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venerdì 11 ottobre 2013

TOP TRACKS // Le 5 migliori tracce della settimana (W41)





fIVE // Four Tet - Parallel Jalebi (Hudson Mohawke Remix)

Recentemente apprezzato al Traffic Festival di Torino Ross Birchand, il giovane scozzese che si nasconde sotto i panni di Hudson Mohawke, dà ulteriore saggio della sua abilità cimentandosi niente meno che nel remix di Parallel Jalebi, traccia estratta dal recentissimo ultimo lavoro di Four Tet, Beautiful Rewind. Un restyling fatto di sample vocali troncati e cassa a tratti battente che non toglie giustizia ad un brano già perfetto.






fOUR // White Lung - Blow It South

La punk-rock band di Vancouver White Lung torna a dare notizia di sè dopo l'entusiasmante debutto dall'anno scorso con Sorry. Ad anticipare un probabile imminente seguito l'ancora più imminente singolo (5 novembre, digitalmente 28 ottobre) di cui ci viene anticipato il lato A, Blow It South che pur mantenendo quel certo rigore formale appare più diretto ed incisivo di qualunque brano precedente.






tHREE // Saintseneca - Uppercutter

Torna il quartetto folk from Ohio capitanato dal frontman Zac Little dalla riconoscibile voce nasale. Dopo il debutto con Last del 2011 tocca ad una melodica Uppercutter che in se racchiude tutte le caratteristiche più pregevoli dell'essenza Saintseneca, inaugurare la promozione per il futuro secondo LP, Dark Arc (ANTI-Records) atteso per i primo mesi dell'anno venturo.






tWO // Chris Baio - Mira

Il 28 ottobre prossimo il bassista dei Vampire Weekend Chris Baio tornerà con il secondo EP dedicato al progetto solista dopo l'esordio con Sunburn del maggio 2012. Che la dimestichezza verso la produzione di musica elettronica sia ormai acquisita (così come una certa riconoscenza nel lavoro di Dan Snaith aka Caribou aka Daphni) ce lo dimostra Mira, brano che dà il titolo alla mini-opera che verrà distribuita dall'etichetta australiana Future Classic.






oNE // Daughter - Home  (Jon Hopkins Remix)

Il produttore inglese Jon Hopkins torna a ripescare il brano Home presente nell'EP dei Daughter The Wild Youth per offrirci un remix più incalzante ed atmosferico, senza comunque stravolgerne l'essenza. Anche questo brano farà parte della colonna sonora della pellicola How I Live Now di Kevin Mcdonald così come la già apprezzata Garden's Heart scritta in collaborazione con Natasha Khan.




WEEK 42          



venerdì 21 giugno 2013

NEW VIDEO // The Postal Service + Foals + Daugther


The Postal Service - A Tattered Line Of String

Una volta riconquistate le luci della ribalta, l'accoppiata Ben Gibbard e Jimmy Tamborello aka The Postal Service, sta cercando di sfruttare tutte le risorse possibili per non tornare dietro le quinte prima del tempo. Ultimo espediente in ordine di tempo il video per uno dei nuovi singoli che aveva accompagnato la pubblicazione della ristampa per Give Up. Il clip per A Tattered Line Of String vede un povero sventurato entrare in una lavanderia automatica in cui a girare per sua sfortuna non saranno soltanto i panni. Ancora nessuna tappa italiana, ma la speranza è l'ultima a morire.








Foals - Bad Habit

Il quintetto from Oxford dei Foals, ci presenta il video per Bad Habit, una tra le tracce più coinvolgenti incluse nel terzo album del band, Holy Fire (Sub Pop). Il clip diretto da Nabil vede il leader Yannis Philippakis, inseguire, nonostante una forma non perfetta,  una giovane fanciulla nuda attraverso il deserto che lo condurrà fino ad un'insperata quanto atipica oasi, che come nella miglior tradizione si rivelerà essere il classico miraggio. Per vederli in carne ed ossa a noi toccherà invece attendere fino al 24 ottobre quando si esibiranno all'Alcatraz di Milano.








Daughter - Youth
La semplicità e la purezza sono certamente di casa Daughter e così dopo l'ilare emozione della cantante Elena Tonra sul palco del Primavera Sound davanti ad una folla incredibile, rubata anche alla superstar James Blake, ecco il video per Youth una tra le tante perle estratte dallo splendido If You Leave (4AD). Nulla meglio che una ripresa in bianco e nero della performance della band poteve riassumere con più chiarezza l'essenza della band. Ecco tutte le occasioni per vederli in Italia quest'estate. Super raccomandato...







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giovedì 16 maggio 2013

Road To Primavera // Daughter


Data: Venerdì 24 maggio 2013 (ore 23.50)
Genere: Indie-Folk, Indie-Pop

By Sigu


In tre anni di strada ne hanno fatta: il progetto Daughter, con base a Londra, che inizialmente riguardava solo la cantante Elena Tonra si allarga nel 2010 al chitarrista svizzero Igor Haefeli la cui l'unione da alla luce l'Ep His young heart.  In seguito con l'aggiunta anche del batterista francese Remi Aguilella,  nasce il secondo titolato The Wild Youth. Queste risulteranno tappe fondamentali perchè oltre a mettere in luce lo stile cantautorale della Tonra ed i velati arpeggi di chitarra, li faranno passare sotto l'ala protettrice della 4AD ( per intenderci la stessa deiThe Breeders, anch'essi presenti al Primavera) e l'uscita del singolo Smother nell'ottobre 2012 e successivamente Still del bellissimo album If You Leave li proietta nelle playlist della BBC Radio 1, della 6Music e XFM. A gennaio è seguito poi il loro primo tour nel Regno Unito come headliner.
Emerge da subito un approccio intimista non proprio ottimistico nei confronti della vita, e da come si può leggere sul sito della casa discografica, Elena scandaglia nei brani proposti le profondità della sua psiche per rivelare i suoi pensieri più reconditi, trovando conforto nell'esporre i suoi demoni interni e mostrando una maturità che smentisce la sua giovinezza. Incantati dalle ricercate suggestioni atmosferiche eteree che pervadono l'album, l'inevitabile accostamento con The XX risulterebbe ingrato. Certo è che i riverberi delle chitarre ci richiamano a loro, ma essi mantengono una loro impronta passando dalle note della riproposta e stupenda Youth, la cui voce di Elena inchioda all'ascolto, alla ritmica incalzante della cavalcata folk di Human, terzo brano estrapolato a fine marzo che cambia rotta dimostrandosi più leggero ed ottimista pur non abbandonando del tutto la traccia introspettiva delle canzoni che continuano a narrare un disagio esplicato in Touch con il suo desiderio di contatto umano. Qualche scossone ce lo fornisce Tomorrow,  mentre Amsterdam ci sveglia dal sogno in cui c'eravamo calati ma ci pensa Shallows a ricullarci in esso.
Sul fronte delle produzioni continuano ad essere molto attivi. Insieme al già citato Human, in circolazione da poco tempo c'è anche Drift. Originariamente registrato durante le sessioni di If You Leave, esso era in precedenza riservato alla sola versione giapponese dell'album, ma viene ora reso disponibile a livello globale. E poi non si sono sottratti al gioco planetario "remixa Get Lucky" dei Daft Punk nell'attesa che a loro capiti lo stesso, magari a ruoli invertiti...

Per gli italiani che non riuscissero a seguirli al Primavera ci saranno diverse occasioni in Italia a cui proprio in questi giorni sono aggiunte le date di Unaltrofestival, e di Bologna.  
9 luglio – Milano, Magnolia @Unaltrofestival w/Lumineers & Willy Mason
10 luglio – Sestri Levante (GE), Mojotic Festival
11 luglio – Padova, Radar Festival
15 novembre- Bologna, Covo Club












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giovedì 4 aprile 2013

REVIEW // Marzo 2013


Un marzo discografico che sembra rispecchiare il timido ingresso della primavera, caratterizzato da lampi luminosi e caldi e da giorni incerti che deludono le nostre sempre avide attese. E così si passa dall'abbagliante ritorno di Youth Lagoon che con Wondrous Bughouse conquista la vetta nelle nostre preferenze ad altri due ritorni che sebbene musicalmente agli antipodi donano un gradito colorito ai nostri timpani. E così sono il folk contemporaneo del Muchacho di Phosphorescent e la nuova ondata elettronica Calatalana rappresentata dal Hope Only Brings Pain del duo The Suicide of Western Culture a conquistare i gradini più bassi del podio forse un po' a sorpresa perchè il ritorno alla ribalta di grandi nomi lasciava presagire un esito differente. Non possiamo comunque certo lamentarci dell'ottimo ritorno di Justin Timberlake che con The 20/20 Experience (voto 7,5) conquista tutte le orecchie, anche le più diffidenti. Sei anni di assenza ben spesi che ci riportano un Justin più maturo in cui alla sensualità di Future Sex/Love Sounds sostituisce un prodotto più profondo e sofisticato di cui Mirrors è certamente l'emblema ed in cui, come dimostrano Suit & Tie o Don't Hold The Wall (per dirne due) il ritmo è assoluto ed indiscusso protagonista. Se sei anni non hanno tolto smalto al poliedrico artista americano stesso discorso si può fare per un altro poliedrico artista, questa volta britannico, perchè la sempre luminosa stella di David Bowie, a distanza di dieci anni brilla ancora come brillava allora e The Next Day (voto 7,5) azzera in un lampo il lasso temporale. Un album che suona come un diario con tutte le peculiarità che ne hanno accompagnato la carriera. Non solo due singoli da hit come Where Are We Now? e The Stars (Are Out Tonight) ma un intero repertorio, dal ritmato al limite del ballabile con If You Can See Me o l'apripista The Next Day alla dolce Valentine's Day che pare rubata dalla colonna sonora di un pellicola anni '80. Discorso differente per altre stelle della musica oltremanica dal momento che Delta Machine (6,5) dei Depeche Mode fatica a convincere del tutto anche gli appassionati e risulta opera a tratti anonima in cui ad esaltare più che le sonorità synth-pop dei singolo Heaven ed Angel sono le tracce più elettroniche dell'album, Should Be Higher e Soothe My Soul che ci ricordano una volta ancora ciò che ci lega così fortemente a questa band. Discorso analogo si potrebbe fare per gli Strokes, di ritorno quasi malavoglia con un album, Comedown Machine (6) decisamente al di sotto delle attese e dei predecessori. Indicativo il fatto che la traccia One Way Trigger, teaser accolto con delusione a precedere un insipido primo singolo All The Time risulta uno tra i brani più piacevoli dell'album. A salvare la sufficienza il marchio di Casablancas & C e qualche traccia vecchio stampo come l'aggressiva 50/50 ed la frizzante Chances che possiede tutte le caratteristiche del singolo in 39 minuti di rarefatta brillantezza. Sebbene non propriamente mainstream chiudiamo la parentesi degli artisti consolidati con l'alternative-rock band americana dei Low giunti al decimo album ma che con The Invisible Way (7) dimostrano di non aver perso lo smalto del primo decennio. La prolifica coppia (nel lavoro come nella vita) ci regala così un tuffo in un mondo tanto incantato quanto malinconico accompagnato da pianoforte e chitarra in cui spetta a Mimì regalarci con Just Make It Stop uno tra i brani più emozionanti dell'anno. La schiera degli artisti in erba è anche questo mese quantomeno arrembante partendo dai giovani Wavves capitanati da Nathan Williams, che arrembanti lo sono per stile. A farci dondolare questa volta sono le sonorità a cavallo tra punk-pop e surf-rock di Afraid of Heights (7) che ci incollano al nostro lettore fin dai primi brani, Sail To The Sun e Demon To Lean On, non a caso singoli dell'album. Da contraltare la sensazione che, nonostante la capacità di maneggiare con sapienza anche tracce meno istintive come nel caso di Dog o Afraid of Heights, il trio non sia ancora riuscito a fare il salto di qualità che ci si attenderebbe giunti al quarto album. Mantenendo in qualche maniera lo stesso registro musicale ecco il ritorno per The Men o sarebbe meglio dire "la rinascita" perchè New Moon (7) segna già un taglio col passato, alla ricerca (o riscoperta) tanto cara agli americana delle radici della musica. Per comprenderne l'esito non bisogna allontanarsi molto, dal momento che le due tracce iniziali Open The Door e Half Angel Half Light ci forniscono già tutte le risposte che attendevamo e che non vi deluderanno se non vi spaventano le novità. E se non vi intimoriscono gli occasionali abbagli di Pitchfork, pronto a stupire vi attende anche il sensazionale secondo album dei canadesi Suuns pure loro freschi di cambio d'abito verso un più comodo post-rock con un retrogusto elettronico che ci avvolge e ci esalta per due terzi di un'opera, Images Du Futur (7,5) che va in calando perdendo il treno per il capolavoro ma lasciandoci comunque con 2020, Minor Work e Mirror Mirror una sequenza ravvicinata da brivido. Chi invece non cambia veste è il folk alternativo di Katie Crutchfield aka Waxahatchee che con la seconda opera Cerulean Salt (6,5) conferma tanto il tiepido interesse quanto l'idea dell'opera piacevole quanto sopravvalutata nonostante la brillante voce della cantautrice newyorkese riesca in tracce come Dixie Cups And Jars e Peace and Quiet ad affascinare il nostro animo. Se TSOWC si sono guadagnati il podio, rimanendo in ambito elettronico non ha certo sfigurato nemmeno la seconda opera di Dj Koze, Amygdala (7,5). Deejay universalmente apprezzato e punta di diamante dell'etichetta Kompakt (The Field, Panda Bear) torna dopo 8 anni per mostrare, o meglio, ostentare tutto il suo repertorio avvalendosi dell'ausilio di nomi di primo piano quali Caribou (Track ID Anyone?), Apparat (Nice Wolkchen), Matthew Dear (Magical Boy) in una giostra che ci fa ruotare tra Pop, House, Sperimentale e su cui non salire sarebbe un delitto. Per chiudere ecco i debutti più attesi incominciando da Woodkid, regista, videoartista e chiaramente musicista autore di un The Golden Age (6,5) largamente anticipato da singoli quali Iron e Run Boy Run, che sebbene indubbiamente affascinanti devono la loro notorietà principalmente alla qualità dei videoclip, opera dello stesso artista francese. Sarà per l'impronta marcatamente mainstream o per un percorso che ripete troppo spesso lo schema  voce profonda accompagnata da piano e ritmi galoppanti (The Golden Age, The Great Escape) ma l'opera senza dubbio gradevole ci conquista maggiormente là dove i toni calano (Boat Song, The Shore). Tutta un'altra dimensione ci viene offerta dal meraviglioso eserdio della indie-pop band londinese Daughter con If You Leave (7,5), opera incredibilmente malinconica e personale ma allo stesso tempo un po' di tutti. La voce di Elena Tonra che nulla ha da invidiare a Florence Welch ci regala un viaggio attraverso un album che è un gioiello a cui manca forse solo la perla che ne fa il capolavoro. Da Winter a Youth a Still a Touch tanta legna per scaldare il nostro animo e nessuna battuta d'arresta. Non troppo dissimilmente ci ritroviamo incantati dal pop dei Rhye, progetto avvolto dal mistero fin dai primi singoli The Fall ed Open che avevano preannunciato il successo per Women (7,5) ma che a dispetto del nome e dalla voce femminea si rileva essere un progetto tutto al maschile formato da Mike Milosh e Robin Hannibal. Superata la sorpresa ci resta un prodotto contaminato di R&B contemporaneo dolce ma allo stesso tempo con 3 Days ed Hunger anche brioso e brillante che lo rendono probabilmente il miglior debutto del mese appena trascorso.




Depeche Mode - Soothe My Soul




David Bowie - Where Are We Now?




Suuns - 2020




Daughter - Still




Rhye - Open




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