) mettono sul piatto un'opera anticonvenzionale ed abrasiva che attraversa con nonchalance postpunk, hardcore, krautrock e tutti i sottogeneri correlati con una venatura quasi eroica senza dimenticarsi i classici pezzoni ad offrire un ulteriore valore aggiunto, Flesh War su tutti senza dimenticare Glass e Expensive Dog. Degno di menzione e decisamente poco battuto sul nostro territorio il nuovo lavoro del duo scandinavo Lust For Youth che offre con International (6,5) un break synth-pop godibile anche se lontano, eccetto rari casi, dalla venatura fortemente dark-wave cui ci aveva abituato ed è un peccato perchè Epoetin Alfa in tal senso risulta di gran lunga la traccia più piacevole. In una stagione che, rispetto ad un 2013 elettronico esagerato viaggia a ritmo ridotto, il nuovo lavoro di Lone con Reality Tasting (7) va raccolto come un dono. Messo alle spalle l'ottimo Galaxy Garden Matt Cutler rispolvera la vecchia passione per le ritmiche hip-hop pur mantenendo inalterato come nel caso Aurora Northern Quarter  e 2 Is 8 l'inconfondibile tocco sensuale ed ipnotico.





(Maggio 2014)              (Luglio 2014)               

mercoledì 16 luglio 2014

NEWS // Ecco le candidature per il Polaris Music Prize 2014




Terra di band, cantanti e produttori di altissimo livello, il Canada si appresta ora a premiare il miglior album nazionale attraverso il riconoscimento Polaris Music Prize 2014. Primo passo la lista delle nomination che non rivela particolari sorprese con Reflektor degli Arcade Fire, Nothing Was The Same di Drake, Salad Days di Mac DeMarco, White Women dei Chromeo, In Conflict di Owen Pallett, Virgins di Tim Hecker, UZU dei Yamantaka // Sonic Titan, Hot Dreams dei Timber Timber, Animism di Tanya Tagaq, Flying Colours di Shad, Pull My Hair Back di Jessy Lanza e Tall Tall Shadow di Basia Bulat.
Il vincitore eletto da un vasto ventaglio tra giornalisti e conduttori  verrà annunciato attraverso il Polaris Gala che si terrà il 22 settembre. Agli eredi dei Godspeed You! Black Emperor anche un premio in denaro di 30000$.





giovedì 10 luglio 2014

CHART // Top 50 Songs 2014. Metà stagione (50-21)




Ed anche quest'anno siamo arrivati al momento di tirare le prime somme della stagione e, se forse riconosciamo un calo d'altronde prevedibile rispetto ad un 2013 monstre, non possiamo comunque che gongolarci dinnanzi alle perle che l'anno dei mondiali brasiliani ha fino a questo momento estratto fuori dal cilindro. Se per la classifica degli album attendiamo fine stagione ci permettiamo ora di rendere omaggio ad i primi sei mesi di questo 2014 con la nostra Top 50 Songs. Ecco la prima parte delle nostre migliori 50 canzoni dell'anno in corso che potete gustare sia attraverso Spotify sia attraverso il canale Youtube.
Abbiamo considerato i brani presenti negli album pubblicati nel 2014 anche se usciti come singoli l'anno passato (ma non prima di ottobre)

clicca sul brano per vedere il relativo video



50 # Beck - Morning (Morning Phase)

49 # Mogwai - No Medicine for Regret (Rave Tapes)

48 # Damon Albarn - Lonely Press Play (Everyday Robots)

47 # Eternal Summers - Never Enough (The Drop Beneath)

46 # Temples - The Golden Throne (Sun Structures)

45 # The Pains of Being Pure at Heart - Eurydice (Days Of Abandon)

44 # Lykke Li - Love Me Like I'm Not Made Of Stone (I Never Learn)

43 # Ben Frost - Venter (A U R O R A)

42 # Perfect Pussy - Interference Fits (Say Yes To Love)

41 # Real Estate - Talking Backwards (Atlas)





40 # Eagulls - Never Endings (Eagulls)

39 # - Don't Wanna Dance (No Mythologies to Follow)

38 # Sevendeaths - All Night Graves (Concreté Misery)

37 # Lust For Youth - Epoetin Alfa (International)

36 # Marissa Nadler - Drive (Fade Into) (July)

35 # How To Dress Well - Words I Don't Remember (What Is This Heart?)

34 # Röyksopp & Robyn - Do It Again (Do It Again)

33 # Emma Ruth Rundle - Arms I Know So Well (Some Heavy Ocean)

32 # Jamie XX - Girls (Girl / Sleep Sound)

31 # Kewin Drew - Good Sex (Darlings)

30 # S. Carey - Crown The Pines (Range of Light)






29 # Hundred Waters - Xtalk (The Moon Rang Like a Bell)

28 # Slow Magic - Girls (Girls single)

27 # St. Vincent - Digital Witness (St. Vincent)

26 # Cloud Nothings - I'm Not Part of Me (Here And Nowhere Else)

25 # EMA - 3Jane (The Future's Void)

24 # Angel Olsen - White Fire (Burn Your Fire For No Witness)

23 # Chromeo - Jealous (I Ain't With It) (White Women)

22 # Sharon Van Etten - Taking Chances (Are We There)

21 # Black Keys - Fever (Turn Blue)





(Posizioni 20-01)      

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lunedì 7 luglio 2014

NEWS // La collezione Estate/Autunno: i dischi più attesi di questa seconda metà di 2014




Luglio

Beverly: Careers [Kanine] - 1 luglioBrian Eno / Karl Hyde: High Life [Warp] - 1 luglio
Mark Kozelek: Live at Biko [Caldo Verde] - 1 luglio
Matthewdavid: In My World [Brainfeeder] - 1 luglio
NONONO: We Are Only What We Feel [Warner Bros.] - 1 luglio
OOIOO: Gamel [Thrill Jockey] - 1 luglio
Robin Thicke: Paula [Star Trak/Interscope] - 1 luglio
Ryan Adams: "Gimme Something Good" b/w "Aching for More" 7" [Pax-Am] - 1 luglio
Comet Gain: Paperback Ghosts [Fortuna Pop] - 7 luglio
Braid: No Coast [Topshelf] - 8 luglio
Gene the Southern Child: Southern Meridian [Adult Swim] - 8 luglio
La Roux: Trouble in Paradise [Polydor/Cherry Tree/Interscope] - 8 luglio
Sia: 1000 Forms of Fear [RCA] - 8 luglio
The Skygreen Leopards: Family Crimes [Woodsist] - 8 luglio
Viet Cong: "Cassette" EP [Mexican Summer] - 8 luglio
Wolves in the Throne Room: Celestite [Artemisia] - 8 luglio
Woods: "Tambourine Light" b/w "Tomorrow's Only Yesterday" 7" [Captured Tracks] - 8 luglio
Anand Wilder / Maxwell Kardon: Break Line the Musical [Secretly Canadian] - 15 luglio
Anna Calvi: Strange Weather EP [Domino] - 15 luglio
AraabMuzik: For Professional Use Only 2 [self-released] - 15 luglio
Bleachers: Strange Desire [RCA] - 15 luglio
Cocteau Twins: Blue Bell [4AD] [reissue] - 15 luglio
Cocteau Twins: Heaven or Las Vegas [4AD] [reissue] - 15 luglio
Jungle: Jungle [XL] - 15 luglio
Kelis: Friday Fish Fry EP [Ninja Tune] - 15 luglio
Landlady: Upright Behavior [Hometapes] - 15 luglio
Luluc: Passerby [Sub Pop] - 15 luglio
Morrissey: World Peace Is None of Your Business [Harvest/Capitol] - 15 luglio
Plastikman: EX [Mute] - 15 luglio
Reigning Sound: Shattered [Merge] - 15 luglio
Rise Against: The Black Market [Interscope] - 15 luglio
Slow Club: Complete Surrender [Wichita] - 15 luglio
Woman's Hour: Conversations [Secretly Canadian] - 15 luglio
Cut Copy: Free Your Mind [Loma Vista/Modular] [deluxe edition] - 22 luglio
FREEMAN: FREEMAN [Partisan] - 22 luglio
PS I Love You: For Those Who Stay [Paper Bag] - 22 luglio
White Fence: For the Recently Found Innocent [Drag City] - 22 luglio
Various: Artists: Hyperdub 10.2 [Hyperdub] - 22 luglio
Diplo: Random White Dude Be Everywhere [Mad Decent] [compilation] - 29 luglio
Jenny Lewis: The Voyager [Warner Bros.] - 29 luglio
Shabazz Palaces: Lese Majesty [Sub Pop] - 29 luglio
Tom Petty and the Heartbreakers: Hypnotic Eye [Reprise] - 29 luglio
Wildest Dreams: Wildest Dreams [Smalltown Supersound] - 29 luglio


Agosto

Lil Silva: Mabel EP [Good Years/True Panther] - 04 agosto
Summer Camp: Beyond Clueless [Moshi Moshi] - 04 agosto
Bear in Heaven: Time Is Over One Day Old [Dead Oceans] - 05 agosto
Dikembe: Mediumship [Tiny Engines] - 05 agosto
Mozart's Sister: Being [Asthmatic Kitty] - 05 agosto
Naomi Punk: Television Man [Captured Tracks] - 05 agosto
Spider Bags: Frozen Letter [Merge] - 05 agosto
Spoon: They Want My Soul [Loma Vista] - 05 agosto
Twin Peaks: Wild Onion [Grand Jury] - 05 agosto
Childhood: Lacuna [House Anxiety/Marathon Artists] - 07 agosto
Chris Staples: American Soft [Barsuk] - 07 agosto
FaltyDL: In the Wild [Ninja Tune] - 07 agosto
FKA twigs: LP1 [Young Turks] - 07 agosto
Mirel Wagner: When the Cellar Children See the Light of Day [Sub Pop] - 07 agosto
Sinéad O'Connor: I'm Not Bossy, I'm the Boss [Nettwerk] - 07 agosto
Steve Aoki: Neon Future I [Ultra] - 07 agosto
Bishop Allen: Lights Out [Dead Oceans] - 19 agosto
Castanets: Decimation Blues [Asthmatic Kitty] - 19 agosto
The Gaslight Anthem: Get Hurt [Island] - 19 agosto
JJ: V [Secretly Canadian/Sincerely Yours] - 19 agosto
Julia Holter: "Don't Make Me Over / Hello Stranger" 7" [Domino] - 19 agosto
Julia Holter: Tragedy [Domino] [reissue] - 19 agosto
Pallbearer: Foundations of Burden [Profound Lore] - 19 agosto
Jenny Hval & Susanna: Meshes of Voice [Susanna Sonata ] - 19 agosto
Ariana Grande: My Everything [Republic] - 26 agosto
Basement Jaxx: Junto [Atlantic Jaxx/PIAS] - 26 agosto
The Bug: Angels & Devils [Ninja Tune] - 26 agosto
Cassie Ramone: The Time Is Come [Loglady] - 26 agosto
Cold Specks: Neuroplasticity [Mute] - 26 agosto
Cymbals Eat Guitars: LOSE [Barsuk] - 26 agosto
J Dilla: The King of Beats (Ma Dukes Yancey Collector's Edition Box Set) [self-released] - 26 agosto
J Mascis: Tied to a Star [Sub Pop] - 26 agosto
Liturgy: Renihilation [Thrill Jockey] [reissue] - 26 agosto
Merchandise: After the End [4AD] - 26 agosto
The New Pornographers: Brill Bruisers [Matador] - 26 agosto
The Rentals: Lost in Alphaville [Polyvinyl] - 26 agosto
Rustie: Green Language [Warp] - 26 agosto
Ty Segall: Manipulator [Drag City] - 26 agosto


Settembre

Blonde Redhead: Barragán [Kobalt] - 02 settembre
The Kooks: Listen [Astralwerks] - 02 settembre
Mutual Benefit: Cowboy's Prayer EP [Other Music] [reissue] - 02 settembre
Pinback: Summer in Abandon [Touch and Go] [reissue] - 02 settembre
Sinkane: Mean Love [DFA/City Slang] - 02 settembre
Mazes: Wooden Aquarium [Fat Cat] - 08 settembre
Tricky: Adrian Thaws [False Idols] - 08 settembre
Slow Magic: How To Run Away [Downtown Records] - 8 settembre
Avi Buffalo: At Best Cuckold [Sub Pop] - 09 settembre
Ballet School: The Dew Lasts an Hour [Bella Union] - 09 settembre
Banks: Goddess [Harvest] - 09 settembre
Death From Above 1979: The Physical World [Last Gang] - 09 settembre
Hiss Golden Messenger: Lateness of Dancers [Merge] - 09 settembre
Interpol: El Pintor [Matador] - 09 settembre
Karen O: Crush Songs [Cult] - 09 settembre
Lemonade: Minus Tide [Cascine] - 09 settembre
Michelle Williams: Journey to Freedom [Entertainment One] - 09 settembre
Robert Plant: lullaby and… The Ceaseless Roar [Nonesuch/Warner Bros.] - 09 settembre
Simian Mobile Disco: Whorl [Anti-] - 09 settembre
Tennis: Ritual in Repeat [Communion] - 09 settembre
Bleached: For the Feel 7" [Dead Oceans] - 16 settembre
The Juan MacLean: In a Dream [DFA] - 16 settembre
Lia Ices: Ices [Jagjaguwar] - 16 settembre
My Brightest Diamond: This Is My Hand [Asthmatic Kitty] - 16 settembre
Tweedy: Sukierae [dBpm] - 16 settembre
Alt-J: This Is All Yours [Canvasback/Infectious] - 22 settembre
Perfume Genius: Too Bright [Turnstyle/Matador] - 22 settembre
King Tuff: Black Moon Spell [Sub Pop] - 22 settembre
Erasure: The Violet Flame [Mute] - 23 settembre
SBTRKT: Wonder Where We Land [Young Turks] - 23 settembre
The Growlers: Chinese Fountain [Everloving] - 23 settembre
Holy Sons: The Fact Facer [Thrill Jockey] - 23 settembre
John Coltrane: Offering: Live at Temple University [Impulse!/Resonance] - 23 settembre
Julian Casablancas + the Voidz: Tyranny [Cult] - 23 settembre
Christopher Owens: A New Testament [Turnstile] - 29 settembre


Ottobre

Caribou: Our Love [Merge] - 07 ottobre
Philip Selway: Weatherhouse [Bella Union] - 07 ottobre
Vashti Bunyan: Heartleap [DiCristina/Fat Cat] - 07 ottobre
Zola Jesus: Taiga [Mute] - 07 ottobre
The Body / Sandworm: Split LP [Thrill Jockey] - 21 ottobre
Oozing Wound: Earth Suck [Thrill Jockey] - 21 ottobre
Wrekmeister Harmonies: Then It All Came Down [Thrill Jockey] - 21 ottobre
The Flaming Lips: With a Little Help From My Fwends [Warner Bros.] - 28 ottobre


November

Mark Kozelek: Sings Christmas Carols [Caldo Verde] - 10 novembre
Fryars: Power [Fiction] - 17 novembre





martedì 17 giugno 2014

REVIEW // Maggio 2014


Il Primavera Sound come ogni anno ci ha rapiti per ben più dei cinque giorni di kermesse previsti, tra studio, programmazione ed al ritorno le inevitabili scorie a presentare il conto con i tentativi vani, almeno i primi giorni, di riportare la mente alla realtà. Tornati ad un livello di concentrazione accettabile rieccoci sotto con tutto il lavoro arretrato incolonnato sulla nostra scrivania, sebbene senza mai mostrare quel lato antipatico spesso associato ai doveri ed anzi, in alcuni casi ritorna ad essere vera gioia per animo ed orecchie. Questo è proprio il caso degli Hundred Waters partiti come outsider e rivelatisi alla fine gli autori, con The Moon Rang Like A Bell, della miglior opera del mese di maggio come sottolineato lungamente nella nostra recensione. Dietro al quartetto della Florida è bagarre e partendo dal lato più ignorantello (e beata ignoranza) ecco con White Women (voto 7,5), opera dei Chromeo, un disco che si rivela così come era atteso e forse proprio per questo estremamente positivo fors'anche per il suo essere così vero e vicino all'ideale funk, pop commerciale, italo e disco che ci eravamo creati nella nostra mente scostandosi da esso, in meglio, con i pregevoli singoli, Jealous (I Ain't With It), Come Alive con il contributo di Toro Y Moi e le sorprendenti ritmiche così diversificate di una carichissima Sexy Socialite (o se preferite Old 45's) o di una Ezra's Interlude in cui ci facciamo cullare senza opporre resistenza dalla voce del leader dei Vampire Weekend. Il nuovo album di Sharon Van Etten segna invece il ritorno di quell'eco della tradizione folk al femminile made in U.S.A. ancora più maturo in Are We There (7,5) grazie a contributi eccellenti quali Torres, Lower Dens ma che mantengono comunque inalterata l'intimità unica e personale della cantautrice del New Jersey che raggiunge la sua punta più alta agli estremi dell'opera proprio con i singoli Taking Chances e Every Time the Sun Comes Up. Dopo il fortunato remix che ha donato alla bella svedese le luci della ribalta Lykke Li avrebbe potuto cavalcarne l'onda e puntare con il nuovo album, I Never Learn (7) ad un pubblico meno attento e più passivo. Invece la cantautrice prosegue ed intensifica la sua campagna anti-star con un prodotto distante dai sentieri pop, addentrandosi ancor di più in tematiche malinconiche in un viaggio introspettivo che trova in No Rest For The Wicked, Gunshot e Love Me Like I'm Not Made Of Stone i suo vertici senza regalarci però un diamante puro e risultando nel finale vagamente ridondante. In un mese in cui le liste rosa hanno effettuato un sorprendente sorpasso nei confronti dei colleghi del sesso "forte", a guadagnare i consensi più roboanti, fors'anche perché molto meno attesi, sono stati quelli relativi al ritorno della ex Vivian Girls Katy Goodman che sebbene indossi ora i panni di La Sera conserva dentro ancora quell'animo punk e aggressivo che in Hour Of The Dawn (7,5) appare finalmente domato più che ingabbiato. L'inizio è feroce e tocca nel vivo con i due singoli Losing To The Dark e Running Wild segno del tangibile salto di qualità e di un livello che sebbene tenda a spegnersi si assesterà su livelli da candidatura per i premi di fine anno. Altra splendida voce sospesa in un luogo lontano dalla concezione del tempo in cerca di risposte è la giovane ma già navigata californiana Emma Ruth Rundle che si stacca dalle reminiscenze post-rock per regalarci con Some Heavy Ocean (7,5) lunghi istanti di autoanalisi accompagnati da una chitarra così sapiente da rendere trionfanti anche i momenti più raffinati. Ma a rapirci senza se ne ma è proprio la voce della bella Emma che rende indimenticabili le già toccanti Run Forever ed, ancor di più, Arms I Know So Well. A portare un po' di luce in questo maggio un po' mesto quanto a sonorità e tematiche ci pensa Luminuos (6,5) degli inglesi The Horrors, anche se le sfumature brillanti risultano un po' sbiadite e meno taglienti rispetto ai predecessori Skying o Primary Colours forse proprio nel tentativo eccessivamente forzato di far rivivere le gesta del passato. La vivace So Now You Know e la movimentata In And Out of Sight così come l'ottima I See You faticano comunque ad alzare il livello di quella che viste le premesse appare come una tra le delusioni del mese. Dopo gli ultimi tre anni segnati da un futuro incerto si ripresentano i The Pains of Being Pure At Hearts con un Days of Abandon (7) in cui forse si fa riferimento al fuggi fuggi generale nella line-up della band che si ritrova ribaltata ma non per questo indebolita. La voce al femminile passa a Jen Goma dei A Sunny Day in Glasgow mentre le redini le tiene salde sempre Kip Berman che prosegue nella formula Semplice & Sicura o meglio Simple & Sure del passato, dolce e spensierata, viva e luminosa senza però raggiungere tranne poche rare eccezioni come Beautiful You ed Eurydice i livelli sublimi del passato.
Forse non incontrerà i gusti di tutti ma non riconoscere a Michael Gira la capacità di portare il progetto Swans sempre un gradino più in alto pur arrivando come nel caso di The Seer da un successo universalmente riconosciuto, sarebbe almeno ingeneroso. Con To Be Kind (7,5), Gira cambia di qualche grado l'angolo di approccio presentando un lavoro a suo modo convulso e viscerale, un rock sciamanico tanto universale quanto contemporaneo in ognuno dei lunghi talvolta interminabili capitoli del viaggio. Parlando di contemporaneo anche lo stile peculiare di Merrill Garbus può non incontrare giudizi univoci. Appannaggio di tUnE-yArDs quantomeno il fatto di uscire da quell'onda cupa e malinconica che sembra aver messo d'accordo tutte le colleghe per regalarci invece, come costume, un Nikki Nack (7) caratterizzato da un linguaggio giocoso come in Water Fountain, Sink-O o Hey Life pregno di ritmiche afro-tribali senza privare spazio alla sperimentazione. A riprendere un folk intimista questa volta in chiave maschile ci pensa Conor Oberst, noto ai più sotto il moniker di Bright Eyes che ci presenta con Upside Down Mountain (6,5) una piacevole passeggiata a ritroso nel tempo (Hundreds of Ways il manifesto) fino alle sue prime produzioni alternando ottime liriche a paesaggi ammalianti senza mai sfondare la porta del nostro animo. Una piccola crepa e qualche sussulto ce lo regala invece Owen Pallett in parte suggestionati dal legame con le star di Montreal (Arcade Fire, e chi se no?) ed in parte ammaliati dall'incrocio di archi secolari con un'elettronica tutta contemporanea. Il mood dell'opera ce la regala già la traccia d'apertura I Am Not Afraid mentre basta aspettare la title-track per essere conquistati da ritmi inaspettatamente battenti e profondi affondi vocali come nel caso di Song For Five & Six mentre la coda dell'album ci offre anche un saggio della maestria del cantautore canadese in fase di arrangiamento (The Riverbed)... Tra i progetti che per motivi non sempre chiari portano con se curiosità e talvolta ingiustificate aspettative ci sono anche i Cold Cave di Wesley Eisold. Darkwave di cui ricordiamo tanto l'incostanza qualitativa quanto la capacità di estrarre perle in grado di fissarsi nell'immaginario collettivo. Di Full Cold Moon (6) ci resta solo l'incostanza con un inizio arrembante come sempre (A Little Death to Laugh, Oceans With No End) a cui non farà seguito alcun picco memorabile. Un po' per la portata dell'evento ed un po' per l'atipicità del format non possiamo non soffermarci sul l'unione di progetti così affascinanti quali Royksopp & Robyn che con l'EP Do It Again (7), senza variare troppo una formula innegabilmente vincente tornano a far muovere i propri fans facendo breccia anche sulle ultime generazioni. Dopo una traccia iniziale invero "monumentale" solo nella durata, le tre tracce centrali offrono un sufficiente range di sfumature da sentirsi sazi con la title-track a regalare quel valore aggiunto da fischiettare a ripetizione con beata innocenza...





(Aprile)          (Giugno)              

venerdì 6 giugno 2014

PS14 // Report del sabato al Parc del Forum




La tirata del venerdì non era casuale ma studiata a tavolino visto un sabato dall'avvio volutamente molto easy. Il vero rimpianto rimane l'ex Vivian Girls Katy Goodman ora nota sotto il moniker di La Sera, anche se non sufficiente da temere notti insonni. Sebbene un'occhiata Courtney Barnett l'avrebbe certamente meritata decidiamo di aprire il nostro programma con Dee Dee Penny e le sue Dum Dum Girls. Tracklist che alterna con gusto il meglio delle ultime produzioni anche se, nonostante l'indubbia personalità mostrata, rimane difficile immaginarle in uno scenario che non sia il Pitchfork. Alla fine del live mentre l'esodo verso il Ray-Ban di Caetano Veloso è già iniziato, noi ci limitiamo a girare l'angolo ed esiliarci nel limitrofo Vice per apprezzare i newyorkese Hospitality che a ridosso del festival hanno guadagnato con merito numerose posizioni nella nostra classifica di gradimento. Nonostante il primo pomeriggio si fosse aperto con ben poco rassicuranti boati dal cielo ora il sole ci guarda dritto in faccia, la "barra" di Heineken è dietro di noi a due passi e l'indierock-band snocciola, senza infamia nè lode, le nostre favorite: Friends of Friends, Going Out fino alla fantastica Last Words con cui chiudiamo ed iniziamo la prima traversata del Forum direzione Volcano Choir. L'ottima posizione scovata ci consente di godere appieno dell'ottima performance del progetto statunitense anche se, inutile nasconderlo, gli sguardi indugiano quasi esclusivamente sul genio di Justin Vernon che ci propina lo spettacolo da dietro una sorta di pulpito che lascerà solo per i saluti di rito. Ad entusiasmare sono certamente più le perle del recente Repave che non le tracce dell'album d'esordio. Cio che è palpabile è come il progetto Volcano Choir abbia assunto un ruolo centrale nel cantautore del Wisconsis, idea rafforzato dai due nuovi brani, Valleyinaire e The Agreement, presentati ora anche al pubblico del Primavera... 





Il programma ancora una volta non lascia dubbi: l'obbiettivo è il live di quel fenomeno di Dylan Baldi ed i suoi Cloud Nothings che ci permetterà, cammin facendo, anche di godere di un pezzo di storia del post-rock con una buona mezz'ora dei canadesi Godspeed You! Black Emperor, fenomenali come narrano le cronache. Giungiamo al Vice spaccando il secondo ed un altra manciata sono sufficiente per capire che siamo nel posto giusto e ci attenderà un'ora da delirio. La resa è ottima e Dylan tiene botta fino all'ultimo respiro regalando, ad eccezione di Our Plans, tutte le perle che chiunque amante del trio di Cleveland avrebbe voluto sentire ed urlare e la chiusura con Wasted Days è solo la ciliegina sulla torta...
Sfuggendo alle scelte di massa decidiamo di iniziare le danze con largo anticipo puntando decisi verso il live set dei Genius of Time impegnati all'igloo del Boiler Room ma con discreta sorpresa, nonostante il live dei NIN ed i Mogwai pronti a salire sul palco troviamo uno stage pieno all'inverosimile e davvero invivibile... Tra NIN e Mogwai puntiamo allora diretti sulla band scozzese memori del mirabilante live del 2011 ed a quanto pare non siamo stati gli unici a pensarlo dal momento che l'ATP si presenta pieno come mai prima in questa edizione. Quanti buongustai in così poco spazio... Ci regaliamo solo 6 brani ma la presenza dell'occasionale Luke Sutherland, l'intramontabile I'm Jim Morrison, I'm Dead e la personale chiusura con l'amata Rano Pano sono note sufficienti per incamminarsi tronfi verso la spianata a sud del recinto. I 20 minuti di Nine Inch Nails che ci regaliamo confermano uno stage ben lontano dal sold-out ma anche una carica di vibrante energia, più elettronica che elettrica che forse meritava una chance, ma la vita è lunga e Trent sembra ancora sul pezzo... Con tutta onestà, forse traviato anche dal recente riconoscimento Best Live Act, era proprio quello dei Foals il concerto più atteso della giornata. Ben lungi dall'uscirne insoddisfatto perchè dal vivo ci sanno davvero fare e la sfrontatezza del frontman Yannis Philippakis catalizza l'attenzione come pochi, il concerto lascia un non-so-che di non finito... Nonostante la direzione intrapresa dalla band sia chiarissima nell'ultimo Holy Fire mi attendevo una resa più marcatamente elettronica che è venuta a mancare così come quella Electric Bloom di cui, di quella rotta, ne era il simbolo.





Direzione Cut Copy ci fermiamo per la coda dei Chromeo al Ray-Ban ed il dubbio di esserci perso qualcosa di molto carino... Tra gli eventi synth-pop il quartetto australiano era riuscito con una cavalcata inattesa a conquistare il gradino più alto del podio e le aspettative fortunatamente non tradiscono, regalandoci un concerto stilisticamente certo non memorabile ma via via sempre più coinvolgente trascinato dai suoi motivetti accattivanti ed dalla consepevolezza nei presenti di essere dinnanzi ad una tra le ultime occasioni per liberare la propria frenesia ed irrequietezza...
Chi aveva la mente sgombra ed i muscoli caldi ci parla di un Daniel Avery in grado di fare impazzire l'ultima al Pitchfork; noi molto più di quello che restava in corpo lo regalavamo invece al set finale del padrone di casa Dj Coco, fatto di perle dei passati PS, classici intramontabili e qualche mix un po' naif. Il sole infine arrivava e rivelava i volti consumati dalla stanchezza, comunque sereni ma già rigati da quella malinconia di chi sa che per gioie di questo tipo il conto alla rovescia è lungo un anno...




Venerdì              

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