. . . . Punto di riferimento italiano per gli amanti del Primavera Sound Festival. . .
. . Recensioni ed informazioni dal mondo indie ed alternative internazionale. . .
Lo ripeto ogni anno ma questo è... Il Primavera Sound inizia immancabilmente con l'annuncio della line-up che da il là a sogni che mai come in questa edizione scalderanno per intero il nostro inverno e renderanno ancora più corposa la schiera di doni sotto l'albero... A trasformare i sogni in qualcosa di più corposo, mutando mere fantasie in un reale e tangibile piano di azione ecco l'attesa suddivisione del cartellone per giorni che mai come in questa edizione parrebbe sostanzialmente equa a livello di distribuzione dei doni, a partire dal lunedì, lasciando così già intravedere una settimana intera di "passione", in tutte le sue connotazioni, soprattutto per chi di "primavere" inizia ad averne sulle spalle già diverse...
E siamo certi che le sorprese, come dimostra l'annuncio odierno della poliedrica Kate Tempest nella line-up 2017, ancora non sono terminate...
Tanto atteso quanto maledetto è infine arrivato l'annuncio degli orari ufficiali del Primavera Sound nella sua versione 2016, ultimo immancabile step prima dell'inizio delle danze.
C'è chi insieme all'abono, magari in una formula Plus vorrebbe incluso il dono dell'ubiquità, ma sfortunatamente, almeno ancora per questa edizione, bisognerà far fronte a delle scelte alcune sopportabili, altre dolorose. Ma questa è la vita, anche all'interno del recinto del Parc del Forum.
Nei prossimi giorni presenteremo il nostro programma giornaliero approfittando del fine settimana per chiarire le idee anche se dopo tutto un pomeriggio (il passato) di full-immersion già si fa fitto l'elenco delle divinità chiamate in causa visti i "solapes" tra Tame Impala e John Carpenter o Explosions in the Sky e Floating Points il giovedì, il terribile, per alcuni, Radiohead/Dinosaur Jr/Tortoise mentre per noi più fastidioso l'intrico Kiasmos/Shura/Beach House del venerdì. Il sabato poi con l'ammucchiata Chairlift/Sigur Ròs/Parquet Courts/Julia Holter/Moderat/Roosevelt/Pantha Du Prince, i nostri piani d'azioni sono già belli che saltati...
Detto questo, niente panico, certamente le due settimane mancanti porteranno consiglio insieme al meraviglioso apporto del Clashfinder e della mappa ufficializzata che trovate qua sotto per ottimizzare il vostro programma in base anche alle energie residue...
Come costume da qualche stagione, a chiudere definitivamente l'offerta musicale del Primavera Sound 2016, che comunque non esclude concerti a sorpresa a ridosso dell'evento, ci pensa la line-up dell'Hidden Stage con i classici sei nomi proposti da Heineken per offrire un'esperienza più intima ai fortunati che riusciranno a conquistarsi un pass per il piccolo spazio che anche quest'anno troverà casa a nord del recinto del Parc del Forum (tra i palcoscenici Ray-Ban e Pitchfork, per intenderci).
Il programma, mai banale, offrirà per il giorno giovedì 2 giugno le performance della eccentrica e trasgressiva artista elettronica canadese Peaches e del sempre gradito ritorno dell'ex Sonic Youth Lee Ranaldo questa volta accompagnato dalla sua nuova band El Rayo, che con tutta probabilità ci offrirà un anticipo del prossimo album.
Il piatto forte dell'evento con poco timore di essere smentito arriverà il giorno seguente con il ritorno dei britannici Lush guidati da Emma Anderson e pionieri delle sonorità shoegaze e diventati col passare degli anni capostipiti della generazione britpop. L'appuntamento è goloso anche perchè la band presenterà l'EP Blind Spot, primo materiale inedito degli ultimi 20 anni. Ad aprire le danze il folk tradizionale e nazionale dei Los Hermanos Cubero.
Il programma del sabato inizierà invece con lo show speciale di Bob Mould accompagnato solo dalla sua chitarra elettrica. L'occasione sarà buona per l'ex Hüsker Dü e Sugar per presentare l'album pubblicato un paio di mesi or sono Patch The Sky. A chiudere il binomio Cat's Eyes formato da Faris Badwan, leader de The Horrors, ed la soprano e compositrice Rachel Zeffira che ci omaggeranno con il nuovo disco Treasure House.
I biglietti per assistere alle esibizioni dell'Hidden Stage saranno come ogni stagione gratuiti e verranno distribuiti nel punto informativo interno al recinto del Forum a partire dalle ore 16 della giornata del concerto stesso fino ad esaurimento posti.
La qualità artistica del Primavera Sound e lo spiegamento di forze e conoscenze tecniche di Red Bull si uniscono per la prima volte in un festival europeo per offrire il live streaming della sedicesima edizione della kermesse catalana con una straordinaria offerta che coprirà l'intero evento sui quattro palcoscenici principali, otto ore al giorno e per i tre giorni principali ovvero da giovedì 2 a sabato 4 giugno. Da ogni angolo del pianeta potrete quindi godere delle emozioni di una tra le edizioni più attese della storia del Primavera Sound (che dalla settimana scorsa è ufficialmente sold-out).
Questo ambizioso progetto non si limita alla ritrasmissione in alta definizione delle principali esibizioni ma offrirà anche interviste esclusive nello spazio Red Bull TV all'interno del recinto del Parc del Forum stesso, brevi show acustici oltre a chicche di varia natura che verranno rivelate in corso d'opera, il tutto condotto dai noti presentatori Will Best e Johann Wald.
La ritrasmissione dei concerti che coprirà tutti i fusi orari ed i cui orari verranno comunicati a breve si potrà seguire attraverso della pagina web e l'applicazione ufficiale del Primavera Sound, così come differenti piattaforme di Red Bull TV: web, app e canali su Apple TV, Samsung TV, Amazon FireTV, Kindle Fire, Nexus Player, Roku Players e Xbox 360.
E come ogni buona quiete che si rispetti ecco l'inatteso annuncio a far drizzare le nostre antenne (ed i nostri capelli) ormai placidamente solo in attesa di sapere gli orari aka "di-che-morte-dobbiamo-morire" del festival. E l'annuncio è davvero bomba dal momento che per il Primavera Sound 2016 tornerà a calcare i palchi il gruppo elettronico australiano The Avalanches, il cui unico album datato 2000, Since I Left You, sconvolse diverse anime rimaste orfane vista l'assenza di un sophomore.
Per capire la portata dell'evento basti pensare che la band di Melbourne, secondo i ben informati già contrattati un anno or sono da Gabi Ruiz e compagnia bella, non si esibisce live dal lontano 2007...
The Avalanches si esibiranno nella tarda serata di venerdì 3 giugno al Forum e nella festa di chiusura all'Apolo domenica 5.
39 band provenienti da tutti e cinque i continenti saranno presenti al PrimaveraPro 2016 per
dimostrare tutto il loro potenziale sia al pubblico di Barcellona che
ai rappresentanti di una parte importante dell’industria musicale
internazionale, per non parlare dei migliaia di professionisti che
saranno tra il pubblico del Primavera Sound.
Nella sua nuova edizione, la più ambiziosa e variegata fino ad oggi organizzata, il PrimaveraPro
ospiterà il numero maggiore di paesi partecipanti nella sua storia, 11,
tra i quali troviamo, oltre alla riconferma dell’Italia attraverso la
collaborazione con A Buzz Supreme e Modernista,
alcune affascinanti nuove entrate come la Corea del Sud ed il Perù.
Ogni paese presenterà alcune tra le sue band emergenti più emozionanti,
con l’obiettivo di stabilire rapporti più ravvicinati tra le scene
indipendenti dei vari paesi e di incrementarne lo scambio culturale a
livello mondiale.
La presenza dei paesi sudamericani sarà ancora una volta significativa,
con una importante partecipazione brasiliana (attraverso A Construtora Músicae Cultura e Balaclava Records),
Cile (IMI Chile) e Perù (IMIP), presentando alcune nuove stelle
emergenti dalle loro scene musicali in costante crescita. A Construtora
Musica e Cultura porterà l’esplosivo punk dei Water Rats, la favolosa psichedelia degli O Terno, i tumultuosi Aldo The Band e il rock ballabile di INKY.Balaclava Recordspresenterà gli showcase degli strumentali Mahmed, i sognanti Quarto Negro e i paesaggi elettronici di Nuven. IMI Chile, da parte sua, porterà il pop edonistico dei Planeta No, lo shoegaze in stile britannico dei Chicago Toys e l’appassionato hip hop dei Tunacola come esponenti della scena musicale cilena. IMPI metterà in mostra la forza emergente della nazione andina del Perù con l’irresistibile folk psichedelico dei Kanaku y el Tigre, il garage pop dei Los Outsaiders, l’electropop delicato di Gala Briê e l’emotivo folk-pop dei Wolves As Friends.
Una delle novità più esotiche di questa edizione sarà la partecipazione,
per la prima volta, di tre band provenienti dalla Corea del Sud, scelte
dal Korean Arts Management Service: wedance, Dead Buttons e DTSQ dimostreranno che c’è vita oltre il K-Pop
presentando la loro varietà di idee sul rock. Proseguendo coi
rappresentanti del continente asiatico, anche Israele tornerà ancora una
volta a partecipare attraverso Sounds From Israel, che presenterà il post rock dei Tiny Fingers, il contagioso funk di Cut Out Club e la magia electropop di Noga Erez, già nota come voce di The Secret Sea.
La scena indipendente della Repubblica Sudafricana dimostrerà ancora una volta la sua vivacità grazie ad IMEXSA, con una rappresentanza che quest’anno è composta dai ritmi hip-hop di Jay Qube, l’esotico pop elettronico di Moonchild e la musica militante di Anam.
L’Australia dimostrerà invece il perché del suo essere considerato uno
dei paesi più alla moda per quanto riguarda il talento musicale
emergente, con band del calibro dei The Meanies (rock & roll puro), l'ispirato indie rock dei Gang of Youths, l'esuberante garage dei Money For Rope, le luminose Oh Pep! e la futura folkstar Jack Carty, tutti presentati da Sounds Australia.
E naturalmente sarà presente anche l’Europa, con l’Italia, ancora grazie alla collaborazione con A Buzz Supreme e Modernista, coi festaioli Altre di B, l’art-rock dei Sycamore Age e la delizia synth di Matilde Davoli, la Polonia di Don’t Panic, We’re From Poland!, col potente metal dei Merkabah e la travolgente musica elettronica degli RSS Boys, e il Lussemburgo di Music: LX che presenterà l’affascinante ed emotiva musica elettronica di Sun Glitters. Sounds from Valencia porterà invece a Barcellona due proposte emergenti spagnole, Odd Cherry Pie col loro punk folk cosmico e il country vecchio stile dei Badlands.
Vi ricordiamo che le band partecipanti al PrimaveraPro si esibiranno sia sul palco giornaliero del CCCB (aperto al pubblico in quanto parte integrante delle attività di Primavera al Raval), che sul palco PrimaveraPro all’interno del Parc del Fòrum come parte di Primavera Sound 2016.
Tutte le band del PrimaveraPro: Aldo The Band (BR), Altre di B (IT), Anam (ZA), Badlands (ES),
Chicago Toys (CL), Cut Out Club (IL), Dead Buttons (KR), DTSQ (QR), Gala
Brie (PE), Gang of Youths (AU), INKY (BR), Jack Carty (AU), Jay Cubed
(ZA), Kanaku y el Tigre (PE), Los Outsaiders (PE), Mahmed (BR), Matilde
Davoli (IT), Merkabah (PL), Money For Rope (AU), Moonchild Sanelly (ZA),
Noga Erez (IL), Nuven (BR), O Terno (BR), Odd Cherry Pie (ES), Oh Pep!
(AU), Planeta No (CL), Quarto Negro (BR), RSS Boys (PL), Sun Glitters
(LX), Sycamore Age(IT), The Meanies (AU), Tiny Fingers (IL), Tunacola
(CL), Water Rats (BR), Wedance (KR), Wolves As Friends (PE)
Non sarà di gran consolazione per chi ancora sta cercando disperatamente un pass per godere della tre giorni al Forum ma anche quest'anno il Primavera Sound dedicherà grande spazio al cartellone aperto a tutti concentrando il suo nuovo punto nevralgico, nonchè sede operativa, ancora nel Raval. A dimostrazione della costante crescita dell'evento il 2016 offrirà ben 70 concerti totalmente gratuiti.
Grazie all'appoggio dello sponsor Martini (che da buon torinese non può che aggiungere al tutto un pizzico di orgoglio) lo storico, centrale ed in continua riqualificazione barrio del Raval ospiterà nella zona antistante ed interna del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, meglio noto come CCCB, spazio culturale ad un passo dal probabilmente più noto MACBA, tutta la kermesse denominata appunto Primavera al Raval che vedrà esibirsi, tra gli altri, la storica grunge-band Mudhoney, l'ex leader dei The Go-Betweens Robert Forster, un Bradford Cox in versione solista (che sarà anche presente con i suoi Deerhunter al Forum) ed il folle garage dei Black Lips. Non paga l'offerta prosegue con Cass McCombs e i pionieri del dreampop A.R. Kane più un grappolo di giovani realtà emergenti tra cui i nostri C+C=Maxigross (presenti anche al Forum), la meravigliosa Julien Baker o Andy Shauf, insieme alla come sempre nutrita rappresentanza locale (catalana e spagnola). Già note le locations prescelte che vedranno nella plaça Joan Coromines lo stage principale all'aria aperta, nella Sala Teatre del CCCB il palcoscenico dedicato alle esibizioni più intime ed il solito DayPro per le nuove proposte legate al Primavera Pro.
Ma l'offerta gratuita non termina qui. Oltre alla già nota giornata inaugurale del mercoledì al Forum con l'esibizione di Suede, Goat, Grupo de Expertos Solynieve, El Último Vecino apriranno i battenti anche le storiche sale dell'Apolo, La [2], e Barts raggruppate in pochi metri e giusto al confine con il Raval. Già dal lunedì 30 maggio riecheggeranno infatti le note dei mitici Psychic TV/ PTV3, il rock di Ty Segall and The Muggers, il pop
elettronico della già apprezzata Empress Of, protagonista al Primavera Club, e poi Jessy Lanza e SG Lewis,
le sperimentazioni divergenti di Suuns e Deradoorian, la chitarre ruggenti dei Parquet Courts e White Fence oltre allo showcase organizzato da
ATP con Younghusband, Mueran Humanos seguiti dai dj set di Optimo (Espacio), Dave
P e Barry Hogan.
Tra le attività a ingresso gratuito sarà inclusa anche la programmazione di Primavera als Bars, con piccoli concerti in bar e locali in tutta la città, oltre a Primavera als Barris che per il secondo anno consecutivo porterà musica dal vivo in svariati centri civici e giovanili in tutta Barcelona e l'ormai consolidato In-Edit, che proietterà ancora una volta una selezione di documentari musicali. La programmazione completa di questi cicli di eventi sarà comunicata a breve.
L'onda d'urto successiva all'annuncio del cartellone bomba del Primavera Sound edizione 2016 non si è fatta attendere e gli abbonamenti per la tre giorni catalana sono andati a ruba con un'impennata delle vendite proprio con l'ingresso del weekend, successivamente all'annuncio dell'organizzazione circa i pochi "abonos" ancora a disposizione. Risultato? Abbonamenti Sold Out. Forte già nel web il rammarico e la delusione anche se il Primavera Sound per molti è un atto di fede che fa dell'annuncio della line-up solo una formalità.
Ancora in vendita, anche se si suppone non per molto tempo, i biglietti per le singole giornate, che potete acquistare attraverso lo stesso portale web del festival.
Si è fatta attendere, desiderare, bramare fino quasi a farsi odiare ma poi è infine arrivata splendida e quasi irreale, meritando ogni singolo secondo di attesa. Ecco quindi che le voci vive fin dal giugno scorso assumono contorni reali con l'annuncio dei Radiohead, nuovamente in tour e indiscussa "star" di questa edizione che avrà luogo come sempre al Forum dal 1° al 4 giugno, nella sua fase centrale.
Avremo tempo di approfondire l'argomento da qui a giugno, meglio lasciarvi al video ed al cartellone che almeno oggi valgono più di 1000 parole...
Ancora traumatizzati dalla recente inattesa perdita, spesso associata al Primavera Sound, non ci resta che gettare il cuore oltre l'ostacolo e dedicare la nostra attenzione al cartellone della stagione 2016 che mai prima d'ora si era fatto attendere tanto.
L'elenco dei nomi certi, o quasi, che vi presentiamo sono frutto delle voci, più o meno autorevoli che si sono espresse a riguardo, canali ufficiosi come la meravigliosa pagina facebook italiana dedicata all'evento, uno studio ormai decennale sul modus operandi degli organizzatori del Primavera Sound, condito da un po' di stalking, una infarinatura di astrologia e giusto una grattatina di, voi sapete cosa, per scaramanzia...
PJ Harvey - 100%
Certa tra le certe. Le voci di corridoio non lasciano dubbi così come le date della sempreverde cantautrice britannica già confermata da tempo nel cartellone del The Field Day nonchè attualmente unica presenza confermata al We Love Green 2016 di Parigi che si terrà lo stesso weekend del nostro festival. Potete incominciare con il ripasso...
LCD Soundsystem - 95%
I meno certi tra i certi ma onestamente, dopo l'annuncio della loro presenza al Coachella, quella leakata al Bonnaroo, l'intervista strappalacrime ed entusiasta di James Murphy, la tracotanza di Gabi e compagnia bella... qualcuno davvero si immagina un Primavera Sound senza gli LCD Soundsystem? Io certo no.
Sufjan Stevens - 98%
In realtà sarebbe uno di quei nomi da un paio di punti percentuali in più ma in questo caso la scaramanzia la fa da padrona e la conferma non ufficiale viene in parte frenata dall'incredulità di poterlo rivedere a soli 9 mesi dallo splendido e toccante live dell'Auditori. La conferma al Coachella e Sasquatch! oltre agli ottimi rapporti con l'entourage del PS lo rendono più reale, probabilmente in una versione meno teatrale e più festivalera.
Animal Collective - 100%
I grandi classici anche in questa edizione non mancheranno e così avremo (o avrete, io con gli AC ho già dato) anche quest'anno la possibilità di apprezzare Noah Benjamin Lennox dopo il meraviglioso live della stagione passata sotto le vesti di Panda Bear. Il menù prevederà la presentazione del nuovo album Painting With, atteso per la prima metà dell'anno in corso.
Battles - 100%
A distanza di un anno ecco di nuovo qua il trio newyorkino. Ma questa volta, per loro stessa ammissione le cose verranno fatte per benino ed invece dell'Hidden Stage eccoli alle prese con un palcoscenico degno (nuovamente Rayban, 5 anni dopo?). Più interviste così renderebbero il nostro "lavoro" più semplice e l'attesa meno sofferta...
Explosions in the Sky - 100%
Non ci dilungheremo sulle fonti più di quanto precedentemente fatto ma in questo mondo bisognerà pur fidarsi di qualcuno. Se poi la settimana si apre con l'annuncio del nuovo album The Wilderness in uscita il primo aprile (no, non è uno scherzo) ed accompagnata dalla splendida Disintegration Anxiety ecco che allora la conferma è servita. Congetturando direi che se li attenderete dinnanzi allo stage ATP probabilmente non sbaglierete luogo...
Tame Impala - 97%
Probabilmente, indipendentemente dai gusti, una tra le band che meglio si (e ci) identifica con il Primavera Sound. Come attitudine, offerta musicale e, cosa non da poco, cache.. La previsione fatta per l'edizione 2013 si rivelò più scontata che fortunata. Per questa edizione poche conferme ma un gran sorriso ogni qualvolta Kevin Parker viene interpellato sulla propria presenza alla kermesse catalana. Tour americano al via il 9 giugno; il caso non esiste.
Tortoise - 100%
E' la webzine Binaural a confermare la presenza della storica post-rock band di Chicago attraverso uno stralcio della recente intervista a loro concessa dovuta all'annuncio dell'imminente nuovo album The Catastrophist. Beate falle del sistema...
Beach House - 100%
Dunque ricapitoliamo: amici del festival da sempre, due concerti all'Apolo (sold out) quest'autunno, due splendidi album da presentare al grande pubblico, due date in Francia il 1° e 7 giugno, sipario sul tour americano a maggio. Non confermati, di più.
Deerhunter - 100%
Buona parte del discorso fatto per il duo statunitense Victoria Legrand Alex Scally qui sopra potremmo ripeterlo per Bradford Cox e compagnia bella. Qualche data in meno a ridosso del festival per il momento ma un Field Day che da sicurezza e poi soprattutto... davvero vi immaginate un Primavera Sound senza i Deerhunter nell'anno in cui presentano il nuovo album? Piuttosto dovreste chiedervi se questa volta faranno solo una data...
White Fang - 100%
Non certo il nome che farà girare la testa a tutti ma dato che ce li danno per certi perchè non inserirli a far gioire anzitempo i fans della punk-band from Portland?
Grimes - 98% Il classico nome che non può mancare e che non si farà attendere. Ampiamente appoggiato da Pitchfork dovrà trovarsi un altro palcoscenico perchè a differenza del 2012 non si presenterà più come rivelazione ma già come una realtà (o Realiti) consacrata...
Ty Segall & The Muggers - 100%
Dopo il massivo tour americano che ha avuto inizio proprio questa settimana sarà la volta della gita europea che porterà, dubbi non ce ne sono, Ty Garrett Segall e compari anche sul palco del Primavera Sound dove presenteranno l'imminente nuovo lavoro, Emotional Mugger.
Youth Lagoon - 98%
Il lungo tour invernale porterà il giovane talento statunitense Trevor Powers a toccare anche Finlandia e Repubblica Ceca ma non la penisola iberica. Con gli albori della primavera il ritorno in patria ma a giugno figura già nel cartellone del Field Day che per noi vale una conferma e l'esordio anche per lui nel cartellone del Primavera Sound versione 2016
Uno tra i debutti dell'anno, caldeggiata dallo sponsor Pitchfork ed autrice di uno tra i live più intensi del Primavera Club, Lorely Rodriguez assaporerà questa Primavera anche il fratello più grande del festival autunnale. Palcoscenico già scritto, probabilmente in contemporanea con un Big...
Tra le immancabili tappe di avvicinamento al Primavera Sound il cartellone del Coachella certo rappresenta una tra le più attese in cui i sogni accarezzati per mesi vengono inesorabilmente schiacciati dalla dura realtà oppure si fanno più vividi ed a tratti palpabili... Emblemi dei due picchi contrapposti David Bowie che probabilmente rimarrà almeno ancora per una stagione una chimera e gli LCD Soundsystem che confermano la reunion e si candidano fortemente al prossimo Primavera Sound.
Detto ciò The Coachella Valley Music and Arts Festival versione 2016, che avrà luogo nella solita Indio, lungo due soliti fine settimana di aprile (dal 15 al 17 e dal 22 al 24) continua a lasciare un po' perplessi quantomeno nell'incapacità di dare il giusto risalto ad un'offerta che innegabilmente è varia e stuzzicante (nomi come Grimes, Hudson Mohawke, Deerhunter, AlunaGeorge o HEALTH sono visibili solo con la lente d'ingrandimento) a favore di prodotti da ipermercato. Ma si sa, paese che vai usanza che trovi...
In ogni caso ottimi spunti di riflessione in attesa che anche il Primavera Sound finalmente ci mostri almeno una delle carte ancora gelosamente strette in mano...
A due settimane dal lieto evento, con l'annuncio degli orari abbiamo adesso tutti i mezzi necessari per lanciare lo sprint e sciogliere le ultime riserve circa chi andremo ad ascoltare e cosa ancora ci manca per completare il ripassino finale. Dopo l'ottima line-up della stagione passata quest'anno l'organizzazione colma l'unica lacuna andando ad integrare il cartellone del Primavera Club con l'amato evento del fine settimana notturno noto ai più come Nitsa che solo per citarne alcuni, il mese trascorso ha visto passare Todd Terje, Simian Mobile Disco, Mano Le Tough, Rustie, Ellen Alien, Hot Chip dj-set... giusto così...
I biglietti sono in vendita all'accessibilissimo costo di 25€ per l'evento intero ed a 15€ per la singolo giornata. Ecco qui di seguito una gustosa playlist dalla quale potrete evincere con una sola occhiata quali siano le proposte musicali da noi più attese...
Dopo il successo della stagione passata contraddistinto dal lancio di band come Jungle, Alvvays, Movement, East India Youth, Ought e quasi veterani come Strand of Oaks e White Lung (qui il nostro report) riecco l'atteso Primavera Club che, dopo il black-out del 2013 dove per contrasti con il comune di Barcelona emigrò all'estero, torna ad essere la preziosa vetrina per band in rampa di lancio nonchè per i più "meritevoli" anche un anteprima del più prestigioso palco del Primavera Sound.
Confermate le splendide location dell'Apolo (entrambe le sale), Teatre Principal e Teatre Latino (queste ultime due all'interno dello stesso complesso) saranno ben 39 i gruppi che si esibiranno dal 23 al 25 ottobre ad offrire una visione globale sulle nuove tendenze in tutte le loro sfaccettature e generi musicali che approfondiremo di qui all'evento.
A risaltare nella line-up gli astri nascenti Empress Of, recentemente risaltati da Pitchfork, il progetto di Deradoorian, membro dei Dirty Projectors, il produttore e dj tedesco Roosevelt, gli statunitensi Algiers, autori di un altro brillante debutto, Jessica Pratt e, giusto per concludere in bellezza, i nostri Ninos du Brasil (Nicolò Fortuni e Nico Vascellari) le cui ritmiche carnelavesche sono ormai un punto di riferimento dei recenti Club To Club.
Per chi voglia approfittarne o si trovi in città sono già in vendita gli abbonamenti all'abbordabilissimo prezzo di 25€ con le entrate singole in vendita a 15€. I canali sono i soliti ovvero la Botiga del Primavera Sound (senza spese di commissione), Portale del Primavera Sound e Ticketmaster.
A distanza di tre mesi ed in maniera del tutto soggettiva facciamo un salto indietro nel tempo per, a bocce ormai ampiamente ferme, rivivere nella mente e selezionare quei momenti, ancora più unici di altri, che rimarranno indelebili nella nostra memoria e che, per certo hanno rappresentato il nostro festival...
OMD - Enola Gay
Banale, scontata, forse neanche tipicamente "primaverile" in un contesto, quello del mercoledì, aperto a tutti, ma pur sempre il brano simbolo di un'epoca presente nei ricordi di tutti, anche dei giovanissimi cui certo in qualche modo ha comunque avuto modo di trovare posto attraverso il racconto di terzi o l'influenza dei media. Ecco quindi Enola Gay, brano con cui gli OMD aprivano le danze...
Panda Bear - Alsatian Darn
Forte della freschezza del giovedì scommettevo su un Panda Bear che nella versione Animal Collective, dal vivo, mi aveva sempre lasciato un certo amaro in bocca. Le previsioni sono fatte per essere smentite e quello che ci regala Noah è un viaggio che definire psichedelico sarebbe riduttivo al limite dell'oltraggioso. Ma la ciliegina sulla torta è stata l'amata Alsatian Darn quasi in chiusura...
Chet Faker - Gold
Traccia simbolo per un concerto tutto d'"oro"... L'antagonista dei ben più quotati The Black Keys (dalle recensioni alterne) si conferma elegante e sinuoso animale da palcoscenico che sa muoversi con destrezza e soprattutto "fa'" muovere il numeroso pubblico dal palato fino. Live a tutto tondo che non scontenta neanche i grandi fan del primo "Chet Faker"...
Sylvan Esso - Coffee
L'artista presente doveva essere Jon Hopkins autore, nonostante un impianto inadeguato, di un live "monstre". La scelta ricade su un altro protagonista del venerdì. Chi ha deciso di rinunciare a José Gonzalez per un inizio giornata più soft non poteva scegliere meglio. Birra in mano, sole in faccia ed un Coffee che anche dal vivo si rivela una tra le tracce più belle degli ultimi 12 mesi...
Perfume Genius - Learning
In quanto non propriamente una classifica eviterò di dire come Mike Adreas, aka Perfume Genius, avrebbe guadagnato il podio come miglior concerto a mani bassissime... Certo il dolore per l'incastro mancato con Belle & Sebastian lenisce alle prime note e svanisce totalmente quando le note di Learning, suonata a quattro mani, saturano ogni centimetro del palcoscenico del Pitchfork, e per certo anche diversi cuori...
Tori Amos - Bliss
Quella che doveva essere una tappa interlocutoria, perfetta per ricaricare le batterie in vista di un sabato infuocato si trasforma in uno dei momenti più toccanti dell'intero evento. La classe non si compra al supermercato e la sempre bellissima cantautrice statunitense ce lo dimostra fin dal primo brano. La nostra bocca spalancata si chiuderà solo a concerto terminato...
The Strokes - Reptilia
Tutti in attesa del grande flop, ed il ritardo iniziale lasciava "ben sperare". Invece Julian & C. offrono, pur senza dilungarsi troppo in chiacchiere (ma alla fine chi le voleva??), un live degnissimo impreziosito ad ogni istante dalle numerose perle che arricchiscono la discografia della band newyorkese. Ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta per ritrasmettere il mood che si respirava quel sabato notte. Opterò per la mia amata da sempre...
PS: sempre bello riconoscersi nei video altrui...
Underworld - Born Slippy
Non c'ero, lo ammetto, ma come leggerete in seguito non avrò di che pentirmi. C'era però il nostro Sigu che ci racconta di un momento di delirio puro descritto come "apogeo" nel momento in cui il duo gallese si congedava premiando la folla con il loro brano più celebre, più amato, anche questo ormai con merito mattone stabile ed indistruttibile della musica dance e non solo...
HEALTH - DIE SLOW
L'ho detto e lo ripeto ora a scanso di equivoci: questa non è né vuole essere una classifica ma non posso negare che se c'è il "momento" che rappresenta il mio Primavera Sound 2015 è proprio quello che riporto qui di seguito. Abbandonare la parte più nutrita della ciurma e rinunciare ad un evento comodo comodo e certo molto rappresentativo (Underworld) per raggiungere l'estremo opposto del recinto poteva essere la scelta peggiore. Non lo è stata e DIE SLOW era il pezzo che bramavo da tempo....
Caribou - Can't Do Without You
L'effetto sorpresa ce lo eravamo già giocati durante il nostro Club To Club 2014 e certo l'agglomerato umano che si riversava da ogni lato non permetteva una fruibilità ideale ma quanto al signor Dan Snaith e compagnia bella... giù il "sombrero". Live meraviglioso (soprattuto la seconda metà) anche se meno intimo rispetto a quello del lontano 2011. Forse non la traccia più rappresentativa ma certo quella che meglio identifica il Tour di Our Love...
Nati nel 1978 fra le mura domestiche del tenace adolescente Jarvis
Cocker della grigia provincia inglese di Sheffield, dalla porta girevole
dei Pulp dalla line-up piuttosto instabile sono entrati e fuoriusciti
una ventina di elementi cambiando di fatto volto e stile musicale a questa
longeva band ancora ufficialmente in vita. Dopo anni di tribolato
anonimato, il successo è stato conquistato a metà degli anni 90, periodo
in cui esplodeva quel brit-pop mai particolarmente amato da loro,
dunque dopo circa 15 anni di iniezioni di fiducia alternate a botte
d'arresto.
Nel 1980 comparvero nella compilation
"Bouquet Of Steele" che raccoglie gruppi del South Yokshire, e si
esibirono al Rotherham Arts Centre; i primi lavori giunsero alle
orecchie di John Peel che li invitò alla registrazione di quattro brani
con Dale
Griffin (batterista dei Mott the Hoople), ma nonostante l'interessamento
del DJ mostro sacro l'album folk It del 1983 composto da 8 brani "leggeri" lasciò solo il segno per quel che concerne le statistiche.
L'articolato e dark Freaks,
registrato nel giugno 1986 in una sola settimana e pubblicato nel 1987,
mise sicuramente in risalto l'ancora inconsapevole teatralità di Cocker
che bollò questo lavoro, a distanza di anni, come "un disco che
probabilmente si meritò la totale indifferenza ed impopolarità di cui
godette". Questo nuovo flop spinse Cocker a rivedere i suoi progetti di
vita nei quali vi inserì lo studio del cinema e regia alla St.Martin's
School of Art di
Londra.
Nel 1990 la Fire Records diede alle stampe solo il singolo My Legendary Girlfriend
(single of the week per l'Nme) che fece finalmente destare l'attenzione
della critica e delle radio britanniche nei confronti dei Pulp.
L'uscita di Separatations avvenne con quasi due anni di ritardo, ed al termine degli studi di Jarvis, e risultòun album con un finale synth-pop, vedasi Countdown, Death II molto Pet Shop Boys, This House Is Condemned
che si spinge fino ai Technotronic. Ma il brit-pop che sta soffiando
all'orizzonte e che ha tra i pionieri i londinesi Suede sta per mutare
gli equilibri del panorama musicale.
Nel 1994 la loro nuova etichetta Warp Record rilasciò His N Hers in cui spicca l'electro kraut She's A Lady, Do You Remember The First Time?, il manifesto neo-romantico Pink Glove.
Nel
1995 la fortuna iniziò sì a girare per la band che ci mise però del suo
cogliendo l'occasione della vita esibendosi magistralmente al
festival di Glastonbury, in sostituzione degli degli Stone Roses, e
nell'ottobre vide la luce Different Class, l'album capolavoro anticipato dal singolo Common People che contiene anche Disco 2000, l'inno di riscossa dei nerd Mis-shapes, la dolceamara melodia di Bar Italia che prende il titolo dal caffè di Frith street in Soho London, i riferimenti all'uso di droghe di Sorted For E's & Wizz. L'album sarà tra i Best of the Year.
Nell'atteso This is hardcore
(1998) si registra sia l'uscita dal gruppo del chitarrista storico
Russell Senior al quale subentra Richard Hawley, grande amico di Jarvis,
sia una voglia da parte della band di schiodarsi quell'etichetta
brit-pop mai digerita con un disco più maturo, cupo ed introspettivo.
We Love Life esce nell’autunno 2001, e ha come filo conduttore la riappacificazione con la vita e la natura. I titoli Weeds, Trees, The Birds In Your Garden, Sunrise non sono frutto del caso e cercano di riavvicinare l'uomo all'ambiente, a cui seguiranno loro concerti nei boschi inglesi.
Dal
2002 ai giorni d'oggi il gruppo è entrato in una fase di inattività
interrotta da lavori individuali: l'istrionico cantante ha pubblicato nel
novembre 2006 il suo primo album omonimo (Jarvis), nel 2011 la band, nella line-up dell'epoca di Different
Class (Cocker, Banks, Doyle, Mackey, Senior e Webber) si riunì, per la prima volta in quasi 15
anni, per un
lungo tour fatto di 22 concerti, tra maggio e settembre, che li ha visti calcare anche il palco del Primavera Sound.
Dopo un 2014 di alterne fortune e soddisfazioni, il 2015 sembra aver inserito la quarta regalandoci grandi attesi ritorni accompagnati da brani degni dei propri creatori. Ciononostante le nuove leve continuano a sorgere ritagliandosi una fetta importante delle principali classifiche specializzate. Anche "grazie" al caldo opprimente che ci ha relegato in casa abbiamo potuto dedicare diverso spazio ai nuovi ascolti e questa, dopo una lunga e cogitata riflessione, è il frutto della nostra abnegazione che a fine settimana sarà accompagnata dalle playlist create su Spotify e YouTube...
Abbiamo
considerato i brani presenti negli album pubblicati nel 2015 anche se
usciti come singoli l'anno passato (ma non prima di ottobre)
Piú di un mese, mille storie cui a voi interessa poco, ed un Sonar di
mezzo e siamo qui a concludere ora la nostra raccolta di report
giornalieri scoprendo come le cose davvero belle, ahimé, rimangano
impresse indelebilmente a distanza di tempo con gli stessi colori vividi
ed, a tratti, gli stessi odori. Odori di Primavera, di quella stagione
che dura una settimana e si conclude, ormai da anni, almeno per noi, di domenica mattina con il sole in faccia, ed il
Mare Nostrum lí a due passi ad amplificare i raggi che fungono da
sveglia per riportarci alla vita reale. Anche se di reale al di fuori
delle mura amiche del recinto del Forum, sembra restare davvero ben
poco...
Ma bando ai sentimentalismi e torniamo a fare un po' di
cronaca alla nostra maniera partendo dallo splendido regalo offertoci
dalla rivisitazione dell'ultim'ora del programma che ricolloca gli
attesissimi DIIV nell'orario ideale per iniziare la nostra giornata
conclusiva. Ore 18.30 siamo belli piazzati, birra in mano e sole in
faccia, ad una decina di metri da un Zachary Cole Smith che non fa dello
stile il suo cavallo di battaglia e che ha certamente da farsi
perdonare il forfait del 2013 oltre al fatto di avere come compagna una
certa Sky Ferreira... Sebbene il Pitchfork si confermi non il
palcoscenico ideale a livello di resa acustica ed una metá delle canzoni
vengano proposte per la prima volta il concerto si rivela un viaggio
sensoriale quasi inatteso chiuso dalla meravigliosa Doused lasciadoci
con l'acquolina in bocca in vista dell'ormai prossimo sophomore.
Ad
un Mac DeMarco mai entrato nelle nostre grazie e di scena nella lontana
Mordor preferiamo la classe cristallina e senza tempo di una bellezza
altrettanto cristallina ed altrettanto senza tempo (quasi 52 anni? ma
dove??) di un'icona della musica come Tori Amos. Scelta di cui nessuno
avrá a pentirsi. L'artista statunitense si destreggia tra due
pianoforti, visibilmente emozionata con una classe che supera le
aspettative e giustifica l'eco che accompagna il suo nome. Non é da meno
la scaletta prescelta che va da Bliss, traccia di apertura del concerto
come fu di quel To Venus and Back del 1999, alle celeberrime e piú datate
Crucify ed, ovviamente, Cornflake Girl a chiudere un'esibizione da occhi
lucidi.
Sebbene il cuore ci avrebbe portato a godere della splendida Torres, la logistica ed il desiderio di porgere un ultimo saluto ai Foxygen ci guida fino allo stage Primavera dove giungiamo a festa ampiamente iniziata e dove ci accoglie un Sam France visibilmente su di giri. Chi ha visto il concerto dall'inizio ci racconta di un ottimo live mentre la sensazione che abbiamo provato noi è esattamente quella che si prova quando si è gli unici sobri in un tavolo di amici ubriachi... Già sapevamo non avremmo goduto dell'amata San Francisco ma a consolarci ci pensa una No Destruction con cui ci congediamo dal connubio californiano. Abbiamo fatto i fighetti tutto il weekend tenendoci a dovuta distanza dai main stages ma il sabato abbiamo dovuto tirar giù le braghe al nostro lato più mainstream abbandonandoci ad un'attesa dobbietta con Interpol (cui nel 2011 avevamo preferito Caribou) e The Strokes. Nessun dubbio sulla qualità delle opere (sebbene in calando a parte un discreto ultimo El Pintor) di Paul Banks e compagnia bella. Il dubbio che accompagnav l'attesa era più legato alla resa dal vivo. A posteriori, confrontando l'esperienza si evince come la soddisfazione non sia stata unanime anche se personalmente non potevo attendere di meglio. Atmosfera e visual che perfettamente si adattano al mood che da sempre accompagna le sonorità della band newyorkese ed una scaletta che autocelebra la propria carriera omettendo solo il fallimentare album omonimo (anche se resto convinto che Light sia uno tra i brani meglio riusciti...). Con la toccante Untitled ci ritiriamo in cerca di una posizione degna cui assistere alla performance di Julian Casablancas, Albert Hammond Jr. e soci. Sarà la bassissima aspettativa che nutrivamo e la convinzione che ci sarebbe costato uno sforzo immane comprendere un decimo delle parole che uscivano dalla bocca del leader dell'altra band newyorkese della serata, fatto stà che il live si rivela godibilissimo e coinvolgente, certo non per merito dell'entusiasmo che trasuda dal quintetto, nullo, ma questo era noto ed non c'era motivo di attendersi un carico di serotonina scrosciante dal palco... Al primo concerto europeo dal Reading 2011 bisogna fare un grandissimo sforzo per trovare un fallo nella scaletta che regala, al meglio delle loro potenzialità, una ventina tra i brani che hanno reso celebra la band. Anche qui quasi impossible attendersi di più.
Al termine della performance non posso più rimandare il confronto con l'atroce dilemma che nel frattempo si era insinuato in me... Continuare con il "fiestòn" offerto dagli Underworld con tutto il resto della (mia) banda approfittando della logistica oppure rispettare il piano che prevedeva la via crucis che mi avrebbe portato nel giro di mezz'ora dinnanzi agli attesissimi Health comodamente ubicati nell'estremo opposto del recinto. Ad averla vinta è alla fine in rock elettronico del quartetto californiano, già sfuggito nel lontano 2010... Il "sacrificio" ci regala però una gradita sosta al Ray-Ban giusto il tempo di rendere omaggio al già apprezzato Dan Deacon (ovvero Moon-Man, e chi c'era nel 2013 sa di cosa sto parlando) proprio mentre offre al suo non così esiguo pubblico quella perla che è Feel The Lightning...
Il pensiero di aver fatto la scelta sbagliata si dissolve il meno di 3 minuti e si trasforma nel giro di un'ora scarsa nella fiera consapevolezza di aver assistito ad uno tra i live migliori di tutto il nostro festival. Energia strabordante, resa e scaletta dei brani impeccabile ed una presenza scenica molto particolare per chi conosce Jake Duzsik, l'ipnotico capellone John Famiglietti, le espressioni facciali di Jupiter Keyes e l'atipico incedete del batterista Ben Miller. Die Slow dal vivo è un'esperianza che tutti dovrebbero provare e la chiusura con USA Boys non potrebbe essere più degna.
Ad attenderci ora, logisticamente perfetto, l'amato Caribou con band al Ray-Ban, per quello che rappresenta l'evento conclusivo della kermesse catalana. E come tale lo spazio risulta inadeguato, come già successo per i Ratatat, tanto che per la prossima edizione bisognerà inventarsi qualcosa caro Gabi... Tornando a Dan Snaith, che dire, impeccabile, anche se per noi senza sorprese tal momento che risulta essere l'esatta copia della performance del Club To Club 2014 della nostra (sempre amata, credo di aver già ripetuto questo concetto) Torino... Prima parte di assestamento e di profilo un po' più basso come l'ultimo disco del fuoriclasse canadese ed una seconda metà che esplode con Odessa e ci trascinerà fino al delirio dell'extended version di quel capolavoro che è, e sempre sarà, Sun...
Fuggiamo dalla calca per assaporare le sonorità di Mike Simonetti, invero senza mai esaltarci, per poi tornare alla casa-base Ray-Bay per rivivere un film che si prolunga da ormai 6 stagioni. Dj Coco, il suo live discutibile, qualche pezzo strappalacrime, il sole che emerge dal mare ed i nostri volti che illuminati raccontano di una tre (ma anche quattro) giorni di passione, amore, sacrifici, stanchezza e un pizzico di tristezza che inizia ad insinuarsi dal momento che realizziamo che il conto alla rovescia per la prossima edizione tocca nuovamente il suo punto più ampio...
Dopo le tredici ore del giorno inaugurale un'attenta distribuzione delle proprie energie risulta un requisito indispensabile per godere fino all'ultima goccia il tanto atteso evento catalano anche se ciò può richiedere qualche necessario anche se doloroso sacrificio. Quest'anno all'altare ci tocca immolare Josè Gonzalez di scena all'Auditori Rockdelux nel primo pomeriggio, con la caccia al biglietto che alle 16 vedeva tornare sconfitti gli avventori ritardatari. A lenire la ferita, oltre ad un'altra brillante giornata a livello metereologico (anche se la più fresca delle 3), un'alternativa di lusso fornita dal duo statunitense Sylvan Esso, aggregati al gruppo in corso d'opera e felice intuizione dal momento che sono molti i proseliti a raggiungere Mordor alle 18 per approfittare dell'elettronica che alterna intimismo (con la meravigliosa Coffee) a ritmiche più battenti (Uncatena tra tutte). Il ritorno dall'Heineken è quindi accompagnato da un largo sorriso e ci par quasi di fluttuare fino al lontano ATP che di lì a poco vedrà in scena i canadesi The New Pornographers già apprezzati proprio qui nel 2010. A.C. Newman, Dan Bejar e Neko dopo le brevi parentesi soliste tornano a sfornare un repertorio ricco ed impreziosito da due o tre pezzi dell'ultimo Brill Bruisers. Detto cìo il live continua ad apparire un po' bloccato così come la valutazione su un gruppo che personalmente prosegue attestandosi in quella terra di mezzo che lo rende un evento buono in caso di assenza di competitors (con tutto l'enorme rispetto per l'icona Patti Smith apprezzata dal nostro Sigu che per inciso la descrive così: Una Patti Smith alla soglia dei 70 anni
ha aggredito il palco come una ventenne interpretando senza sorprese il
suo album capolavoro e convincendo totalmente il pubblico presente con
una esibizione senza cali e degna della sua fama). Ci risparmiamo gli ultimi minuti di Tobias Jesso Jr. ed i relativi problemi audio tanto rimarcati un po' ovunque (nonostante tutti siamo d'accordo sulla classe del giovane statunitense) per dar credito a The Julie Ruin comodamente seduti sui gradoni del Ray Ban, scelta che con due tappi nelle orecchie si sarebbe rivelata anche azzeccata...
Tra le frustranti scelte cui il nostro amato Primavera ci mette innanzi ogni anno la più dolorosa risulta a noi l'incrocio Perfume Genius / Belle & Sebastian con la scelta che ricade sul primo, inseguito da troppo, troppo tempo per lasciarselo sfuggire proprio qui, a 20 metri dal mare... Neanche a dirlo, scelta azzeccata, con Mike Hadreas che mi (ci) regala quello che, ad ex aequo, sarà la miglior esibizione del festival. Elegante, raffinato, introverso come era lecito attendersi nonostante alcuni video volutamente provocatori, l'artista statunitense nell'ora scarsa di esibizione regala tutte le perle più attese alternando momenti di grande intimità ai pezzi ballabili vera rivoluzione del fortunato ultimo Too Bright. A chiudere la gemma Queen nonostante il tentativo da parte dell'organizzazione, fortunatamente vano, di castrare un concerto finito leggermente lungo. Applausi scroscianti e due lacrime che su Learning potrebbero aver inavvertitamente solcato il viso... Si apre ora quello da molti definito (non da tutti, chiaro) il più grande vuoto degli ultimi anni nel programma. Il rapporto distanza/aspettativa boccia l'opzione Sleater-Kinney ed alla fine optiamo su un fugace sguardo dalle parti del Ray-Ban dove si ripresenta al pubblico la leggenda del post-punk australiano The Church, invero troppo lontano dal nostro percorso di studi per farci nuovi adepti. Con una grandissima opera di autoconvincimento, quasi esaltati, ci prepariamo al nostro fuori-pista con l'hip hop dei Run The Jewels, per genere certamente la proposta dell'anno. Sebbene la creatura più recente non ci avesse lasciato indifferenti abbandonarsi totalmente allo show dell'infortunato Killer Mike ed il vivace El-P risulta più complesso del previsto anche se con Close Your Eyes e Lie, Cheat, Steal il processo di integrazione può dirsi sufficientemente riuscito. Metabolizziamo il nostro nuovo lato con un ottimo quanto salato (più sul conto che sulla lingua) hamburger e ci avviamo, in realtà non convintissimi, verso un Heineken che vedrà di scena la rivelazione Alt-J, senza alcuna ombra di dubbio immeritatamente head-liner con all'attivo un ottimo esordio ed un deludente sophomore... Resistiamo giusto 6 canzoni, da Hunger of the Pine fino alla nostra amata Matilda. Concerto personalmente piatto, che non offre nulla in più rispetto a quanto ascoltato sui diversi supporti. A scusante possiamo avanzare l'ipotesi che ne la nostra posizione ne la nostra attitudine fossero tali da apprezzare in totale libertà l'evento. E poi sì, il richiamo di Jon Hopkins, nonostante gli anni, continua ad essere troppo forte per lasciarlo cadere nel vuoto. Arrivati all'ATP a sessione appena iniziata non ci vuole molto tempo per comprendere che l'impianto messo a disposizione del genio inglese non risulti adeguato. Ciononostante avvicinandoci un po' il live si rivela come sempre, e forse ancora di più, esaltante, ricco di quei cambi di ritmo ormai specialità della casa. Ma il più atteso degli eventi mai nascosto dal sottoscritto rimaneva il ritorno dei Ratatat, ormai prossimi a lanciare un nuovo album ed incontestabili maestri del palcoscenico. Forse proprio per questo, mai come quest'anno, non offrire un'alternativa valida (con buona pace dei Movement che adoro) si è rivelata una grande pecca con il Ray-Ban che in breve si stipava come un uovo rendendo non totalmente fruibile sia per audio quanto per libertà di movimento il concerto stesso. Evan Mast e Mike Stroud risultano comunque impeccabili sul palco e Seventeen Years il giusto premio atteso da diversi mesi. Alle ore quattro passate, con immutata stima nei confronti di Dixon, estraiamo dallo zaino una discreta dose di buon senso (di cui ignoravamo l'esistenza) ed abbandoniamo il Forum consci che l'indomani, giorno di chiusura, non ci sarà altra opzione: vamos a darlo todo...
Ed eccoci a parlare dell'attesissimo primo giorno di Festival nella sua parte centrale, dopo il consueto warm-up del mercoledì, avvenimento immancabile, anche solo giusto per riprendere confidenza con il sacro recinto del Forum di Barcelona e senza nulla togliere alle davvero soddisfacenti performance del duo synth-pop australiano Panama (formato da Jarrah McCleary e Tim Commandeur) o di un Albert Hammond Jr. in splendida forma, impeccabile nel suo abito (non lo sarà altrettanto 3 giorni dopo) che dimostra una volta ancora di poter vivere di luce propria anche lontano dalla vetrina dei The Strokes. Se a ciò aggiungiamo la performance degli OMD vera e propria festa di inaugurazione del Primavera Sound 2015 non possiamo che aprire i battenti con un invidiabile carico di fiducia e serotonina nel nostro bagaglio. Bagaglio che continuiamo a stipare fin dalle prime ore dopo un eccitante quanto inatteso (memore delle precedenti esibizioni con gli Animal Collective) live di Panda Bear... In coda quando il sole era ancora (troppo) alto, il fastidio per un'organizzazione degli ingressi inaspettatamente approssimativa (caro Primavera, ci hai abituato troppo bene...) veniva sopito, o meglio, drogato da un'esibizione che si sposava a meraviglia con la struttura che lo ospitava. Se dubbi non esistevano sul repertorio del leader degli AC la resa live offriva un ulteriore valore aggiunto grazie al visual che definire psichedelico sarebbe fuor di dubbio riduttivo e anche un po' banale ed in grado di ammaliare anche il più scettico degli astanti. Se a ciò aggiungiamo la meravigliosa Alsatian Darn a completare la set-list allora ecco che di diritto abbiamo già un candidato alla nostra top five... La legge della compensazione che raramente si presenta da queste parti ci "regala" invece un tiro mancino con uno tra gli appuntamenti più attesi: il live dei Viet Cong autori dell'incantevole omonimo debut album, indubbia gemma post-punk dell'anno in corso, è al limite dell'impresentabile con un audio degno della voce di Matt Flegel, ovvero pessimo. E se consideriamo che già su disco Matt non appare propriamente un usignolo forse abbiamo reso l'idea... Continental Shelf e Death risultano comunque riconoscibili e proviamo a godercele con un certo trasporto...
Persa la corsa ai biglietti per il ritorno dei Battles in scena all'Hidden Stage (reso sopportabile solo dal recente annuncio del cartellone del Club To Club 2015) possiamo goderci l'incantevole paesaggio costiero ed incominciare a condividere le prime sensazioni in attesa dell'avvento di Mikal Cronin in un Rayban che avremo modo di sfruttare oltremodo in questa giornata... Lo statunitense come da copione è molta sostanza e poca apparenza. I migliori estratti dei tre album esaltano le sue doti ed il suo repertorio che ora come non mai appare composto esclusivamente da perle, tra cui su tutte, manco a dirlo, quella Weight cantata a squarciagola da una folla compatta e totalmente rapita... Di Antony and the Johnsons accompagnato dalla filarmonica di Barcelona non mi resta che ascoltare i racconti esaltati, ma chi non accetta di fare scelte sofferte probabilmente ha sbagliato festival e noi invece dopo anni decidiamo di ripiegare sui più comodi Spiritualized di scena all'ATP rinunciando totalmente al viaggio verso Mordor, almeno per la giornata odierna. Anche se la set-list taglia alcuni tra i brani più noti (e attesi) Jason Pierce e compagni non faticano oltremodo per trascinare i presenti in quel paesaggio lunare e melanconico che di fatto gli ha resi un'icona nel genere. Necessito qualche minuto per risvegliarmi dall'ipnosi indotta e dove non riesco io certamente non fa fatica ad arrivare quell'artista assoluto chiamato dai più Chet Faker il quale non fa rimpiangere neanche un secondo l'intreccio con il duo The Black Keys di scena contemporaneamente da qualche altra parte, lontano da orecchie e mente. Il Ray-Ban e tutto per lui e come da copione è proprio una delle sue bombe, Cigarettes and Chocolate, a far esplodere il delirio. Artista vero, a tutto tondo, classe, movenze ed eleganza. E poi un fiume di capolavori come No Diggity, Gold, Drop The Game... Gli applausi scroscianti sono il termometro unico che danno valore all'oretta che vi abbiamo dedicato. Con l'adrenalina a mille l'unica direzione possibile è quella che ci conduce nuovamente al Pitchfork che da lontano ci accoglie con Tangents, perla presente nell'ultimo album del duo Simian Mobile Disco. E così al terzo tentativo ecco finalmente dinnanzi a me James Ford e Jas Shaw di scena sotto il cielo finalmente nuovamente stellato di Barcelona, dopo due primavere un po' rigide. Una mezz'ora e poco più per addentrarsi nella più ballabile delle giornate che, ci rendiamo conto dopo solo un paio di brani, proprio non può trovare il suo naturale prolungamento con i ritmi più compassati dei Jungle, forse affrettatamente issati nell'impegnativo ruolo di figura centrale della notte. Consapevoli di un cartellone in discesa nei giorni a venire per quanto concerne le opzioni elettroniche ci regaliamo una doppietta omogenea con Gui Boratto prima e Roman Flugel dopo, daccordo sul concentrare la propria sessione prevalentemente su sonorità ipnotiche ma allo stesso tempo decise... A far vibrare il Forum resta infine solo Richie Hawtin che continua a non essere un personaggio che ci rispecchia quindi senza rancore gli volgiamo le spalle e con la mente siamo già alla giornata successiva...