Visualizzazione post con etichetta interview. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta interview. Mostra tutti i post

giovedì 18 luglio 2013

INTERVIEW // La parola di James Murphy sul nuovo lavoro degli Arcade Fire.


Adesso che gli Arcade Fire hanno reso ufficiale la pubblicazione del loro quarto album, nei negozi dal 29 ottobre, lasciandoci senza anticipazioni ulteriori, siamo improvvisamente diventati avidi di informazioni che rendano meno lunga l'attesa dell'autunno inoltrato. Chi ci può venire in soccorso è soltanto lui, Mister LCD Soundsystem, James Murphy che, dismessi i panni dello showman, ora si presenta in veste di produttore per progetti di primissimo livello, tra cui ovviamente quello della folta band canadese. Ecco cosa è riuscita a carpire la rivista NME nella recentissima intervista. "Ci sono un sacco di personaggi in questa band che potrebbero avere un gruppo proprio o avere una carriera da solista di tutto rispetto. Hanno tutti un talento fenomenale e sono così pieni di idee che non smettono di creare canzoni. L'ultima volta che mi azzardai a pensare che il lavoro fosse finito, tornai due giorni dopo per incominciare l'opera di mixaggio e scoprì che in questo breve lasso di tempo avevano già scritto altre due canzoni per l'album! E subito, registriamo anche questa! Suona benissimo, davvero!"
Alla domanda se l'album possa ritenersi terminato il fondatore della DFA Records risponde in maniera ambigua, preferendo parlare solo della parte del lavoro che gli riguarda. "Beh, terminato è terminato, solo che per loro il lavoro non è terminato finchè il disco non arriva nei negozi. Il mio l'ho fatto, spetta a loro decidere quando l'album è pronto". Riguardo alla direzione che ha preso l'album in fatto di sonorità Murphy fa intendere che il tutto seguirà in linea di massima lo stesso cammino, approfondendo ancora di più quel carattere così distintivo che la band va coltivando dagli inizi. In poche parole per Murphy il disco "suona Arcade Fire nella maniera che solo Arcade Fire può suonare Arcade Fire, sapete a cosa mi riferisco? E' fottutamente epico. Davvero".







Follow us on:
  • Facebook : Primavera Indiependente
  • Google+ : Primavera Indiependente
  • Tumblr  : Primavera Indiependente
  • Twitter : MavriPI


mercoledì 12 giugno 2013

INTERVIEW // Rostam dei Vampire Weekend ci parla dell'ultimo album


A qualche settimana di distanza dalla pubblicazione, torniamo a riascoltare, Modern Vampire Of The City (XL Recordings), ovvero, al momento, uno tra i migliori prodotti di questa stagione, che confermano i Vampire Weekend come una tra le band più acclamate degli ultimi anni e che con il terzo riuscito disco guadagnano la ormai definitiva consacrazione. Le settimane catalane non hanno fuorviato i nostri gusti e le 12 tracce del quartetto newyorkese risultano ora, come allora, parte di un piccolo capolavoro (che magari un giorno diventerà grande). Dunque, quale occasione migliore per andare a raccogliere e riproporre la recente intervista rilasciata dal co-leader Rostam Batmanglij alla rivista go-mag e tradotta integralmente per voi?



Le canzoni degli altri dischi sembravano pensate più per il live. Queste (ad eccezioni di un paio, specialmente Diane Young) è l'album di studio della band per definizione.
Non l'ho mai vista in questa maniera. Perchè lo pensa?

Sembrerebbero composizioni più elaborate, meno immediate. E il ritmo generale è più lento
Cambia il ritmo ma non credo che sia più lento. Mick Jagger disse una volta una cosa sulla quale non sono d'accordo: che gli risultava facilissimo scrivere ballate ma tremendamente difficile scrivere buone canzoni 'up tempo'. Io non credo che la difficoltà di una canzone risieda nella sua rapidità. Noi ci facciamo guidare dalle nostre canzoni. Non eravamo pienamente coscienti di che tipo di album volevamo creare.

Però continuo a vederlo come un album da ascoltare a casa. Più per rilassarsi che per sfogarsi.
(Silenzio)

Non so, può essere che mi sbagli.
No, non del tutto. Si, può essere che questo disco sia più rilassato che i precedenti. Probabilmente un riflesso di ciò che ci interessa in questo momento

Anche le sonorità sono diventate più oscure.
Già. In questo album c'è tensione, come nella art-cover, c'è nebbia intorno a qualcosa di indefinito. Non so, ha a che vedere con le decisioni che ci tocca fare crescendo.

Il mondo ora è più triste che nell'epoca del vostro primo album, che suonava più ottimista. Forse questo è ciò che riflettono le vostre sonorità attuali.
Assolutamente. Però sarebbe un errore dire che adesso siamo più pessimisti. Siamo più realisti. Ci rendiamo maggiormente conto di ciò che ci ruota intorno. Più cresciamo più rimaniamo coinvolti dal contesto.

Nelle vostre canzoni parlate normalmente di situazioni personali e quotidiane. Come si riflettono queste cose che tanto vi influenzano?
Io credo che i nostri brani siano sempre stati influenzati dalla situazione politica e sociale che manifestiamo però in maniera sottile. I nostri messaggi non sono ovvii ne vogliamo martellare la testa non un'idea. Quando sei troppo ovvio generi sempre reazioni negative. Non riesci a convincere nessuno se risulti pesante.

Il vostro ultimo disco è meno influenzato dai ritmi africani, o world music se preferite, rispetto ai precedenti.
Può essere, c'è meno Africa nella superficie del disco, ma le cose che ci piacciono di più della musica africana continuano ad occupare una parte importantissima della nostra musica. Risiede nella radice di ciò che facciamo.

Nel vostro disco precedente c'erano più registri di voce. Avete cercato un tono più lineare e sobrio per questo?
Rimaniamo influenzati dalle canzoni classiche, ed in tutte queste la voce è l'elemento fondamentale perchè da energia alla registrazione. Me ne sono reso conto col tempo ed ha influito nella mia maniera di cantare. Il mio intento è di fornire con la mia voce una energia studiata per ogni canzone. Che offra differenti livelli di intimità. In questo album volevamo che la voce offrisse, una volta di più, un'energia speciale. Come nei temi classici che ascoltiamo.

E non avete più il suono marcatamente californiano di prima...
In questo disco c'è un suono newyorkese, però non è tanto facile distinguere in questa città una musica che definisca bene questo suono, come in California. Ci sono tante varietà. Questo è ciò che ci influenza. Vogliamo assorbire sonorità da tutto il mondo. Il brano Hudson ha un suono che evoca New York. Non so perchè ma ci fa pensare a questa città.

Hudson è la canzone più triste che io abbia ascoltato dei Vampire Weekend.
Volevamo esplorare qualcosa di nuovo per noi che mai avevamo suonato. E dopo c'è la storia: il fiume Hudson prende il nome dall'esploratore del XV secolo che l'equipaggio della sua imbarcazione abbandonò in una botte in mezzo all'oceano, dopo un ammutimanento. Di lui non si seppe più nulla. E' una storia triste e misteriosa.

Da dove arrivano questi cori così barocchi?
E' una mia arma segreta e non ti racconterò il trucco. Però ti dirò una cosa, sono reali. O almeno una volta lo sono stati...

Dite che la vostra musica è semplice ma con un processo di composizione complesso.
Io, come compositore, cantante e produttore di questo album, sento che rifletta una libertà  mai vista. Prima lavoravamo condizionati dal tempo e dalla produzione. Arrivavamo allo studio con le canzoni fatte e le registravamo. Ora per la prima volta andavamo in studio sapendo che potevamo fare ciò di cui avevamo voglia. E questa è la sensazione di libertà che volevamo trasmettere in questo disco.

Siete una tra le band con più successo al mondo e avete più tempo, denaro e possibilità che mai. Questo da più libertà ma anche più pressione?
Non funziona così. La pressione è sempre giunta da noi stessi.

La ripercussione mondiale del vostro ultimo album deve aver dato un po' di vertigini al momento di comporre...
Si, certo che la pressione di Contra si faceva sentire. Ma questo è sempre qualcosa di buono. E noi volevamo solo fare buone canzoni, e attento che ne abbiamo scartate 30 o 40 per questo album.

Volevate quindi 12 canzoni realmente buone...
Si, o meglio detto: 12 canzoni che ci emozionassero davvero.

Il vostro comunicato stampa parla di "culmine di una trilogia". Che cosa viene dopo?
Non lo sò. Quando incominciammo pensammo che sarebbe stato un sogno arrivare ad un terzo album. Ci siamo arrivati e all'improvviso ci rendiamo conto che i tre hanno molto in comune. Terminato il terzo sono emerse più limpide le connessioni tra il primo ed il secondo. Cosa verrà dopo? Non ne ho la minima idea.







Follow us on:
  • Facebook : Primavera Indiependente
  • Tumblr   : Primavera Indiependente
  • Twitter : MavriPI


mercoledì 5 giugno 2013

INTERVIEW // Scoprendo Johnny Jewel, cuore di Chromatics e Glass Candy


Quale occasione migliore se non il freschissimo concerto di ieri sera con le esibizioni in sequenza di Chromatics e Glass Candy nell'accogliente locale torinese dell'Astoria, in piena zona San Salvario, per approfondire la conoscenza di Johnny Jewel, cuore pulsante delle due band citate nonchè di altri due progetti come Desire e Symmetry ed nella sostanza dei fatti, pilastro dell'etichetta Italians Do It Better che proprio la settimana scorsa ha rilasciato la raccolta After Dark 2 a distanza di 6 anni dalla prima edizione (2007). Dopo averlo apprezzato immersi tra le migliaia di presenti al Primavera Sound 2012 nel rendere il giusto omaggio allo splendido capolavoro Kill For Love (2012), non pareva vero avere a pochi metri Johnny Jewel, in un ambiente così intimo, dondolare come solito sulla tastiera accompagnato prima dalla voce seria ed impostata dell'affascinante Ruth Radelet (Chromatics) e poi da quella più aggressiva e briosa di Ida No (Glass Candy). Ecco dunque qualche stralcio dell'interessante intervista rilasciata da Jewel alla rivista spagnola Playground.


Solo un anno fa suonavi sul palco del Primavera Sound con Chromatics, ora sei tornato sotto i panni di Glass Candy e tra pochi giorni ti attende il debutto al Sonar. Se continua così dovrai affittare un appartamento a Barcellona...
Certo [sorride]. Il pubblico spagnolo si sta comportando stupendamente con noi. Glass Candy è sempre più pazzo ed estroverso mentre Chromatics più controllato ed introverso ed è molto curioso controllare qual'è la reazione del pubblico dinnanzi a una o l'altra proposta. L'anno scorso con Chromatics, quando suonammo al Primavera Sound davanti a tantissimo pubblico, fu come una ricompensa. Apprezzo molto che dopo tanti anni di lavoro nell'ombra dello studio sia giunto il giorno in cui il pubblico ti dimostra la sua ammirazione.

Non so se sia vero ma mi hanno detto che la tua compagna di fatiche con Glass Candy, Ida No, in realtà sia estremamente timida. Te lo chiedo perchè mi ha piacevolmente sorpreso vederla così disinibita nel vostro ultimo concerto.
Prima di tutto è una tra le mie migliori amiche. Ida è molto timida, sì, la tipica persona che parla quando è realmente necessario. Ciononostante sul palco è splendida. Non è nervosa quando è osservata bensì il contrario, si crede una super-eroina li sopra, prendendo il pieno controllo della situazione. Odia l'attenzione della gente tuttti i giorni eccetto durante i concerti. Il migliore momento per conoscerla è dopo una delle sue esibizioni, meglio se ha bevuto qualcosa, allora si che parla...

Uno dei motivi per cui Italians Do It Better e, di conseguenza la tua musica, ha generato tanto interesse negli ultimi anni è dovuto alla presenza nella colonna sonora di Drive. Te lo immaginavi questo risvolto?
No, non lo avrei mai immaginato. Fui il  primo a sorprendermi. Fortunatamente questo episodio portò la gente ad interessarsi anche ad i nostri lavori precedenti.






Quando stai lavorando su un brano come decidi se calza meglio a Chromatics, Glass Candy, Desire o Symmetry?
Sono i testi che mi guidano. Glass Candy ha una sfumatura più allegra e spensierata, Chromatics tratta della morte e della solitudine. Desire parla delle relazioni di coppia o famigliari. Questo è ciò che mi aiuta a decidere se una canzone va meglio per un progetto o un altro. Symmetry, in quanto a sonorità, è mix di tutto questo, però ricorro ad esso quando voglio fare una traccia senza testo. Già dall'inizio ho un idea del percorso che voglio intraprendere. Mi esce naturalmente.

Con quale dei tuoi progetti ti diverti di più in tour?
Con Glass Candy, senza dubbio. Non so mai che canzone vado a suonare fino all'ultimo momento. Non abbiamo una tracklist fissata precedentemente. A volte Ida è talmente coinvolta nel suo personaggio che parte senza avvisare con una canzone e io sono obbligato a seguirla [Ride]. E' divertente quanto imprevedibile perchè tutto può succedere. Nel caso di Chromatics, sul palco funzioniamo come una rock band, con una tracklist più studiata e meditata.

Parlando di Glass Candy, quando potremo ascoltare finalmente Body Work, il vostro prossimo album? Dal 2011 si rincorrono le voci di una prossima uscita ma pare in realtà essere tutto in stand-by
Lo so, sono due anni che si parla del disco... Spero, se avrò tempo, di terminarlo per l'autunno. E' già registrato ma ho bisogno di mixarlo con calma. Proprio ora sto lavorando su tre colonne sonore che mi stanno rubando moltissimo tempo. Ciononostante desidero con tutte le mie forze terminare il disco perchè Glass Candy è il mio progetto preferito. I testi sono interessanti, vedrete.


Lo hai sempre saputo che ti saresti dedicato a questo?
Iniziai a suonare a 14 anni. Da piccolo dovevo ascoltare la musica di nascosto perchè la mia famiglia era estremamente religiosa e non la vedeva molto di buon occhio questa cosa. Quando scoprì Blondie, Gary Numan, New Order e tutti quei meravigliosi artisti alla radio fu una rivelazione per me. I miei genitori lo vedevano come qualcosa di satanico ma tutto ciò mi rivelò il cammino da seguire.






Follow us on:
  • Facebook : Primavera Indiependente
  • Tumblr   : Primavera Indiependente
  • Twitter : MavriPI

Translate