. . . . Punto di riferimento italiano per gli amanti del Primavera Sound Festival. . .
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Appena prima di partire in tour con gli Holy Other, il duo elettronico londinese Mount Kimbie pubblicherà il nuovo album, Cold Spring Fault Less Youth che sarà in vendita attraverso l'etichetta Warp a partire dal 28 maggio e succederà all'album d'esordio Crooks & Lovers del 2010 cui ha fatto poi seguito solo Carbonated, EP dell'anno successivo. Il binomio Both
Dominic Maker - Kai Campos apprezzato l'estate passata nel coinvolgente live del Traffic Free Festival di Torino si presenta al pubblico con il primo singolo Made to Stray. Da segnalare la collaborazione con King Krule in due delle undici tracce presenti, You Took You Time e Meter, Pale, Tone. Nella conferenza stampa di presentazione Maker premette: "Due anni sono un lungo periodo. I gusti cambiano, gli obiettivi cambiano e così via. Naturalmente anche il nostro modo di suonare è cambiato". Qui di seguito il primo singolo che ci mostra l'art-cover dell'album.
Già pronto il seguito di Valtari, rilasciato solo la primavera scorsa. Kveikur (adescamento) sarà il settimo album per la band islandese e verrà pubblicato dalla, fresca di firma, XL Recordings il 17 giugno in Europa ed il giorno successivo negli Stati Uniti. Come già indicato in passato, ed in parte riscontrato attraverso i vari filmati più o meno amatoriali, ci attende dunque del materiale più aggressivo ma anche un componente in meno dal momento che il polistrumentista Kjartan
Sveinsson ha abbandonato i Sigur Rós in cerca di nuovi stimoli dopo una vita dedicata alla causa. A dispetto dei già citati video che circolano in rete oggi è la stessa band a lanciare il clip ufficiale (diretto da Andrew Huang) della traccia Brennisteinn, già nota ai fan. Chi non avesse avuto l'occasione per godere delle recenti tappe italiane si può consolare con la prospettiva di vederli a breve di nuovo in tour sul nostro suolo il 26 luglio a Ferrara, il 27 a Lucca ed il 28 a Roma con il vantaggio di un mesetto abbondondante per studiare le nuove tracce...
Ecco altri dettagli sul prossimo album per i The National. Il successore di High Violet del 2010 sarà, Trouble Will Find Me e verrà messo in vendita a partire dal 20 maggio (il 21 in U.S.A.) attraverso, come il precedente, l'etichetta 4AD. Registrato al Clubhouse di Rhinebeck, NY, il sesto album della band newyorkese, che prevede anche un deluxe box in edizione limitata, è stato autoprodotto avvalendosi esclusivamente del mixing di Craig Silvey (ad eccezione di Sea Love per mano di Peter Katis). Un opera, a detta del cantante Matt Berninger che nasce con una concezione nuova rispetto alle precedenti; libera dalle insicurezze e dalla ricerca continua di punti fermi e riscontri ma con le stesse aspettative di un tempo. Secondo il chitarrista Aaron Dessner, con il resto della band la scintilla è scattata in un attimo e ha dato vita ad una creazione a ruota libera. Nell'attesa di una prima anticipazione ecco l'intrigante art-cover dell'album e la tracklist. Confermate le date italiane di Roma (30 giugno, Parco della Musica) e Milano (1° luglio, City Sound Festival).
* Atteso ecco infine il primo singolo Demons, brano che vede per protagonisti proprio i demoni che aleggiano nella nostra mente nei momenti più bui della nostra vita.
01 I Should Live in Salt
02 Demons
03 Don't Swallow the Cap
04 Fireproof
05 Sea of Love
06 Heavenfaced
07 This is the Last Time
08 Graceless
09 Slipped
10 I Need My Girl
11 Humiliation
12 Pink Rabbits
13 Hard to Find
Genere: Folk, Ambient
Etichetta: Dead Oceans
Pubblicazione: 19 marzo 2013
Voto: 8
Raggiungere il limite e sentire il desiderio di scappare. Da tutti. Da tutto. E da se stessi, perchè alla fine anche gli altri sono un nostro prodotto, frutto delle nostre scelte e dei percorsi intrapresi. E poi c'è il punto di rottura che giace in un punto indefinito della nostra mente e una volta raggiunto è un click che spegne la luce, ci toglie benzina, ci ruba la bussola e ci nasconde quel sole che immaginavamo essere un punto di riferimento fermo, inamovibile, anche se lentamente in movimento. Arrendersi? Troppo facile. La ricerca di un nuovo punto di partenza non può partire che dall'inconscio e allora abbandonarsi ad esso, svuotarsi e scavare alla ricerca di quell'immagine che rappresenta l'inizio di tutto, il nuovo inizio, per poi, scacciati i demoni, poter invocare di nuovo l'alba di un nuovo giorno. Sun, Arise! Qualcuno ha preso la via dei boschi alla ricerca del midollo della vita e così, non troppo dissimilmente ha fatto anche Matthew Houck, prendendo la via di Tulum, piccola comunità del Messico. Annullato mentalmente e fisicamente da Here's To Taking It Easy, ultimo album con relativo tour, il cantautore folk nativo della Georgia (U.S.A:), noto dal 2003 come Phosphorescent, trova così riparo nell'America Centrale abbandonandosi a lunghe camminate ristoratrici ed incominciando poco alla volta ad aprire una porta ad un nuovo album che fino ad allora pareva una chimera. Non sarà stata un'eccitazione elettronica a scaturire Muchacho (Dead Oceans) ma tutto il resto torna dal momento che "Phoshorescent", toccati i fili giusti rincomincia ad illuminarsi, ed ad illuminarci, dando il meglio proprio in quell'ambiente cupo e tenebroso che lo ha generato. Quel capitolo è però ormai alle spalle perchè Muchacho è un'album radioso, baciato dal sole che ci scalda ad ogni traccia: dall'intro che sà di risveglio a braccia stirate, Sun, Arise!, appunto, all'inizio di una nuova giornata con lo splendido e splendente primo singolo, Song For Zula, fiore seminato quest'autunno che sboccia proprio ora, alle porte della primavera. Con la briosa ballata Ride On / Right On possiamo già stilare il manifesto del nuovo Houck aperto al cambiamento svicolando dal classico folk americano per dare il benvenuto a sonorità synth ed ambient che fanno di Muchacho un'opera attuale, volendo perchè no, contemporary folk. Con il pianoforte verticale di Terror in the Canyon riprendiamo quella strada interrotta nel 2010 e forse per questo anche un po' malinconica (Muchacho's Tune). Il trittico finale è un'alternarsi di archi (The Quotidian Beasts), ottoni (Down To Go) ed echi (Sun's Arising) che ci accompagnano all'epilogo di questo viaggio che sa di rinascita ma anche, in maniera più personale e non pienamente afferrabile, di redenzione ma che a noi regala un ulteriore punto di vista da cui godere l'immutabile bellezza del rinnovamento...