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martedì 17 giugno 2014

REVIEW // Maggio 2014


Il Primavera Sound come ogni anno ci ha rapiti per ben più dei cinque giorni di kermesse previsti, tra studio, programmazione ed al ritorno le inevitabili scorie a presentare il conto con i tentativi vani, almeno i primi giorni, di riportare la mente alla realtà. Tornati ad un livello di concentrazione accettabile rieccoci sotto con tutto il lavoro arretrato incolonnato sulla nostra scrivania, sebbene senza mai mostrare quel lato antipatico spesso associato ai doveri ed anzi, in alcuni casi ritorna ad essere vera gioia per animo ed orecchie. Questo è proprio il caso degli Hundred Waters partiti come outsider e rivelatisi alla fine gli autori, con The Moon Rang Like A Bell, della miglior opera del mese di maggio come sottolineato lungamente nella nostra recensione. Dietro al quartetto della Florida è bagarre e partendo dal lato più ignorantello (e beata ignoranza) ecco con White Women (voto 7,5), opera dei Chromeo, un disco che si rivela così come era atteso e forse proprio per questo estremamente positivo fors'anche per il suo essere così vero e vicino all'ideale funk, pop commerciale, italo e disco che ci eravamo creati nella nostra mente scostandosi da esso, in meglio, con i pregevoli singoli, Jealous (I Ain't With It), Come Alive con il contributo di Toro Y Moi e le sorprendenti ritmiche così diversificate di una carichissima Sexy Socialite (o se preferite Old 45's) o di una Ezra's Interlude in cui ci facciamo cullare senza opporre resistenza dalla voce del leader dei Vampire Weekend. Il nuovo album di Sharon Van Etten segna invece il ritorno di quell'eco della tradizione folk al femminile made in U.S.A. ancora più maturo in Are We There (7,5) grazie a contributi eccellenti quali Torres, Lower Dens ma che mantengono comunque inalterata l'intimità unica e personale della cantautrice del New Jersey che raggiunge la sua punta più alta agli estremi dell'opera proprio con i singoli Taking Chances e Every Time the Sun Comes Up. Dopo il fortunato remix che ha donato alla bella svedese le luci della ribalta Lykke Li avrebbe potuto cavalcarne l'onda e puntare con il nuovo album, I Never Learn (7) ad un pubblico meno attento e più passivo. Invece la cantautrice prosegue ed intensifica la sua campagna anti-star con un prodotto distante dai sentieri pop, addentrandosi ancor di più in tematiche malinconiche in un viaggio introspettivo che trova in No Rest For The Wicked, Gunshot e Love Me Like I'm Not Made Of Stone i suo vertici senza regalarci però un diamante puro e risultando nel finale vagamente ridondante. In un mese in cui le liste rosa hanno effettuato un sorprendente sorpasso nei confronti dei colleghi del sesso "forte", a guadagnare i consensi più roboanti, fors'anche perché molto meno attesi, sono stati quelli relativi al ritorno della ex Vivian Girls Katy Goodman che sebbene indossi ora i panni di La Sera conserva dentro ancora quell'animo punk e aggressivo che in Hour Of The Dawn (7,5) appare finalmente domato più che ingabbiato. L'inizio è feroce e tocca nel vivo con i due singoli Losing To The Dark e Running Wild segno del tangibile salto di qualità e di un livello che sebbene tenda a spegnersi si assesterà su livelli da candidatura per i premi di fine anno. Altra splendida voce sospesa in un luogo lontano dalla concezione del tempo in cerca di risposte è la giovane ma già navigata californiana Emma Ruth Rundle che si stacca dalle reminiscenze post-rock per regalarci con Some Heavy Ocean (7,5) lunghi istanti di autoanalisi accompagnati da una chitarra così sapiente da rendere trionfanti anche i momenti più raffinati. Ma a rapirci senza se ne ma è proprio la voce della bella Emma che rende indimenticabili le già toccanti Run Forever ed, ancor di più, Arms I Know So Well. A portare un po' di luce in questo maggio un po' mesto quanto a sonorità e tematiche ci pensa Luminuos (6,5) degli inglesi The Horrors, anche se le sfumature brillanti risultano un po' sbiadite e meno taglienti rispetto ai predecessori Skying o Primary Colours forse proprio nel tentativo eccessivamente forzato di far rivivere le gesta del passato. La vivace So Now You Know e la movimentata In And Out of Sight così come l'ottima I See You faticano comunque ad alzare il livello di quella che viste le premesse appare come una tra le delusioni del mese. Dopo gli ultimi tre anni segnati da un futuro incerto si ripresentano i The Pains of Being Pure At Hearts con un Days of Abandon (7) in cui forse si fa riferimento al fuggi fuggi generale nella line-up della band che si ritrova ribaltata ma non per questo indebolita. La voce al femminile passa a Jen Goma dei A Sunny Day in Glasgow mentre le redini le tiene salde sempre Kip Berman che prosegue nella formula Semplice & Sicura o meglio Simple & Sure del passato, dolce e spensierata, viva e luminosa senza però raggiungere tranne poche rare eccezioni come Beautiful You ed Eurydice i livelli sublimi del passato.
Forse non incontrerà i gusti di tutti ma non riconoscere a Michael Gira la capacità di portare il progetto Swans sempre un gradino più in alto pur arrivando come nel caso di The Seer da un successo universalmente riconosciuto, sarebbe almeno ingeneroso. Con To Be Kind (7,5), Gira cambia di qualche grado l'angolo di approccio presentando un lavoro a suo modo convulso e viscerale, un rock sciamanico tanto universale quanto contemporaneo in ognuno dei lunghi talvolta interminabili capitoli del viaggio. Parlando di contemporaneo anche lo stile peculiare di Merrill Garbus può non incontrare giudizi univoci. Appannaggio di tUnE-yArDs quantomeno il fatto di uscire da quell'onda cupa e malinconica che sembra aver messo d'accordo tutte le colleghe per regalarci invece, come costume, un Nikki Nack (7) caratterizzato da un linguaggio giocoso come in Water Fountain, Sink-O o Hey Life pregno di ritmiche afro-tribali senza privare spazio alla sperimentazione. A riprendere un folk intimista questa volta in chiave maschile ci pensa Conor Oberst, noto ai più sotto il moniker di Bright Eyes che ci presenta con Upside Down Mountain (6,5) una piacevole passeggiata a ritroso nel tempo (Hundreds of Ways il manifesto) fino alle sue prime produzioni alternando ottime liriche a paesaggi ammalianti senza mai sfondare la porta del nostro animo. Una piccola crepa e qualche sussulto ce lo regala invece Owen Pallett in parte suggestionati dal legame con le star di Montreal (Arcade Fire, e chi se no?) ed in parte ammaliati dall'incrocio di archi secolari con un'elettronica tutta contemporanea. Il mood dell'opera ce la regala già la traccia d'apertura I Am Not Afraid mentre basta aspettare la title-track per essere conquistati da ritmi inaspettatamente battenti e profondi affondi vocali come nel caso di Song For Five & Six mentre la coda dell'album ci offre anche un saggio della maestria del cantautore canadese in fase di arrangiamento (The Riverbed)... Tra i progetti che per motivi non sempre chiari portano con se curiosità e talvolta ingiustificate aspettative ci sono anche i Cold Cave di Wesley Eisold. Darkwave di cui ricordiamo tanto l'incostanza qualitativa quanto la capacità di estrarre perle in grado di fissarsi nell'immaginario collettivo. Di Full Cold Moon (6) ci resta solo l'incostanza con un inizio arrembante come sempre (A Little Death to Laugh, Oceans With No End) a cui non farà seguito alcun picco memorabile. Un po' per la portata dell'evento ed un po' per l'atipicità del format non possiamo non soffermarci sul l'unione di progetti così affascinanti quali Royksopp & Robyn che con l'EP Do It Again (7), senza variare troppo una formula innegabilmente vincente tornano a far muovere i propri fans facendo breccia anche sulle ultime generazioni. Dopo una traccia iniziale invero "monumentale" solo nella durata, le tre tracce centrali offrono un sufficiente range di sfumature da sentirsi sazi con la title-track a regalare quel valore aggiunto da fischiettare a ripetizione con beata innocenza...





(Aprile)          (Giugno)              

martedì 13 maggio 2014

STREAM // Ascolta in anteprima il debutto di Emma Ruth Rundle con Some Heavy Ocean




Dopo essersi destreggiata tra diverse band californiane di matrice post-rock tra cui Marriages e The Red Sparowes la cantante e cantautrice Emma Ruth Rundle, ritagliatosi un po' di tempo, si appresta a rilasciare il suo album di debutto Some Heavy Ocean, in uscita via Sargent House il 20 maggio. Dopo aver assaporato l'intimità dei primi antipasti, Run Forever Run e Arms I Know So Well ora Pitchfork Advance ci offre in anteprima lo streaming integrale dell'opera che ad un primo ascolto promette grandi cose...






mercoledì 16 aprile 2014

COMING SOON // Run Forever anticipa l'atteso esordio di Emma Ruth Rundle con Some Heavy Ocean


Dopo le esperienze nelle band locali californiane The Nocturnes, Red Sparowes e soprattutto Marriages, la più importante di queste che la passata stagione ha avuto anche l'onore di aprire il concerto dei Deafheaven, la bella losangelina Emma Ruth Rundle, giunta ora a piena maturazione si (e ci) regalerà con Some Heavy Ocean il debutto solista che sarà in distribuzione dal 20 maggio attraverso la label Sergent House. Dopo aver apprezzato un paio di settimane orsono l'ottima Arms I Know So Well, chiaro indice di una svolta folk-oriented, la freschissima Run Forever rinforza le premesse sia stilistiche che qualitative della sua predecessora...



Some Heavy Ocean
Sergent House

1. Some Heavy Ocean
2. Shadows of My Name
3. Your Card the Sun
4. Run Forever
5. Haunted Houses
6. Arms I Know So Well
7. Oh Sarah
8. Savage Saint
9. We Are All Ghosts
10. Living With The Black Dog










sabato 5 aprile 2014

TOP TRACKS // Le migliori 5 tracce della settimana (W14)




fIVE // Emma Ruth Rundle - Arms I Know So Well

Di casa a Los Angeles Emma Ruth Rundle è nota in patria per la sua grande abnegazione alla causa musicale avendo le mani in pasta in differenti progetti tra cui i più rimarchevoli sono Marriages, The Nocturnes e Red Sparowes, tutti con un filone che tende al post rock atmosferico. Con Arms I Know So Well, Emma produce il suo primo sforzo solista incentrando l'attenzione sull'aspetto vocale accompagnato da leggeri riverberi che la spingono in direzione di una EMA in versione folk...






fOUR // Lone - 2 Is 8

Il Matt Cutler che si nasconde dietro il moniker di Lone ha trascorso gli ultimi 5 anni disegnando paesaggi sotto forma di tracce che rendessero, in maniera quasi impressionista, uniformi e ben amalgamati generi dissimili quali house, rave, techno e hip-hop. Ora con 2 Is 8, primo singolo del venturo LP Reality Testing (17 giugno via R&S) ,Cutler sembre aver trovato una nuovo tonalità in grado di azzerare il divario cromatico esistente tra dance music ed hip hop..






tHREE // Drake - Draft Day

Nuovi segni di vita e creatività dal rapper canadese Aubrey Drake Graham, meglio noto solo come Drake, dopo il successo riscontrato con la sua ultima creatura Nothing Was The Same. Draft Day è l'ottimo brano condiviso tramite il blog October's Very Own in cui l'artista di Toronto campiona Doo Wop di Lauryn Hill incentrando il testo su un evento sportivo appartenente alla cultura americana...






tWO // How To Dress Well - Repeat Pleasure

Con What Is This Heart?, in uscita il prossimo giugno, Tom Krell prosegue, indossate le vesti di How To Dress Well, quel discorso interrotto con l'ottimo Total Loss del 2012. Discorso inteso come conversazione o monologo, aperto in questo caso con Words I Don't Remember e portato avanti con la splendida usuale voce ancestrale che accompagna Repeat Pleasure cui una (in questo caso inusuale) gioia pura e raggiante si sostituisce alla vena cupa a cui ci aveva abituato...






oNE // Cut Copy - In These Arms of Love

Il Record Store Day del 19 aprile stiperà il mercato discografico di nuovi ottimi lavori sia in formato lungo che come singoli. Tra i casi più luminosi certamente il 10" di cui ci faranno dono gli australiani Cut Copy contenente i due brani In These Arms of Love e Like Any Other Day. Il primo reso pubblico in questi giorni è una perla dagli effetti synth ricca di riverberi disorientanti e conturbanti che vi renderanno presto schiavi...




(Week 13)                 (Week 15)          

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